Provaci ancora, Wojtek

Il 6 marzo scorso, un comunicato stampa ha squarciato il cielo dei leccesi, con più oscuri presagi di quanto non potrebbero fare tutti i pali del filobus messi insieme, se fossero alti quanto il bar Commercio e del colore dell’obelisco rotatorio di Ercole Pignatelli:

Non mi ricandido. La politica non è un mestiere, ma un servizio. Sono espressione della società civile, sono un docente universitario, un padre di famiglia, un tifosissimo del Lecce, prestato alla politica. Ho vissuto cinque anni di straordinario impegno al servizio dei miei amati concittadini. Impegno che onorerò fino al 23 marzo, data di scadenza del Consiglio Comunale.

A parlare era Wojtek Pankiewicz. L’opinione pubblica ha emesso un solo grido, come se le fosse stato tirato malamente il dente d’oro più prezioso. Ma la speranza di molti è che questa dichiarazione, che suona proprio come una minaccia, possa essere attesa come è stato rispettato il celeberrimo pronunciamento di Paolo Pagliaro, quando ammise che non si sarebbe mai candidato “a un bel niente”. Perché la scena politica cittadina ci perderebbe enormemente senza il leone di Polonia, senza il capo e il gruppo dell’Udc a Palazzo Carafa. Senza l’ultrà cattolico del seggio accanto.

Fra tante, la reazione più commovente è stata quella di Steve Jobs, fondatore di Apple. Sì, Jobs, che per tutta la vita si fregiò di un motto carissimo anche a Pankiewicz: “Think different”. A riprova che niente è impossibile, e in modo da essere da sprone al Wojtek che non avremmo mai voluto conoscere – il rinunciatario – ci ha scritto dal prototipo di iPad 15 che gli è permesso di usare in paradiso:

Stay hungry, stay polish.

 

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