E al Cibali s’ingrossò la coppola di mister Serse

 

Signori, giù la coppola. Forse tra qualche settimana, nella peggiore delle ipotesi, tutto questo potrebbe non essere servito a nulla. Ma nella partita di Catania, se potevano esserci ulteriori palle da mettere in mezzo al campo, ebbene, sono state messe. E in occasioni come questa si riflette, con un pizzico di amarezza guardando al passato, sull’importanza di metterci dentro le persone giuste al posto giusto. E, se possibile, al momento giusto.

Al Massimino, che si chiamava Cibali, quello del “clamoroso”, il Lecce piazza un colpo da kappaò. E pensare che un quarto d’ora prima del fischio finale, la porta della serie B era spalancata, dritta davanti all’undici di Serse Cosmi. Il Genoa vinceva, come il Catania, e il Parma stravinceva contro il Novara. Ed erano di nuovo sei i punti di distacco dalla zona salvezza. All’improvviso l’incoscienza: pareggio del Cesena contro il Genoa, con il gol di Mutu al 75esimo minuto. Poi il pareggio di Corvia, per il Lecce, contro i siciliani passati in vantaggio nei primi minuti del secondo tempo con Bergessio. Infine, a tempo quasi scaduto, l’espulsione del portiere rossoblù Carrizo e i guantoni affidati al numero 10, Lodi. Tutto fuorché un portiere, e lo si è capito bene quando il tiraccio di Corvia non è stato intercettato al meglio dal giocatore, che ha consegnato di fatto la palla a Di Michele. E lui, che aveva sbagliato una ventina di minuti prima il rigore del pareggio, non ha tradito: 2 a 1 e impresa in terra siciliana.

Tutte azzeccate le mosse riparatrici di mister Cosmi. Proprio lui, tornato alla mente in una istantanea d’altri tempi, al termine di una rilettura del tragicomico ritratto di Massimo (Alfarano) Tse Tung filtrato dalla Pop Art in salsa salentina, delineato ieri su questo sito. Un ritratto che è servito da ammonizione. Precari lo siamo, in questa vita (e se continua così, anche in quella successiva). Soprattutto se paragonati a un qualcosa che a noi impone – piccoli spettatori di un mondo che non ci aspetta – le immagini scolpite in una memoria più o meno lontana. Il ricordo, magari, di un libro di storia dell’arte, sfogliato rapidamente nel tentativo estremo e vano di ritrovare, tra quelle pagine, ciò che potesse servire per superare, in un irraggiungibile e pur bellissimo comune della Toscana “mari e monti”, un concorso da dirigente del settore Cultura.

Da questa memoria settembrina è scattata la ricerca di un ritratto. Anzi, di un autoritratto di Andy Warhol, multicolor e incazzato, coi capelli al vento e un cipiglio che impone macchie nere al suo sguardo fisso, orientato verso l’osservatore. E una linea marcatamente scheletrica, quasi fosse un Nosferatu senza denti e coi capelli. È lui l’eroe di questo Lecce: “Non Marilyn Monroe, non Mick Jagger, non Liz Taylor, non Joseph Beuys, non un barattolo di zuppa di fagioli Campbell”. Senza capelli al vento, ma una coppola demodé. La versione pop d’annata 2012 è quella di Serse Cosmi. Colui che riduce a due punti il distacco dal Genoa, quartultimo. A tre quello dalla Fiorentina e dal Bologna. Sei giornate al termine di questo maledetto campionato e sostituzioni ragionate con un bilancino di precisione. Se poi, dopo mister X e mister Y, arrivasse anche Mister Day a dire che fin qui, su quei quattrini, s’era solo scherzato, si potrebbe persino pensare di rivedere questa bellissima e colorata maglia giallorossa in serie A, ancora per un po’.