Maglie-Otranto, i quattordici chilometri della discordia

Domenica 3 giugno il mare di Otranto pareva ancora più blu, quasi a voler ricordare qualcosa. Infatti, è stato lo sfondo perfetto per l’evento-protesta tenutosi vicino Piazzale degli Eroi, sul lungomare della città. Un sit-in pacifico, indetto da Cittadinanza Attiva di Maglie, Forum Ambiente e Salute e Comitati Salentini No Tav, per ribadire alle Istituzioni le ragioni dei “no” al progetto SS16 Maglie-Otranto: “no alle autostrade assassine, ai folli progetti di superstrade inutili, allo scempio scriteriato della terra madre”, sugli striscioni dei manifestanti. E poi le note di De Andrè e Bertoli, a margine degli interventi, che attiravano l’attenzione dei passanti.

I passanti, la gente comune. Al sit-in si soffermavano in molti ad osservare un lungo lenzuolo bianco raffigurante il progetto definitivo di “ammodernamento” stradale. Ammodernamento, sì. È la definizione, a impatto zero, scelta dall’Anas. I volti erano stupiti, i più, incuriositi, altri rassegnati, al fatto che “dinanzi al dio denaro si possa fare poco”. Chi chiedeva una raccolta firme, un gesto concreto per fermare il progetto. Qualcuno invitava a occupare il cantiere, “come gli amici di Val di Susa”. Perché se in Piemonte il problema è una ferrovia ad alta velocità, in Salento i problemi, non meno drammatici, sono l’asfalto, il cemento, il consumo di suolo naturale.

Nel dossier di Wwf e Fai, “Terra rubata, Viaggio nell’Italia che scompare”, viene evidenziato il triste risultato raggiunto dalla Puglia, dove “la copertura urbanizzata attuale è quasi sei volte quella misurata negli anni del dopoguerra”. Secondi solo all’Emilia Romagna per i valori di conversione di suolo in cemento, la nostra Regione ha trasformato, tra il 1949 e il 2002, i propri terreni a un ritmo costante superiore ai 5 ettari al giorno. E il Salento risulta ai primi posti per tasso di cementificazione. In questo contesto si inserisce la protesta di Otranto. E la pressione delle associazioni che si oppongono a progetti giudicati abnormi rispetto alle reali esigenze, che rischiano di cancellare anche solo la possibilità di uno sviluppo diverso. È il caso del tratto Maglie-Otranto della statale 16. Oggi strada insicura e a due corsie, presto un serpentone di asfalto a quattro corsie e due carreggiate.

Per questa arteria il progetto preliminare dell’Anas, consegnato agli atti nel luglio del 2000, venne approvato nel 2005 in via definitiva. Ben sei anni dopo, il 22 dicembre del 2011, sono stati assegnati i lavori alla ditta Leadri. Quattordici chilometri di asfalto, una strada che da due diventa a quattro corsie, con complanari e cavalcavia, per un costo totale di 69.661.273,00 euro. Sono mesi che le associazioni civiche e ambientaliste chiedono un dialogo e una revisione del progetto, per consentire una “cantierizzazione virtuosa”.

Ma il loro è stato un  monologo che non ha portato risultati, se non un piccolo ritardo nella messa in opera, dovuto alla mancanza di autorizzazioni necessarie da parte della Soprintendenza, sul tratto che interessa il sito archeologico di San Basilio,nelle campagne di Giurdignano, di cui i progettisti sembrano non essersi accorti. Di più, al progetto, denunciano gli ambientalisti, non è stata allegata alcuna mappa archeologica.

Così come, nella fretta – si fa per dire – con la quale è stato completato l’iter autorizzativo nella sua parte finale, qualcuno aveva dimenticato di occuparsi del destino degli 8025 alberi d’ulivo che sorgono sul percorso. Una leggerezza che sta provocando, oltre che un notevole ritardo all’inizio dei lavori,  la rabbia e l’indignazione dei 300 operai della ditta Leadri, al terzo anno di cassa integrazione.

Ma le istituzioni hanno fretta perché la strada si faccia. C’è il lavoro da assegnare alla ditta che ha vinto l’appalto e gli operai in cassa integrazione.  Il lavoro prima di tutto, dunque, in un territorio che ha fame di salari. Il fattore occupazionale utilizzato, prontamente, come leva strategica da parte delle Istituzioni locali, è diventato una pedina morale per regolare la partita in maniera decisiva, accelerare le procedure amministrative e spegnere i movimenti di protesta.

Ma il malcontento, questa volta, non coinvolge solo “un pugno di ambientalisti”. Alla Sicurezza stradale e al fattore occupazionale che le istituzioni mettono sul piatto della bilancia, infatti, rispondono anche molti abitanti dei Comuni coinvolti. A Giurdignano ci dicono “È vero, quella strada è pericolosa, ma gli incidenti avvengono a causa alla velocità. Basterebbe che costruissero delle rotonde agli imbocchi per migliorare la sicurezza”. Chi abita a Giurdignano, a Palmariggi, a Muro Leccese, a Maglie e a Otranto quella strada la conosce bene. E se si prova a sentire il parere di molti cittadini di questi paesi si scopre che, pur dichiarandosi favorevoli ad ammodernarla, la maggior parte trova scellerato il progetto che verrà realizzato.

