Il cambiamento possibile nelle mani di Paolo Perrone

Oggi nella politica leccese è il giorno del sindaco Perrone. Dopo qualche settimana di assenza dalla scena pubblica (locale) e qualche comparsa nell’agone nazionale (giovane, votatissimo, meridionale e anche del Pdl, praticamente un alieno nell’Italia del 2012) Paolo Perrone ha rilasciato le sue dichiarazioni ai maggiori quotidiani cittadini. Quelli che ogni giorno ne seguono le mosse, racconteranno le scelte della sua amministrazione nei prossimi mesi, e che in questi lunghi – e drammatici – giorni di silenzio da Palazzo Carafa si stanno esercitando giustamente nel consueto “totogiunta” o “totoassessori”, che dir si voglia.

Perrone ha rilasciato dichiarazioni sulla composizione della giunta e scritto un intervento per la Gazzetta di Lecce col quale interviene – e chi ha più di diritto di lui, nel centrodestra cittadino? – sulla questione giovanile nel suo partito, sollevata a livello locale dai suoi stessi giovani sostenitori (ricordate la “gioventù per Paolo Perrone”) e a livello nazionale dalla giovane blogger leccese Federica De Benedetto, una leader di diritto dei “formattatori”, fresca di litigio nientepopodimenochè con Emilio Fede.

Una questione per volta. La giunta. Perrone ha candidamente ammesso che per accontentare le richieste di tutti “avrei bisogno di ventinove posti da assessore”, uno per ogni consigliere della sua bulgara maggioranza, a testimonianza della famelica ricerca dell’assessorato da parte di consiglieri e partiti. Tanto che a ciascuno Perrone ha annunciato di dover “sacrificare le proprie aspettative”. Ma i conti sono presto fatti, stando al risultato elettorale, e stando alle prescrizioni della legge in merito alla quota rosa da rispettare (rappresentata in questo strano totoassessore come un fastidiosa incombenza): un tot – la fetta grossa – al Pdl, un tot al resto e una donna ripescata un po’ a caso da qualche lista civica. Questo quello che si legge.

I posti in palio sono 9 ai quali aggiungere il posto di Presidente del Consiglio comunale, che è un bel riconoscimento politico. Sulla stampa compaiono anche come poltrone in palio, con grandissima nonchalance, la presidenza della Sgm e quella di Alba service che in realtà sono aziende a capitale pubblico e non parcheggi delle ambizioni frustrate dei partiti di maggioranza, a capo delle quali in una Lecce ideale si potrebbero immaginare manager scelti in base al curriculum e non trombati eccellenti da ripescare.

La questione della giunta e delle nomine ai vertici delle partecipate non è scollegata dalla seconda che il sindaco affronta sui giornali di oggi. Quella della “Passione e merito per restituire dignità alla politica”, come titola il suo intervento sulla Gazzetta. Semplicemente perché la prima rappresenta l’occasione per mettere in pratica le buone idee che esplicita nel suo intervento. Scrive Perrone:

“Oggi i formattatori del Pdl esigono che passione e merito diventino le direttrici lungo le quali l’azione politica dovrà muoversi […] Il restyling ormai in atto riavvicinerà i cittadini a chi si prefigge di guidare una comnità a tutti i livelli politici e istituzionali, ponendo finalmente la politica al centro della nostra quotidianità, rendendola efficace ed efficiente”.

Non sfugge poi il riferimento storico che Perrone fa nel suo intervento, un riferimento coraggioso perché prende in esame il fallimento del sogno berlusconiano:

“Penso a quando nel lontano 1994 Berlusconi fondò Forza Italia. La necessità era di rimettere in moto un Paese uscito a pezzi da Tangentopoli. Nel corso dei decenni quella spinta si è affievolita, perdendo man mano la sua forza propulsiva e con essa i valori che ne avevano determinato la strabiliante fortuna”.

Alla luce delle sue stesse parole, alla luce del consenso che ha dimostrato di avere e, non ultimo, alla luce dell’attenzione che la sua figura ha dimostrato di meritare nello scenario nazionale di un centrodestra in disfacimento, come significativo esempio in controtendenza, il sindaco di Lecce ha una grande occasione. Determinare con le sue scelte il cambiamento che non solo i giovani del suo partito ma la società civile nel suo complesso chiedono a gran voce alla politica. Merito, competenza, rinnovamento al potere. E, dall’altro lato, capacità di operare scelte libere dalla cappa asfissiante dei desiderata dei partiti e delle piccole conventicole che li governano. Paolo Perrone ha dalla sua le prerogative che la legge gli assegna e gli occhi dei leccesi, e non solo, puntati addosso. Il passaggio dalle parole ai fatti è quello che l’intera comunità leccese si aspetta da lui.

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