Fitto-Poli, ovvero come si cambia per non morire

Avevamo lasciato Adriana Poli Bortone al settimo piano dell’Hotel Cristal, pronta a tirare fuori “le carte” che avrebbero certificato il malgoverno di Paolo Perrone e della sua giunta di centrodestra. La avevamo lasciata, la senatrice, pronta a scoperchiare le pentole della malagestione perroniana, indisponibile a subire la macchina del fango messa in moto dagli innominati (e “innominabili”, a suo dire) Paolo Perrone e Raffaele Fitto.
La ritroviamo oggi, Adriana Poli Bortone, sottobraccio al “caro Raffaele”, con ben altro umore e ben altre intenzioni. Io Sud ha stretto l’accordo con il Pdl dopo tre anni di opposizione; e oggi è il giorno della consacrazione a mezzo stampa. Le minacciose “carte”, è evidente, sono state riposte nel cassetto insieme alle pentole da scoperchiare. Non urge più denunciare, nulla più per cui indignarsi. Adesso quelle carte e quelle pentole sono anche le carte e le pentole di Io Sud, semmai non lo fossero state.

Hotel President, sala gremita. Va in scena la commedia dell’arte (politica?) dal titolo “Come si cambia per non morire”. Non propriamente una conferenza stampa, perché domande non se ne fanno, più precisamente una sfilata in favore di telecamere. Ci sono tutti. Paolo Pagliaro anche. Gigi Rizzo non manca. Ci sono i quattro moschettieri della ritrovata intesa che parlano – Adriana Poli Bortone, Raffaele Fitto, Antonio Gabellone e Gerardo Filippo – e i fedelissimi in platea che ascoltano. Al più applaudono. Alla festa del tanto agognato ricongiungimento mancano solo Paolo Perrone e Alfredo Mantovano. Chissà perché. Impegni istituzionali, dicono sorridendo i vari big del centrodestra cittadino presenti. Per il primo cittadino il boccone è amaro, amarissimo. Indigesto come una peperonata a notte fonda, solo meno buona.

Ma tant’è. Chi comanda è Fitto, il sindaco uscente dovrà farsene una ragione, magari con qualche tonnellata di citrosodina. E di coraggio. Qualora dovesse vincere le elezioni di maggio si ritroverà fianco a fianco con le “tenebre” del suo recente passato. Quelle che lo hanno costretto a fronteggiare situazioni come il filobus, via Brenta, i Boc e dalle quali egli stesso e i suoi assessori hanno ripetutamente preso le distanze. Per non parlare della cocaina di Palazzo.
Ma è un gioco più grande quello in cui si sono cimentati l’ex ministro e la senatrice. Un gioco che Perrone è costretto a subire. Obbediente. Col broncio, magari, ma pur sempre obbediente. E’ il gioco del potere sempre e comunque, della non coerenza, della marmellata, del tutto è possibile tanto chi comanda siamo noi. Un gioco che Fitto, democristianamente, definisce “politica con la P maiuscola”

Qui a Lecce si segna un passaggio molto importante: superiamo contrasti, incomprensioni, guardiamo in prospettiva al consolidamento di un elettorato che vuole una rappresentanza unitaria che sia ancorata a questo territorio, ma che sia soprattutto un messaggio per il progetto politico nazionale. Stiamo lavorando per potere aggregare intorno alla nostra forza politica anche realtà che abbiano una presenza maggiormente legata sul territorio. Occorre consolidare quest’alleanza in tutta la regione. Mi sembra che ci sia partecipazione, entusiasmo. La gente vuole questo. Evitiamo una campagna elettorale di veleni e contrasti, che non serve a nessuno e costruiamo una prospettiva che metta da parte le incomprensioni che ci sono state nel passato, partendo da Lecce

e che Poli Bortone, “missinamente”, spalleggia: al di là degli steccati ideologici novecenteschi, spiega, ma al di qua dei rancori personali tutti ancora intatti, ribadisce. E poi, ovviamente, si commuove. Umana e cinica come ai tempi migliori della sua carriera politica.

La fase caotica di sospensione dei partiti non voglio dire della democrazia, è una fase interessante che qui a Lecce stiamo affrontando con grande senso di responsabilità, anche per provare a disegnare non l’oggi, ma un domani, che i partiti debbono responsabilmente disegnare. Noi siamo partiti con la nostra identità territoriale che ha posto l’attenzione sulla questione meridionale come questione nazionale”Questo è sempre stato – ha concluso – l’elemento di unità rispetto al percorso anche dell’attuale Pdl. Siamo ripartiti da quello, e su quello stiamo costruendo quest’alleanza nel rispetto delle identità dell’uno e dell’altro partito.

Ma al di là delle letture politiciste e delle analisi neo meridionaliste, resta da capire quanto reggerà e che appeal avrà questa manovra di opportunità elettorale. Se Lecce rigetterà o ingloberà nel suo ventre molle l’enorme melassa di impunità politica preparata per l’occasione da Fitto e che in differenti modalità si autoriproduce ormai da quindici anni.
Il fatto che Perrone non fosse presente stamane al President è il segnale che sotto il tappeto della cerimonia la polvere è ormai calcificata. Non sarà facile fare finta di niente.

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