Internalizzati last minute, Mellone porta le carte in Procura

Tiene una linea dura, Valdo Mellone, il nuovo direttore generale della Asl di Lecce. E affida ai magistrati le carte che riguardano l’internalizzazione dei servizi informatici del Centro prenotazioni e del Ced della Asl di Lecce. Il direttore generale ha riscontrato qualche incongruenza nelle autocertificazioni di dieci lavoratori, assunti a tempo indeterminato da due ditte che fanno parte dell’associazione temporanea di impresa che ha gestito fino al 29 febbraio il servizio. Si tratta delle ditte “Edinform” e “Sincon”.

Dal primo marzo, come è noto, i servizi informatici sono diventati a gestione diretta da parte della stessa Asl, attraverso la società “in house” Sanitarservice. Un risparmio per la pubblica amministrazione e anche una buona notizia per i lavoratori, non più dipendenti di ditte private ma a tutti gli effetti dipendenti pubblici. Con la conseguente maggior tutela del proprio posto di lavoro.

Il problema, alla Asl di Lecce, è sorto nel momento in cui, di concerto con il consulente del lavoro, alla firma dei contratti con Sanità service sono stati incrociati i dati forniti dalla Engeneering spa (capofila dell’Ati di cui fanno parte Edinform e Sincon), compilati sulla base di autodichiarazioni da parte dei lavoratori, e le buste paga degli stessi lavoratori. Qualcuno, deve aver pensato Mellone, potrebbe aver fatto il furbo. Autocertificando una posizione lavorativa a tempo pieno invece che part-time, come risulterebbe dalle buste paga.

È stato a questo punto che Mellone ha presentato una denuncia, corredata da un dettagliato esposto, al posto fisso di polizia dell’ospedale Vito Fazzi, mettendo di fatto la questione dei necessari accertamenti nelle mani della Procura. E invitando i dieci lavoratori in questione a presentare, se lo ritengono, integrazioni al suo esposto direttamente al magistrato, negando ogni rettifica delle autodichiarazioni. “Se alcuni lavoratori hanno delle giustificazioni, che presentino delle integrazioni direttamente al magistrato”

Tra i dieci nomi le cui autodichiarazioni sono state citate da Mellone nell’esposto, ci sono la figlia del sindacalista della Cisl Sergio Calò, segretario provinciale della Fim-Cisl (la categoria dei metalmeccanici all’interno della quale sono collocati anche gli informatici), la figlia di una dipendente dell’Ufficio Comunicazione della Asl, nonché presidente di una delle associazioni del Comitato consultivo misto, e la nuora di un sindacalista della Uil.

Tutti i casi citati si riferiscono ad assunzioni avvenute pochi mesi e pochi giorni (addirittura c’è chi è stata assunta lo stesso giorno) dal fatidico 3 novembre 2011. Il giorno cioè nel quale la Asl avrebbe scattato una sorta di fotografia dell’organico effettivamente utilizzato per svolgere i servizi informatici al fine di procedere all’internalizzazione. Sono infatti una decina i lavoratori assunti a tempo indeterminato l’8 agosto del 2011 (tre mesi prima del termine), una – è il caso della figlia di Calò – assunta a tempo indeterminato il 3 ottobre 2011, e una lavoratrice assunta a tempo determinato  lo stesso 3 novembre 2011.

Il sindacalista della Cisl ha dichiarato a Telerama di sentirsi “tranquillo come sindacalista e come padre”. E che  “se qualcuno ha gonfiato il monte ore se ne assumerà le responsabilità”. Calò ha anche fatto sapere di stare valutando gli estremi per una controquerela.

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