Torre Veneri e il metallo del disonore

Il metallo del disonore. Così lo chiamano gli americani sin dal 1991. Il metallo del disonore è il D.U. – depleted uranium – ovvero uranio impoverito. Causa di morte e di sofferenza per chi è esposto a un contatto prolungato. La notizia è che la prima bio-banca in Italia incaricata dalla commissione parlamentare di indagine sull’uranio impoverito sorgerà a pochi passi dal poligono di Torre Veneri, alle porte di Lecce. Non si tratta solo di un centro di ricerca per combattere le malattie da uranio. Si tratta, per chi ha a cuore la salute dei cittadini e del territorio, di un segnale preoccupante che fa pensare che non tutto è stato rivelato all’opinione pubblica sull’utilizzo di armi da guerra all’uranio impoverito nel nostro territorio. A due passi da Lecce.

Ma andiamo con ordine. Lo scandalo dell’uranio impoverito scoppia dopo la prima guerra del Golfo ed il suo lascito tardivo di morti sospette tra i militari impegnati nella missione. Poi coinvolge alcuni militari in missione in Bosnia e Kosovo.

Ma cos’è l’uranio impoverito? Si tratta di scarti del processo di arricchimento del combustibile per le centrali nucleari, ma anche scorie contenenti plutonio. Il tutto usato in proiettili, munizioni e nelle testate dei missili da crociera “Tomahawk” dell’esercito americano. Solo nel Kosovo sono stati sparati 31.000 proiettili “speciali”, l’equivalente di circa dieci tonnellate di uranio impoverito. A fine 2007 da fonti ufficiali del Ministero della Difesa si apprende di 77 morti e 312 malati a causa dell’esposizione all’uranio impoverito. Dati più preoccupanti quelli dell’Osservatorio Militare, che parla di circa 170 i morti e oltre 2.500 malati. Si tratta di tumori dell’apparato respiratorio, leucemie, linfoma di Hodgkin e linfoma non Hodgkin, ed altro ancora.

Per fare luce su queste morti, che coinvolgono soldati in missione e civili nei teatri di guerra alla fine del 2000 viene istituita in Italia una commissione parlamentare, la commissione Mandelli, con esiti insoddisfacenti. Nel 2004 viene finanziato,il progetto Signum, acronimo di “Studio di impatto genotossico nelle unità militari”.

Ma le morti sospette non coinvolgono solo militari e civili nei teatri di guerra: dubbi, sospetti e morti si verificano anche intorno ai poligoni di tiro dove vengono stoccate munizioni ed effettuate esercitazioni. In Sardegna il poligono di Quirra a Perdas de Fogu. Nel Salento, Torre Veneri nei pressi di Frigole.

Nel 2002 viene diagnosticato un linfoma di Hodgkin a D.M. , 33 anni, tra il ‘97  e il ‘98 militare di leva al poligono leccese. Nel 2007 diagnosticato un tumore osseo ad un ventinovenne di Copertino, di leva tra il ‘98 e il ‘99 a Torre Veneri. Nel ‘93 si svolgevano a Torre Veneri esercitazioni a fuoco della Nato con contingenti spagnoli, belgi, tedeschi e americani. Era il periodo della guerra in Somalia, conflitto in cui è stato giudizialmente accertato l’uso di armi all’uranio impoverito.

Nel settembre 2007 la Commissione parlamentare visita ufficialmente il Poligono di Torre Veneri ricevendo rassicurazioni dal comandante e senza procedere ad alcun prelievo in loco. Nell’ottobre 2008 l’on.Teresa Bellanova presenta un’interrogazione parlamentare volta ad acclarare l’uso dell’uranio impoverito a Torre Veneri e la sua connessione con I numerosi ed anomali decessi per neoplasie nella vicina Frigole. Interrogazione rimasta senza risposta.

Nel 2010 viene istituita un’altra commissione parlamentare sulle vittime dell’uranio impoverito, presidente il sen. Rosario Giorgo Costa. Si indaga sul proliferare di morti sospette tra i reduci dalle missioni e tra la gente che vive intorno ai poligoni in Italia. Tra essi Quirra in Sardegna e Torre Veneri.

A Quirra e Campo San Lorenzo la magistratura sequestra i dodicimila ettari dei poligoni per il reato di disastro ambientale. Diversi pastori affetti da patologie tumorali del sistema linfatico. Numerosi gli ovini nati con malformazioni e anomalie genetiche. Indagati l’ex comandante, generale in pensione Tobia Santacroce, disastro ambientale e omicidio volontario, e due chimici per falso ideologico (non segnalarono anomalie nelle analisi sugli ovini).

 

A Torre Veneri viene testato ad inizio 2009 il nuovo blindato Freccia che andrà ad affiancare il Lince nella missione in Afghanistan. Blindato che dovrà resistere nelle prove agli attacchi effettuati con armi tra le più efficaci. Quali tipi di munizioni vengono usati in queste esercitazioni?

 

Veniamo ad oggi. Marzo 2012: il professor Mauro Minelli, dell’IMID di Campi viene incaricato dalla “Commissione parlamentare d’inchiesta sull’esposizione a possibili fattori patogeni, con particolare riferimento all’uso di uranio impoverito”: dovrà indagare sui “casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti in cui vengono stoccati munizionamenti”. Saranno monitorati da questa bio-banca i militari, anche al rientro dalle missioni, con test su sangue, siero, urine e sperma. Sotto controllo anche gli ambienti delle caserme con rilevazioni del suolo, dei vegetali e analisi della qualità dell’aria.

La prima bio-banca in Italia incaricata dalla commissione parlamentare di indagine sull’uranio impoverito a pochi passi dal poligono di Torre Veneri. Una semplice casualità? Lo speriamo. Frigole intanto annovera un numero crescente di neoplasie tra la sua popolazione. I timori crescono e parimenti cresce il disonore di questo metallo: depleted uranium.

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One thought on “Torre Veneri e il metallo del disonore

  1. Consiglio di vedere lo spettacolo "Miles Gloriosus" di Antonello Taurino. Comicità scomoda incentrata su questo tema. Da vedere.

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