Lecce-Roma, il piacere amaro dell’impotenza

Immaginate il vostro partner che, mentre fate sesso, decide di grattare una lavagna con le unghie delle dita di una mano. Trasferite, ora, questa vostra sensazione di smarrimento e impotenza su un campo da calcio. Otterrete, come risultato, la partita Lecce-Roma.

Una partita vinta col risultato di 4 a 2 dai salentini, con due doppiette di Muriel e Di Michele. Ma una vittoria strozzata, per due motivi. Anzitutto il Milan, protagonista della cilecca, capace, nell’ordine: di perdere a San Siro contro la Fiorentina; regalare tre punti a quella che, fino a ieri, era la rivale diretta del Lecce; rendere vani gli sforzi della squadra di Cosmi nel sabato pre-pasquale. Tra parentesi, il Milan è riuscito anche a perdere la testa della classifica della serie A. E quando si getta una partita nella pattumiera, è il minimo che possa capitare.

A fare da co-protagonista, in questo caso umano, è l’indagine sulla presunta ragnatela che mette insieme l’Unione Sportiva Lecce, il derby contro il Bari dello scorso anno, una valigetta piena di denaro, un difensore, due amici baresi e un “amico di amici” leccese. E così, l’immagine che meglio sintetizza quanto accaduto in Lecce-Roma è quella del tabellone a led sulla tribuna est: il risultato che sorride al Lecce, ma le nubi, nere e dense di pioggia, che fanno da sfondo alla verità nuda e cruda.

Nuda, perché è arido il terreno attorno al Lecce, in classifica. La vittoria contro la Roma avrebbe potuto, in teoria, accorciare il divario con la quartultima (e, dunque, con la zona salvezza) a soli due punti. E invece la vittoria dei toscani complica il discorso, e non poco, visto che ora le due squadre più vicine al Lecce sono Parma e Genoa, a 35 punti contro i 31 dei giallorossi. Delle tre vacanti, il calendario più complicato ce l’ha proprio il Lecce.
E cruda, perché tale sarebbe la verità nel caso in cui fosse accertata una combine nel derby dello scorso anno. La responsabilità oggettiva della società in un caso di questo tipo comporterebbe la retrocessione o la penalizzazione di punti in classifica. Da scontare nell’anno in corso, se i punti di penalità diventassero decisivi per una retrocessione. Oppure da scontare l’anno successivo, se la squadra dovesse arrivare a metà classifica e la penalità fosse, per questo, ininfluente.

Ingiusto? Può darsi. Ma la giustizia sportiva funziona così. E il calcio pure. Purtroppo.

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