Macchia mediterranea e amianto. Una discarica a cielo aperto a Frigole

Via della Nitticora è un percorso sterrato in una campagna di Frigole dove le famiglie vengono a raccogliere mirto e corbezzoli, presenti in grande quantità, o semplicemente a passeggiare. La famosa macchia mediterranea in questo posto è ben visibile con gli ulivi e le numerose piante selvatiche. All’apparenza un luogo incontaminato dove tutto ci si potrebbe aspettare di vedere meno che una discarica di amianto. Invece è proprio questa la scena che si vede sul ciglio della strada, dove l’Eternit è sparsa un po’ ovunque. Ci sono anche due strane collinette fatte di terra e pietre.

Da queste dune, alte un paio di metri, spuntano lastre e cocci di eternit, tanto da far pensare che siano state create appositamente per “insabbiare” una maggiore quantità della sostanza cancerogena. Dall’altro lato della strada c’è un uliveto dove spesso vi sono contadini impegnati a lavorare. Questo rende la questione ancora più seria perché le polveri di amianto trasportate dal vento, se inalate, possono danneggiare l’uomo. Un altro pericolo si basa sul fatto che microparticelle possano infiltrarsi in un sottosuolo e in una falda acquifera particolarmente importante come quella di Frigole, dove è presente il bacino dell’Idume.

Inoltre la questione è paradossale se pensiamo che l’area in questione è affidata ad un azienda faunistico venatoria, ossia un’organizzazione senza scopo di lucro che ha l’obiettivo di tutelare e migliorare l’ambiente naturale e la fauna che lo popola. Importante è sapere che non esiste una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre di amianto nell’aria non sia pericolosa, teoricamente l’inalazione anche di una sola fibra può causare il mesotelioma ed altre malattie mortali, certo è che un’esposizione prolungata nel tempo o ad elevate quantità aumenta esponenzialmente le probabilità di contrarle.

In Italia l’uso dell’amianto è vietato dalla legge n. 257 del 1992 che stabilisce termini e procedure per la dismissione delle attività inerenti all’estrazione e la lavorazione dell’asbesto. Dopo questa norma quindi chi già possedeva fabbricati in eternit si è trovato nella posizione di doversi disfare del prodotto. Molto spesso le operazioni di smantellamento avvengono in maniera “rudimentale”, ossia senza l’intervento di ditte specializzate, e vedono la loro conclusione nell’abbandono del materiale nell’ambiente. Il pretesto che più frequentemente viene utilizzato a favore di questa pratica sono i costi che richiede un’ eventuale bonifica.

Tuttavia dove non arriva il buonsenso di capire che il disseminare amianto è un reato e un danno all’uomo e all’habitat circostante potrebbe arrivare il fatto che vi siano, anche sul territorio, aziende in grado fornire preventivi accessibili. Le norme in materia ambientale dunque vi sono e riguardano l’articolo 192 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 che vieta “l’abbandono e il deposito incontrollato di rifiuti sul suolo e nel suolo”, e “l’immissione di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali o sotterranee”. Chi non rispetti la norma è punito “con la sanzione amministrativa pecuniaria da 105 a 620 euro” nel caso di rifiuti pericolosi e ingombranti; da 25 a 155 euro negli altri casi.

L’articolo 256, invece, condanna la discarica abusiva vera e propria, ovvero “l’attività di raccolta, trasporto, recupero , smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti” senza autorizzazione. Si tratta, in questo caso, di un reato penale, sanzionato con una detenzione da sei mesi a due anni e con l’ammenda da 2.600 a 26.000 euro nel caso di rifiuti pericolosi; con l’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda da 2.600 a 26.000 euro negli altri casi. La differenza tra il semplice abbandono di rifiuti e la discarica abusiva risiede, secondo la giurisprudenza, nel fatto che il primo è occasionale, il secondo ripetuto e abituale.
Nella seconda ipotesi sembra rientrare il caso di Frigole.

Certo è che bisogna fare in modo che queste norme vadano rispettate grazie ad una rete di controlli e ad una campagna di prevenzione e sensibilizzazione per diffondere la conoscenza su tale materiale ed avere un dettagliato vademecum per evitare di danneggiare se stessi e il territorio circostante. Un esempio a tal proposito è il piano regionale varato dall’Emilia Romagna per svolgere attività di sorveglianza e monitoraggio in tutto il territorio. La bonifica va fatta ad opera di aziende specializzate e sotto tutela dell’ASL previa autorizzazione del Comune dove risiede lo stabile o l’area dove è presente l’amianto.

Dunque operazioni mirate alla consapevolezza e alla conoscienza del problema, maggiore vigilanza e applicazione delle norme, sono questi i temi fondamentali affinchè la tutela dell’ambiente non sia solo una chimera.

Il video di seguito documenta come il fenomeno dello smaltimento abusivo di amianto, in via della Nitticora, sia continuo, studiato e soprattutto preoccupante.

 

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