Diversi da chi? La destra leccese va matta per i gay

20120318-014207.jpgVenerdì al Multisala Massimo Paolo Perrone e Ferzan Ozpetek hanno presentato il decimo film del regista turco che passerà alla storia per aver – più che sdoganato – ormai sputtanato per sempre gli omosessuali italiani. A Lecce si trattava della “seconda” nazionale di “Magnifica presenza”, lavoro – a metà fra la commedia non del tutto divertente e il ghost-movie di certo non spaventevole – incentrato sul tema della scoperta di se stesso da parte di un giovane timido e introverso.

“Finalmente un personaggio diverso!” – hanno commentato in sala i soliti mattacchioni benpensanti dei nostri concittadini, incapaci di rendersi conto della sottigliezza insita nella rappresentazione cinematografica dell’incontro fra un giovane cornettaio catanese (interpretato da un Elio Germano in stato di grazia) e la sua identità omosessuale (metaforizzata da uno spiritello porcello-ricchioncello che gli dorme addosso, fissandolo cogli occhi azzurri).

Sì, perché, fra lo scaffale delle Fonzies e il marciapiede di viale Lo Re, l’altro ieri c’era tutta la Lecce che conta o che sa fare di conto, dati i risultati delle primarie del centrodestra. Mezza giunta e un quarto degli addetti stampa del sindaco di Lecce erano schierati con lui e con chiunque, vicino al Pdl cittadino, avesse promesso di non scoppiare a ridere davanti all’eventuale spettacolo di due maschi che si baciano. Cosa che poi nel film non avviene, ma non si sa mai. L’assessore Ripa, per quanto ricandidato, ad esempio, era stato tenuto a riposo.

Solo una figura di eccezionale rilassatezza si stagliava contro quella che altrimenti sarebbe stata un’infinita distesa di monogrammi Vuitton e di stole da red carpet della porca accanto: il caschetto d’oro della candidata del centrosinistra Capone che, una volta tanto sprovvista di altra Loredana’s Angel se non nella persona di Natasha Mariano Mariano, dava a Ozpetek il benvenuto a Lecce da vicepresidente della Regione Puglia. La vice di Nichi Vendola. Dio Santo, una professionista del settore.

Come se tutto ciò non bastasse, a diffondere ulteriore senso di inadeguatezza nel cuore dell’imbucato-cammellato conservatore, poco prima dell’entrata in sala compare un gruppo di gay esteri d’alto bordo, tutti in smoking con perfetto risvolto a metà polpaccio e papillon in ceramica smaltata. Solo le rassicurazioni di alcuni dei presenti, che avevano cominciato a diffondere la voce che il gruppetto potesse essere composto da fantasmi di effeminati leccesi anni ’40 incompresi dalle famiglie, sono riuscite a far sì che non si rovinasse il trionfo di Paolo Perrone che accoglieva, sul palco del nostro più antico multisala, come tre personificazioni griko-romane, Tolleranza, Adattamento e Fotogenia.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *