Smontare il filobus e rimontare sul centrodestra. Loredana Capone rilancia

 

Il Filobus? “Si può smontare”, dice Loredana Capone. O meglio, “si può pensare a una ristrutturazione di questa opera progettata male e spostarne l’utilità verso altri impieghi grazie a un nuovo progetto che ne preveda un utilizzo migliore”. E spostarne soprattutto pali e ragnatele di fili che hanno sfregiato la città di Lecce e che rappresentano ormai nell’immaginario collettivo il simbolo di qualcosa di sbagliato, di brutto, di uno spreco che il centrodestra ha prodotto a Lecce.

Lo dice anche il sondaggio che la candidata del centrosinistra ha presentato oggi alla stampa. L’indagine, condotta da Troisi ricerche su un campione di 1250 leccesi, ha evidenziato come dopo il “lavoro” – la disoccupazione – sia “eliminare i filobus” la maggiore preoccupazione dei leccesi. Per la precisione, di 68 leccesi su 100, secondo l’indagine. Da qui l’esigenza di mettere in conto che cancellare quest’opera dalla vista dei leccesi e di chi visita la città potrebbe essere una soluzione gradita ai cittadini.

E da qui la presa d’atto che in questa campagna elettorale il futuro del filobus (“caso” di cui si è parlato fino alla noia, sembrava, fino a oggi) possa giocare ancora un ruolo nell’acquisizione del consenso, soprattutto degli indecisi. Sono il 16 per cento degli elettori, quelli che alla domanda “Se ieri si fossero tenute le elezioni per chi avrebbe votato?” rispondono di non avere ancora un candidato in cui credere. Il 38,1 sceglie Paolo Perrone. Il 26,3 Loredana Capone. I “non voterò” sono il 9,5 per cento. Seguono gli altri candidati, tutti piazzati a percentuali minime. Melica, il candidato del Terzo polo viene dato dal sondaggio di Loredana Capone appena all’1,6 per cento, meno del 2,3 di Buccarella del M5stelle. Ma al momento della rilevazione Melica era candidato da pochi giorni. E poi Loredana Capone aggiunge: “Il sondaggio è stato realizzato all’indomani delle primarie del centrodestra e ad accordo Io-Sud/Pdl appena concluso, cioè quando Perrone era al massimo splendore. Noi, che ancora non abbiamo schierato i nostri candidati, né ancora abbiamo reso note le nostre liste possiamo solo recuperare”.

Il dato politico più importante evidenziato dal sondaggio resta comunque la forte probabilità che il nuovo sindaco venga scelto al ballottaggio. Il che sarebbe una novità nella città di Lecce dato che Poli (due volte) e Perrone (nel 2007) non ebbero bisogno del secondo turno per essere eletti. “E al ballottaggio è tutta un’altra partita – continua Loredana Capone – perché ci si scontra uno contro uno senza l’appoggio delle liste, che sono la vera forza di Perrone”. “Candidato debole liste forti”, è infatti la caratteristica del sindaco uscente. Nel senso che, stando alle classifiche di gradimento dei suoi stessi cittadini (di cui si è parlato ampiamente nei mesi scorsi), Perrone non gode della stima e del rispetto quasi incondizionato che invece aveva la sindaca Poli Bortone. A fare la forza di Perrone è la squadra, le sue liste, le candidature mirate che la coalizione di centrodestra sta mettendo in campo.

Su tutte, quelle di molti addetti a servizi gestiti da Comune di Lecce o dalle società partecipate. Come quella di Luca Pasqualini vero e proprio alter ego del “campione del voto” Roberto Marti (consigliere regionale Pdl) e dipendente della Lupiae servizi all’Ufficio casa del Comune. Su questa candidatura il Pd leccese – e Loredana Capone – si sono già scagliati. Definendola il simbolo della “manipolazione intellettuale” operata dal centrodestra attraverso la candidatura dell’uomo che controlla l’ufficio Casa (che gestisce le case parcheggio del Comune e gestirà il nuovo bando per le case popolari la cui graduatoria non è ancora stata approvata).

Così come il centrosinistra si scaglia contro le candidature dei due presidenti di società miste Gianni Peyla (Sgm) e Damiano D’Autilia (Alba service) che, al momento, sono addirittura ineleggibili dato che a un presidente di partecipata non è consentito ricoprire allo stesso tempo un ruolo di rappresentanza politica all’interno dell’Ente che sulla società partecipata dovrebbe esercitare un controllo. Ma si potrebbe continuare. È, secondo Loredana Capone, il segno di una gestione del potere che è “totale”, “totalizzante”, che non fa distinzione – e qui cita Bassanini – tra ciò che è “politica” e ciò che è “gestione” della cosa pubblica.

Ma tant’è. Questa è la forza del centrodestra in città e questo è il frutto di un governo che dura da quindici anni. Nonostante ciò Loredana Capone pensa che la partita sia apertissima. “Il centrodestra non ha la stessa capacità espansiva che ha il centrosinistra”, dice, perché “la nostra campagna elettorale è appena agli inizi” e lancia un appello ai leccesi: “Non abbiate paura di cambiare e non abbiate paura di esporvi perché è importante che Lecce, mentre a livello nazionale l’epoca di Berlusconi è ormai tramontata, non resti una città del Pdl”.
Ma l’appello di Capone si rivolge anche al centrosinistra locale:

“Possiamo fare la storia di questa città e possiamo far sì che il centrosinistra in Italia sia orgoglioso di noi. Possiamo dimostrare di essere in grado di governare il Paese. L’Italia ci guarda, diamo il massimo. Non fatelo per me, fatelo per voi stessi”.

Loredana Capone nella conferenza stampa di oggi

Un appello che, dicono i ben informati, nasce dalla forte pressione che Loredana Capone sta operando sulle figure più importanti del suo partito affinché scendano in campo direttamente per costruire una “corazzata” di centrosinistra da opporre a quella del centrodestra. Le candidature eccellenti sarebbero quella di Sergio Blasi, il segretario regionale del partito, e quella dei parlamentari Pd, Bellanova e Maritati. Innesti di peso in grado di risollevare le sorti della lista del Partito Democratico leccese che ancora non è stata chiusa. E che soffrirebbe della mancata candidatura del segretario cittadino Fabrizio Marra e del vicesegretario De Matteis. “Disimpegni” che avrebbero mandato su tutte le furie Loredana Capone. Che ha rilanciato.

 

“Bisogna vedere il proprio destino politico individuale inquadrato in quello collettivo, della città perché il centrodestra si gioca la partita del potere, noi ci giochiamo la partita di un altro modo di governare, di fare politica”

Si parte da un 26 a 38 (qui potete leggere il sondaggio per intero). Loredana Capone e il centrosinistra hanno due mesi (quasi tre se si dovesse andare al ballottaggio) per rimontare.