“Sulla strada c’è traffico nei giorni festivi e nel mese di agosto, il resto dell’anno, così com’è, ci vogliono 10 minuti per farla tutta”. Ma il vero problema, secondo gli abitanti, sono i proprietari delle moto di grossa cilindrata che sfruttano la Maglie Otranto come fosse una pista: “La strada è dei centauri già ora, a causa del lungo rettilineo – dice un cittadino di Maglie– forse fare una superstrada potrebbe invitare i motociclisti ad aumentare ancor di più la velocità”. Così, per molti, cade l’argomentazione della maggiore sicurezza che le quattro corsie assicurerebbero.

E se da un lato ci sono 300 operai in cassa integrazione, più volte finiti in pasto alla retorica istituzionale, dall’altro ci sono anche alcuni operatori del settore turistico, che lavorano sul percorso che la quattro corsie andrà a toccare. Imprenditori che hanno investito, in questi anni, soldi e lavoro per costruire agriturismi e masserie immersi nel  verde incontaminato e che rischiano di veder mutare in peggio, sotto i loro occhi, il paesaggio su cui avevano investito.

Ascoltandoli uno dopo l’altro si scopre che seguono una linea comune. Favorevoli alla messa in sicurezza, ma contrari a un progetto smisurato, a “un’autostrada che finisce sul mare”. “Quella strada è un gioiello paesaggistico, le ricadute in termini turistici saranno pesanti” dicono tutti, indignati non solo per il danno ambientale ma anche per il danno economico che le loro attività subiranno.

Ho i parcheggi e l’entrata da rifare, ho subìto un esproprio di terra destinata a coltura. Abbiamo sostenuto un dialogo a senso unico con le Istituzioni, siamo stati gravemente penalizzati, non so come pagheremo i danni dal punto di vista turistico. Ma loro i costi e i benefici sono abituati a calcolarli solo sulla base di cifre e tabelle”. Antonio Chiriatti, proprietario de “L’Uliveto”, ha un camping che prende il nome dagli alberi che lo circondano. Parere simile a quello di Stefano De Benedetto, proprietario dell’agriturismo La Carcara, all’altezza di Otranto: “Le nostre osservazioni sono state messe per iscritto, comprese proposte alternative al progetto approvato che abbiamo presentato  in Consiglio Comunale. Non è servito a nulla. L’area dedicata al campeggio, nel mio stabilimento, è stata completamente cancellata. La mia struttura ora si ritrova a 25 metri da un’autostrada, è condannata a perdere appeal. Da chi saremo ripagati?”.

Da parte loro i Sindaci dei Comuni coinvolti nel progetto, sembrano fare spallucce. Antonio Fitto, Sindaco di Maglie, si augura “che i lavori comincino al più presto, per la sicurezza di tutti i cittadini” e bolla come “favole e poesie” i possibili percorsi alternativi individuati dagli ambientalisti, anche se, il sindaco Fitto, fa salva la possibilità “di una revisione del progetto per il tratto di strada dopo Montevergine”. Le preoccupazioni degli agri-imprenditori? “Una infrastruttura di quella portata può solo aumentare il traffico turistico”.

Diversa la posizione del Sindaco di Otranto, Luciano Cariddi, che parla di un progetto che “sarebbe potuto essere mitigato e riprogrammato”. E pur ritenendo necessaria una messa in sicurezza, rivendica di aver “cercato di appoggiare le richieste e le osservazioni fatte dai cittadini, provando a mitigare i danni non solo dal punto di vista paesaggistico, ma anche i notevoli danni subiti da tutti i soggetti turistici di quel tratto stradale”.

Intanto dal fronte del cantiere nulla di certo. A parte, dieci giorni fa un inizio di cantierizzazione, abusiva sostengono le associazioni, nei pressi del km 989 della SS16. “Asfaltateci tutti” è il grido con il quale gli attivisti anti Statale 16 attendono le ruspe. Il finale della storia, che potrebbe essere titolata “Autostrada deserta ai confini del mare” non è ancora stato scritto.

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4 thoughts on “Maglie-Otranto, i quattordici chilometri della discordia

  1. Vorrei invitare tutti i cittadini,favorevoli o contrari al progetto,di prendersi la briga di andare da Maglie ad Otranto tutte le domeniche e tutti i giorni festivi e prefestivi dell'anno e provare a svoltare a sinistra in una strada qualsiasi di tutto il percorso.E' un tentato suicidio!Se uno che deve svoltare a sinistra si mette a centro strada con la freccia lampeggiante che indica l'intenzione di mettere in atto tale operazione,viene abbagliato da tutto il lungo serpentone di auto proveniente da Otranto.E poi c'è anche qualche imbecille che sopraggiunge di dietro strimpellando con il clacson,come a dirti "dove cazzo vai?".Cari signori vogliamo che ci scappi il morto? Ebbene lo avrete sulla coscienza.

  2. e i rondò in prossimita degli incroci, nn sarebbero meglio? Che quei soldi gli impiegassero per ultimare la lecce taranto! Ciucci indegni che nn siete altro! Pagherete tutto!

  3. lavori inutili, completamente inutili. aggiungo che porterebbero lavoro solo ad 1 impresa chi si aspetta di entrare nell'indotto è un povero cristo. il massimo che gli spetta è un bel bidone.

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