Come mai il Pilu Niuru è un vino che tira fino in Cina

“Ti hanno visto alzare la sottana fino al pelo. Che nero!”
Lucio Dalla

I China Wine Awards sono i più prestigiosi premi che la Cina moderna riconosca al vino internazionale. Il Pilu Niuru di Taurosso (la cantina di Elio Taurino) è il vino dal marketing più sessualmente esplicito al mondo.

Due mondi lontanissimi che, però, si sono incontrati lo scorso 24 febbraio: da una parte, Campi Salentina, dove il Pilu Niuru è prodotto; e dall’altra Hong Kong, il “porto profumato”, nel cui Mira Hotel i CWA vengono consegnati ogni anno. Un incontro che ha prodotto almeno due risultati straordinari: una medaglia d’argento al Pilu Niuru (quella d’oro al “Patrimonio”, l’altro rosso prodotto da Taurino, a dimostrazione che, di questi tempi, tira più la moneta perfino del pelo) e almeno un mezzo miliardo di cinesi innamorati della testimonial di quella bottiglia di Negroamaro.

Taurosso riesce a porre così, invece del solito, francesistico fil rouge, un bel pelo nero – dialettale e lunghissimo – teso come un ponte fatto di sogni e cheratina fra il Salento e la Cina. Davvero, quei peli metaforici che compongono ogni bottiglia di Taurosso, sono come le corde di un violino che suona incessanemente pizzica, nella testa degli appassionati del vino salentino, prima, dopo e durante la consumazione.

Il Pilu Niuro non è solo un vino: è la metafora liquida della più profonda essenza della bellezza mediterranea. E’ la vinificazione della nostra donna. La realizzazione del miracolo – neanche tanto laico, che da secoli e secoli si compie – della trasformazione della parte più scura e misteriosa della femmina meridionale in vino. Non è un caso se leggenda vuole che, per ottenere un buon vino “niurumaru” (negroamaro), solo le donne dotate di lunghi capelli neri (e non solo in testa) potessero pigiare le uve a piedi nudi nei tradizionali tini di legno.

E si badi bene che fra i vini italiani premiati ai CWA, insieme con il Pilu Niuru, c’erano annate di Brunello di Montalcino Belpoggio (Double Gold Award) o il Barolo Riserva Salvano (Bronze), mica la Cantina Sociale di Cocumola (con tutto il rispetto).

Chi l’avrebbe mai detto che i cinesi avrebbero avuto l’occhio così lungo per un vino dall’ironia così prettamente salentina? Non era il Giappone la terra promessa dei maniaci sessuali d’élite? Sarà che i cinesi imitano in tutto (e poi superano) i loro vicini d’Oriente?

Dove i giapponesi si esaltano nell’astrazione geometrizzante del cibo e delle esperienze di vita (pensate al sushi, o ai loro videogiochi), i cinesi sembrano essere invece più attaccati alla terra. A quelle radici che si chiamano follicoli piliferi e che sono tutt’uno col corpo delle donne salentine, come e più di quanto non siano con la terra le viti che producono il migliore Negroamaro.

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