A Lecce Hitler teneva per la Capone? Una video parodia

Lo “sdoppiaggio” pubblicato ieri su YouTube dalla “Fularino Productions” – e dedicato al risultato delle scorse amministrative leccesi – è il primo che presenta una connotazione politica nella breve ma intensa storia locale di questo genere satirico, che vanta punti fermi come la saga di “Roccu Balbetta” e il sempre efficace “Hello Kitty Salentino” e che, ricordiamo, si basa sul ridoppiaggio in chiave farsesca di una o più scene di film o serie televisiva.

L’ultimo lavoro della Fularino si colloca al culmine di una stagione di rinascenza della satira politica salentina (inaugurata dal tumblog “Quanto amore” dedicato a Loredana Capone, e confluita poi nell’esperienza de “L’altra febbre”, consacrazione involontaria di Paolo Pagliaro nell’Olimpo invertito – poiché sottoterra – della politica locale).

Sceneggiata e montata dai ragazzi di “Party Rock Salento”, forti delle doti attoriali di Giampaolo Morelli (è fra i più apprezzati imitatori viventi di Michele Misseri), la videoparodia ha un titolo wertmulleriano: “Hitler sclera scoprendo che la Capone ha perso contro Perrone”. Si basa, come molte altre prima di essa, su un classico del cinema drammatico contemporaneo: “La caduta”, del regista tedesco Oliver Hirschbiegel. La scena in cui il dittatore tedesco, vedendosi ormai spacciato, “iastima” contro i suoi più stretti collaboratori, è stata presa di mira da innumerevoli videomaker, che l’hanno utilizzata per richiamare emblematiche, epocali delusioni in un vastissimo numero di contesti, che vanno da “Hitler è deluso per le caratteristiche tecniche dell’iPad” a “Hitler apprende da Facebook che una sua ex si è rifidanzata”, e così via.

La regola è quella dei “meme” di maggior successo: oltre una certa soglia di iterazioni di uno schema parodistico, più lo schema è ripetuto e più fa ridere (succede anche con le onnipresenti “troll face”, che ormai campeggiano anche sulle bancarelle del mercato di piazza Libertini, sdoganate per sempre dai richiami dei saltimbanchi più local che ci siano).

Nel caso dell’Adolf di ieri, l’ambientazione è all’indomani del voto leccese del 6 e del 7 maggio. Alcuni dirigenti del Pd sono costretti, loro malgrado, a presentare gli esiti delle elezioni al loro capo supremo. All’inizio non si trovano le parole per annunciare che, a fronte di un centrodestra perdente in gran parte del Paese, nel caso leccese è stata pesantissima la sconfitta della coalizione di centrosinistra, guidata da Loredana Capone. Poi, a poco a poco, la verità viene a galla e Hitler, come c’era da aspettarsi, la prende diversamente bene.

 

Fin dai loro primi vagiti socialmediali, questi 4 minuti promettono di essere il fenomeno virale salentino (almeno) della settimana. Sono già condivisi sulle tutte le bacheche Facebook che contano. Comprese, ça va sans dire, quelle dei diretti interessati: Loredana Capone, Paolo Perrone, Alessandro Delli Noci, Paolo Foresio, Fabrizio Marra e tutti quelli che li conoscono.

La scelta da parte della direzione artistica (saldamente in mano a Morelli) di non utilizzare il dialetto salentino, bensì un ottimo volgare fiorentino, con tanto di ampollosa retorica politichese, all’inizio – è inutile negarlo – ci aveva lasciati perplessi. La variante dialettale, adoperando un meme così diffuso, avrebbe potuto essere un’elemento di novità esteticamente rilevante. A un successivo ascolto, però, ci siamo resi conto che, invece che attenuare l’effetto comico dello sdoppiaggio in questione, l’impiego dell’italiano da fine dicitore ne aumenta a dismisura le potenzialità satiriche. Per via di un semplice fatto: fin dalla seconda visione, nello spettatore si è fatto avanti il sospetto che dentro quella divisa nazista potesse battere un cuore dalemiano.

Non possiamo non scorgere una traccia del Presidente di COPASIR in quella figura baffuta e forbita, dall’ironia acuminata, che inveisce contro un partito allo sbaraglio, grazie alla soluzione più geniale in assoluto: l’elemento del “Perrone spettinato”. Un centrosinistra verticistico che non si spiega come l’incoerenza di un avversario sì di destra, ma “scapigliato”, possa aver vinto contro i colpi di sole da premio Oscar al miglior trucco di Loredana Capone.

Riconosciuto il fallimento, distrutto dalla possibilità che un esponente del centrodestra non allineato (uno che addirittura “crede nei quadri dirigenti intermedi”, come Perrone dichiarò a Corradino Mineo all’indomani dello scorso plebiscito) possa portare i capelli lunghi e per giunta “spettinati”, sul finale dello sdoppiaggio Adolf/Massimo dichiara solennemente di voler rinunciare agli ultimi privilegi rimastigli come leader carismatico del Pd e di essere intenzionato ad aderire al Movimento Cinque Stelle.

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