Janub, Largu Menzaricchia e l’urbanistica partecipata

“A lu Largu de lu Menzaricchia”  è facile guardarsi intorno e credere che cambiare è possibile, che dipende dalla parte che ciascuno è disposto a fare. “Lu largu” è una delle piazzette storiche della Lecce popolare, posta al centro dell’Idria, una penisola urbana, un prolungamento, fuori le mura, del centro storico, chiusa ai due lati da via De Jacobis e Via Colaci, entrambe tagliate improvvisamente dalla ferrovia. La gente che vi abita compone un mix sociale che ribolle di combinazioni impossibili fino a qualche decennio fa, quando l’Idria era abitata da famiglie leccesi purosangue, stanziate da decenni a ridosso di quella che gli anziani chiamano ancora Porta “Rusce”.

Oggi ci sono immigrati. Ci sono studenti alla ricerca di un alloggio a basso prezzo. Giovani coppie con il primo figlio in arrivo o appena arrivato. Sulle panchine di Piazza Dante Alighieri (questo il nome de “lu largu” sulle mappe della città) non è inconsueto trovare giovani leccesi che baciano giovani indiane o ragazzoni senegalesi con il braccio sulla spalla di studentesse tarantine.

Un angolo, dunque, a metà tra la Lecce che era e quella che sarà, un angolo che la lontananza dalle strade di passaggio, aveva allontanato dal cuore degli amministratori che di questa piazzetta si occupavano poco e niente. Fino all’arrivo di Claudia e Afro. Due giovani professionisti con la passione dell’urbanistica partecipata, che a Piazza Dante hanno osservato le abitudini degli abitanti per giorni interi e, nelle loro mani, hanno deciso di affidare competenze, tempo e il piccolo finanziamento – 25mila euro – ottenuto dalla Regione Puglia col bando Principi Attivi.

A partire dalle mani di Lele, un ragazzo down che altro non aspettava che esprimere la bellezza del suo mondo interiore. Con la giacca marrone e il cappellino verde Lele leggeva in quella piccola piazzetta ogni mattina, puntuale, réclame di ipermercati. Claudia e Afro hanno immaginato che per quel posto poteva esserci un’altra vita, una vita che avrebbe permesso a Lele di continuare a leggere i suoi giornali ma su una panchina più bella, costruita da lui, con i suoi colori, la sua immaginazione.

Ore e ore sotto il sole per scavare nella pietra della piazza il solco di una ‘carta dei desideri’ disegnata insieme agli abitanti del quartiere. Insieme al bambino, all’immigrato, all’anziano, alla famiglia, insieme a Lele, che non ha mancato di firmare la sua opera. Lele the artist! Si legge così in Piazza Dante Alighieri. E Lele c’è. E’ il primo ad aprire, e l’ultimo a chiudere il cantiere. C’è anche il sabato e la domenica. Raccontano Claudia e Afro:

Abbiamo trovato ragazzi abbronzati che si sono rimboccati le maniche fino a guadagnarsi mani callose e fiere, ragazzi che ogni giorno vengono da lontano, in pullman, e per cui la distanza si annulla lungo chilometri di passione e voglia di fare.

Janub Artigianub, questo il nome del progetto, è partito da bisogni e desideri per arrivare a sperimentare il processo di costruzione delle opere e dello spazio pubblico. L’ambizione è superare il concetto di città barocca abituata a osservarsi come in vetrina, e portarlo verso il concetto di ‘città dell’arte’, che crea e costruisce partendo dalla periferia per poi estendersi fino al centro.

Da febbraio a oggi, ogni persona coinvolta ha partecipato al processo di costruzione: i corsisti – i due urbanisti hanno insegnato le tecniche di costruzione e di decorazione degli spazi – hanno dedicato la propria manualità in cambio di nuovo sapere, i fornitori hanno messo a disposizione materiale di scarto e di prima scelta a favore di una sperimentazione artistica, la Scuola Edile della provincia di Lecce

ha adottato Piazza Dante come cantiere didattico. Tra gli abitanti Sandrine, sempre prodiga di sorrisi, ha aperto le danze per una nuova stagione del tea break a Lecce, Mukundè ha recuperato con costanza il vassoio vuoto, Attilio, il padre di Lele, ha profuso vicinanza a suon di fragole e panna.

Insomma, mentre in pochi lavoravano, in tanti si prendevano cura di loro.

Oggi lu largu ha già cominciato ad assumere la forma della fantasia delle persone che lo abitano. I risultati sono entusiasmanti, tra tavolini “spaziali” e mosaici multicolori (vedi la gallery). Però resta ancora tanto da fare, prima di tutto le aree verdi, quelle che i bambini dell’Idria da subito hanno preteso e richiesto con determinazione ‘all’Architetto’.

L’ostacolo alla fantasia, ancora una volta, è la burocrazia. In particolare quella del Comune di Lecce, col quale Claudia e Afro si sono già interfacciati alla ricerca di una collaborazione e di un impegno che permetta di completare il lavoro. Si tratta di passaggi che non competono all’arte, né all’urbanistica, né alla comunità e neanche alla buona volontà, che nellu Largu, non manca di certo. Si tratta di impegni finanziari, dei quali i ragazzi di Janub aspettano la realizzazione. Per ora, con 25mila euro hanno già ristrutturato buona parte della piazzetta e gran parte del tessuto sociale de Lu Largu, riscopertosi non più semiperiferia isolata dal traffico del centro ma comunità capace di creare. Anzi di più. Claudia, Afro, Luana, Mattia, Lele, Sandrine, Mukundé, Attilio e tutti gli abitanti del quartiere si sentono ormai una famiglia.

p.s.: A quanti si chiedono “perchè Menzaricchia?”: si tratta del soprannome di un salumiere la cui attività si affaccaiva proprio su Piazza Dante. Il soprannome dell’uomo, il quale effettivamente aveva subito una piccola mutilazione all’orecchio, è diventato col tempo il soprannome della piazza.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *