“Palazzo Carafa”, ecco il nuovo partito del centrodestra

Molte novità dal Tiziano. Il vero partito del Centro destra è nato, a Lecce, il 26 febbraio e non si chiama più PdL. Anzi. Poche settimane fa il congresso provinciale di questo partito aveva contato a Lecce città, la misera partecipazione di 1300 iscritti, nonostante la mobilitazione dei “mantovaniani” per il loro pupillo (Congedo aveva, alla fine raccolto 500 voti, poco più di Gigi Rizzo). Ieri al Tiziano, Fitto, Palese e Baldassarre sembravano i graditi ospiti di un evento che aveva, però, altri protagonisti e vincitori. Tutti a sgomitare per comparire al fianco del trionfatore, Paolo Perrone. E’ lui il capo del nuovo partito. Il nome? “Palazzo Carafa”. Il ragazzo ha stoffa.

Perché ha saputo perfezionare l’intuizione dell’odiata Poli, che aveva compreso per tempo che si poteva trasformare l’apparato amministrativo comunale, in una perfezionata macchina di consenso. Con lei era diventata scienza, la pratica di cooptazione politica dei principali dirigenti e funzionari. Un vero e proprio “cerchio magico” di cui il personale amministrativo di vertice ( e non solo) era chiamo a svolgere quotidiane e precise funzioni. Con lei si era praticamente costituito un nuovo “Municipio”; quello della Lupiae che aveva un numero di dipendenti quasi uguale a quello del Comune ufficiale (400 contro 550).

Con la differenza che tutto questo personale era stato selezionato unicamente sulla base della discrezionalità politica del Centro destra e rispondeva, unicamente, al cerchio magico. L’abilità di Paolo è stata quella di riuscire a ereditare questa macchina clientelare (e chiamiamola così una buona volta) separandola dalla originaria ispiratrice, senza incrinarne il potere di controllo. Ma ha avuto un ulteriore merito.

Quello di utilizzare il nuovo soggetto “politico amministrativo” per contrastare il disfacimento del Partito ufficiale (dato oramai ai minimi storici) perchè travolto dalla crisi del berlusconismo. Per questo ieri i volti dei dirigenti del Pdl apparivano increduli e stupiti per “tanta grazia”. La forza di questo “strumento” non è il progetto. Questa parola è quasi considerata una bestemmia. Il governo deve corrispondere in maniera diretta alle molteplici “domande” di inclusione.

Non solo non importa che la città non abbia un piano commerciale, un piano per il traffico, un piano regolatore; ma è proprio sull’assenza di “pianificazione” ( cioè di regole trasparenti e pubblicamente controllabili) che si amplifica il potere discrezionale del funzionario del dirigente del consigliere particolare e dell’assessore.

Senza regole commerciali è possibile trasformare la città in un “suk” per la gioia di ambulanti e venditori occasionali; senza PUG (e con incerte norme tecniche di attuazione ) la regola urbanistica è la variante e il principio è “il santo in  Paradiso”; senza un piano per il traffico ogni decisione può essere variata per far piacere al commerciante di quella strada o all’illustre inquilino di quel palazzo.

Lecce non si governa; ma si plasma accogliendo le innumerevoli esigenze particolari sperando che alla fine non configgano molto tra loro e non entrino in contrasto con gli interessi prevalenti. Io almeno la penso così.

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