La protesta dei precari dell’informazione nel Salento

Dal punto di vista di chi lavora nel mondo dell’informazione i prossimi due giorni saranno caratterizzati dal super lavoro. Dirette elettorali, dati su affluenza, interviste ai seggi, occhi aperti e poi la lunga diretta dello spoglio, le interviste ai segretari politici, la spola tra un comitato elettorale e un altro, e poi, finalmente le prime interviste al nuovo sindaco o le analisi sul ballottaggio. Ore e ore di scarpe consumate, di parole scritte o pronunciate davanti alla telecamera.

Quest’anno a Lecce le elezioni saranno tutto questo ma anche qualcosa in più. In maniera spontanea un gruppo di giornalisti, cameraman, fotoreporter  locali, perlopiù precari, hanno deciso di approfittare dei migliaia di occhi puntati sui media per comunicare il disagio della categoria, oppressa dal precariato, fiaccata dalla crisi economica. E hanno deciso di indossare un adesivo arancione (il colore delle rivoluzioni gentili) con su scritto: “L’informazione non è un hobby”.

Come dire, a politici, candidati e spettatori: quello che vedete non è scontato, se potete sapere in tempo reale i risultati elettorali (ma anche, ogni giorno, i fatti di cronaca e politica) è perché qualcuno sta lavorando per voi. E questo qualcuno non necessariamente si sta divertendo, anche perché il suo lavoro, nella maggior parte dei casi, nel Salento, è sottopagato. O non pagato affatto.

L’idea della protesta è partita infatti da un cameraman di una emittente locale, Canale8, che sul suo profilo Facebook ha lanciato un grido di dolore (e una proposta):

La categoria del precari leccesi dell’informazione non è riuscita (ancora) a organizzare un vero e proprio sciopero. La paura di ritorsioni per pochi, le opinioni differenti di molti, l’assenza quasi totale di “sindacalizzazione” (nel Salento Assostampa, autrice di un semplice comunicato stampa di soldiarietà, viene vista dai giornalisti precari più come l’organo di autotutela dei garantiti che come la voce dei giornalisti) e soprattutto il poco tempo a disposizione, ha reso non praticabile l’opzione del black out dell’informazione proposta dal cameraman Vincenzo Siciliano.

Per il momento, i precari dell’informazione del Salento hanno scelto un gesto simbolico ma di forte impatto e dal messaggio chiaro. Rivolto a politici e spettatori ma soprattutto agli editori – tv, stampa, web – spesso pronti a giocare sulla passione dei singoli per il mestiere (e sulla scarsità di posti di lavoro a disposizione) per imporre condizioni e paghe non all’altezza del valore sociale del lavoro giornalistico.

Giornalisti e operatori salentini hanno comunque avviato un dibattito interno molto interessante, pieno di spunti e proposte, che si svolge sul gruppo “Conferenza spanza” (dedicato all’organizzazione di cene tra colleghi e arricchitosi col tempo di riflessioni sulla propria professione). Ognuno facendo un coraggioso outing sulle condizioni in cui si trova a lavorare nella propria testata. E confrontandole con quelle dei colleghi. Per il momento, dunque, dopo l’adesivo appiccicato su magliette e telecamere, e secondo una delle più gettonate forme della cronaca sindacale, “non si escludono altre forme di protesta”.

Leggi il comunicato dei giornalisti precari.

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