Cronaca di una mattina di (stra)ordinaria follia

Gli occhi di un carabiniere fissano attoniti gli uomini della scientifica armeggiare tra i reperti. Ci sono quaderni, diari, zaini. Ci sono pezzi di plastica blu del cassonetto servito a nascondere le bombole utilizzate come bombe. Il carabiniere è giovane. Suda sotto il sole. E’ talmente rapito dalla desolazione della scena che non si accorge che il giornalista impertinente ha oltrepassato il nastro bianco e rosso che dovrebbe sorvegliare. Guarda davanti a sé, il carabiniere, e non si cura del fatto che dietro di lui gli altri giornalisti si accalcano voraci in cerca di briciole, di notizie, di cose inesatte da immettere nel circuito informativo. Indugiano sulle transenne come se da quei libri rimasti senza proprietario dovesse arrivare una qualche rivelazione sull’accaduto. I fotografi, invece, scattano foto seriali con tele-obiettivi che incutono un certo timore solo a guardarli e fanno a sportellate con i cameraman che più di tutti sembrano avere la precendenza.

Se solo il carabiniere si rendesse conto di tutto questo farebbe valere la sua autorità, ma niente. Se ne sta lì a fissare il luogo di una strage insensata che ha ucciso una ragazza di sedici anni e ridotto in fin di vita un’altra, una strage che ha ferito nell’intimo una città, una nazione e, probabilmente, anche lui. Il carabiniere, quel carabiniere, non avrebbe mai immaginato di sorvegliare il luogo di una tentata strage un sabato mattina di maggio a Brindisi.

In realtà i giornalisti brancolano nel buio. Si “rimbalzano” informazioni l’un l’altro. Ci sono quelli delle grandi occasioni. C’è la Rai, c’è Mediset, c’è Sky. Ci sono le dirette – “siamo qui, proprio di fronte l’istituto Falcone-Morvillo” – e ci sono le mezze verità. Le supposizioni. Sarà un attentato di matrice mafiosa? Sarà terrorismo? Sarà gente venuta dalla Grecia? Sarà il gesto di un folle? Chi lo sa, tutto è possibile; a un tempo plausibile e illogico. Niente è sicuro.
L’unica certezza sta nella frustrazione di non riuscire a spiegarsi il perché di un simile gesto. Qualsiasi tentativo di definirne un movente è tempo regalato all’inutilità. Non si comprende, non si afferra. Perché colpire delle ragazze adolescenti?
Le agenzie si smentiscono a ogni lancio e a ogni collegamento in diretta i giornalisti instillano un nuovo dubbio, un nuovo elemento di inesattezza, una nuova ipotetica versione dei fatti.
C’è chi giura di aver saputo da “fonte certa” che sarebbe stato ritrovato un frammento di telecomando (“questo escluderebbe l’ipotesi di un timer”) e c’è chi ha avuto notizia – dio solo sa come – di un ordigno inesploso ritrovato poco distante da lì.

Intanto gli uomini della scientifica, fasciati nelle loro tute bianche, continuano a repertare qualsiasi cosa. Entrano ed escono dalla scuola senza sosta. I vigili del fuoco esplorano con la gru la cima degli alberi. Quelli della Finanza sono i più impescrutabili, parlottano tra loro senza lasciare margini di interazione. I volontari della protezione civile, da parte loro, si danno un gran da fare per rendersi utili.
Il giovane carabiere è ancora lì che fissa i lavori con i suoi occhi tra l’incredulo e lo sconcertato. Non lo distrae né l’arrivo del procuratore distrettuale antimafia di Lecce Cataldo Motta, né di quello nazionale Piero Grasso. “A breve arriverà il ministro Profumo”, grida una voce di donna.

La gente di Brindisi assiste al tutto come fosse il set di un film. Non c’è folla, per la verità. Solo qualche residente della zona. La città nella gran parte continua a vivere la quotidianità di un sabato mattina che purtroppo passerà alla storia. Chi c’è, però, sembra rassegnato. “Tanto non si saprà mai chi è stato, questa è l’Italia”, commenta una signora. “Addu simu rrivati, puru le scole moi”. “Almeno prima certe cose non si facevano. Maledetti”. “E’ arrivato il sindaco”.

Mimmo Consales è primo cittadino di Brindisi da cinque giorni ma ha già il suo bel da fare. Tra i giornalisti si destreggia bene. E’ del mestiere. Dice di aver ricevuto la telefonata del premier Monti, richiama all’unità della comunità brindisina e cerca di depotenziare la tesi dell’attentato di stampo mafioso. Anzi, a microfoni spenti la esclude del tutto.
“Ecco il ministro Profumo”. I giornalisti si mobilitano, ma è un falso allarme. Il trambusto fa destare il giovane carabiniere, che distoglie lo sguardo dalla scena del crimine e si accorge che accanto a lui il giornalista impertinente ha superato il limite e fa il suo dovere: “Perfavore”.

Nel pomeriggio arriva Don Ciotti e poi il ministro Profumo, per davvero. Trambusto. Alle 17 la zona comincia a svuotarsi. L’appuntamento è in Piazza Vittoria. La scientifica continua a lavorare. Il giovane carabiniere è già andato via.

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