Yalla Shebab, cinema e ribellione dal Medio Oriente

Un'immagine di Martino Lombezzi“Non sempre le buone pratiche vanno esportate dall’Occidente verso gli altri paesi”, dice Gaia Parrini, direttrice artistica di “Yalla Shebab”. È vero, accade anche il contrario, come nel caso del festival che da oggi fino al 15 aprile si terrà tra le Manifatture Knos, il cineporto di Lecce e il cinema Db D’Essai. “Yalla Shebab”, in arabo “forza ragazzi”, è una rassegna cinematografica che prende le mosse dal “Jana Film festival for children and Youth” che si svolge ogni due anni a Beirut e che raccoglie le migliori energie in campo cinematografico tra i giovani del mondo arabo.

L’associazione “Mena (mille eventi nell’aria)” non hanno fatto altro che mutuare metodo e contenuti, spostando la carica che proviene dai ragazzi palestinesi dei campi profughi in Libano verso il Salento, terra di incontro e di scambio con gli altri paesi del Mediterraneo. Ne è nato un festival che prima di giungere a Lecce ha attraversato l’Italia con edizioni a Roma, Genova, Firenze, Caserta e Bari, raccontando il mondo con gli occhi dell’avanguardia politica del mondo: i giovani arabi.

"The Blue Line" di Martino Lombezzi

Non è possibile, infatti, separare l’idea della creatività, dell’intelligenza e della lucidità dei ragazzi dell’altra sponda del Mediterraneo dall’idea della ribellione, del cambiamento. Così, ogni giorno, dai film, dai cortometraggi, dai documentari e dalle animazioni che saranno proiettate ogni giorno tra Knos e Db D’Essai, emergerà il carattere particolare della società araba contemporanea, compresa e compressa tra l’oppressione dell’occupazione israeliana, il pugno di ferro dei regimi dittatoriali e una voglia, un’ansia di cambiamento da parte delle giovani generazioni che la repressione non riesce a contenere.

Yalla Shebab comprende al suo interno più di 50 lavori in lingua originale sottotitolati in italiano prodotti da ragazzi egiziani, palestinesi e libanesi. All’interno del festival verranno proiettati anche capolavori della recente cinematografia araba come “Il tempo che ci rimane” di  Elia Suleiman sulla storia degli arabi palestinesi dal ’48 ad oggi e “Caramel” di Nadine Labaki. Poi ci sono i “Volti di Tahrir” nel docu-film  di Marco Pasquini girato nei giorni della rivolta egiziana.

Il programma completo si trova sul sito internet di Yalla Shebab. Accanto al festival sarà esposta la mostra fotografica di Martino Lombezzi, “Libano oltre lo schermo” con scatti rubati al confine tra Libano e Israele, lungo la linea del muro che segna in maniera violenta il confine tra i due paesi.

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