Le strane elezioni universitarie di quest’anno

Dopo due giorni di elezioni e altrettanti necessari per spogli e conteggi, il dato che fa più impressione è sempre lo stesso: hanno votato circa 6mila gli studenti regolarmente iscritti su un numero complessivo di 28mila. Un dato non nuovo, che in parte è fisiologico per le dinamiche e le difficoltà nelle quali si dibatte l’associazionismo universitario dopo le riforme Moratti e Gelmini. Ma che a ogni elezione (quindi ogni due anni), scatena la riflessione sul ruolo della politica studentesca nell’Italia contemporanea (ma non è questo il luogo).

A Lecce, se gli studenti sono un soggetto politico, certamente sono un soggetto politico di sinistra. A due anni dalle ultime elezioni per il rinnovo delle rappresentanze, l’Unione degli universitari, il sindacato studentesco, ha stravinto ancora una volta, riuscendo a migliorare i risultati degli scorsi anni ed a imporre Lecce come una roccaforte della sinistra studentesca, soprattutto grazie al “rinnovamento” dei volti e dei candidati e alle energie giovani che l’associazione continua ad esprimere.

Una vittoria che ha visto l’Udu, insieme all’associazione universitaria e culturale Freccia, occupare seggi ovunque. Garantendosi tre posti (su quattro riservati alle rappresentanze studentesche) al Senato Accademico, un seggio su due nel Consiglio d’Amministrazione, il seggio studentesco all’Adisu e altrettanti posti nel Comitato unico di garanzia (CUG) e Centro universitario sportivo. Questo negli organi istituzionali maggiori. Poi ci sono il Consiglio degli Studenti, i Consigli Didattici e i Consigli di Facoltà, dei quali l’Udu occupa la rappresentanza studentesca con percentuali talvolta bulgare. Una bella prova di forza, che fa il paio con quella ottenuta dalla Cgil appena un mese prima per le elezioni delle Rappresentanze sindacali unitarie dell’Università.

Ma c’è dell’altro, oltre alla conferma del radicamento dell’Udu. Queste elezioni studentesche saranno ricordate soprattutto per vicende che a poche settimane dal voto hanno incupito l’aria della competizione tra gli studenti e reso incerti i rapporti di forza (e le modalità con le quali si misurano) tra le liste e i candidati.

Prima l’episodio di violenza in Via Brenta, in una delle sedi di Scienze Politiche, dove un candidato di Blocco Studentesco, Davide Renna, a pochi giorni dal voto, è stato minacciato e in qualche modo aggredito da parte di un gruppo di ragazzi non identificati. Poi l’arresto di quattro esponenti di  Blocco Studentesco per il pestaggio di Matteo Pascariello, militante del movimento di sinistra “Caos”, avvenuto lo scorso febbraio nei pressi della villa comunale.

Un fatto di cronaca quest’ultimo, che ha visto tra gli arrestati proprio due candidati alle elezioni universitarie: Osvaldo Senatore per Giurisprudenza e Davide Renna per Scienze Politiche. Lo stesso che giorni prima aveva denunciato, o chi per lui, pubblicamente con un comunicato – ma non alla polizia, come impone ormai il nuovo/vecchio codice degli scontri fisici tra movimenti radicali – l’aggressione.

Che la candidatura di entrambi i giovani di casa Pound arrestati rimanesse in piedi non era scontato. Ma le indagini e gli accertamenti sono ancora in corso e un processo non ha ancora portato ad un giudizio. Presunti innocenti, quindi candidabili. E in un caso vincenti: Davide Renna, in effetti, è stato eletto al Consiglio Didattico di Scienze Politiche, provvisoriamente sostituito da un suo collega di lista.

Ma le elezioni hanno anche dato vita – ancora una volta – a episodi di folklore. Soprattutto da parte di alcune liste minori  agli studenti votanti si offrivano magliette, spille addirittura biscottini. Il tutto distribuito prima o dopo il voto, per incentivare gli elettori dell’ultima ora a votare, buttati giù dal letto dalla chiamata di un amico alla ricerca del voto della speranza. Gadget e biscotti sono stati utilizzati anche come una sorta di premio per chi, passando di lì per caso, aveva voglia di barattare il proprio voto con una t-shirt. Un autentico voto di scambio, niente di più, niente di meno, come se ne vede e se ne vedrà anche alle prossime elezioni amministrative. In questo senso, seppur con un pizzico di goliardia, ci sono associazioni universitarie che hanno imparato benissimo la lezione dei grandi. Fortunatamente, nel mondo degli universitari, ce ne sono altre che sono in grado di dare lezioni loro stesse ai grandi. E, da queste parti, sono loro a vincere.

Daniele D’Andrea

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