Una, nessuna, cinque Puglie alla Bit di Milano

La Borsa Internazionale del Turismo domenica ha chiuso battenti. La Puglia, ritirando le sue delegazioni istituzionali, lascia un vuoto incolmabile nell’agenda mondana del capoluogo lombardo, insieme con un odore di fritturina che solo gli sforzi congiunti di tutti i ristoranti cinesi della città riusciranno a coprire.

La nostra regione ha fatto scuola alla Bit, e in tanti modi. Le differenze di forma e contenuto fra le tante Puglie presenti a Milano in questi giorni sono talmente incolmabili che tentare di raccontarle tutte sarebbe un’impresa lunga – e pericolosa – come andare da San Severo a Santa Maria di Leuca in motorino. Ma il rischio contrario è quello di sminuire l’essenza di una regionalità che vive e lascia vivere proprio nella varietà la cifra della sua unicità.

Diminutio di cui abbiamo una diapositiva. Venerdì pomeriggio, un giornalista purosangue lumbard – appena reduce dai fasti vendoliani dell’Hotel Four Seasons – si imbatteva in uno stand Puglia Sounds in preda ai bollori della pizzica. Ed esclamava, rivolto alla pelliccia di volpe della moglie:

Uè, ma sti pugliesi li capisco minga. Son signùr o barbùn?

Così, per non limitarci solo ai due capi opposti di una pugliesità narrata con ben più ampio respiro, entro e fuori le mura della Fiera, ci costringiamo a scegliere un numero simbolico di Puglie da Bit: cinque.

1La Puglia che sa creare valore aggiunto dalla semplicità. Prendete il padiglione Puglia Sounds, incastonato da SpazioEventi fra il supermarket del lusso dell’Excelsior (Galleria del Corso) e piazza Duomo. Ne abbiamo viste almeno un paio, di sciure parruccate e louboutinizzate, che fino a un attimo prima avrebbero negato sotto tortura l’origine salentina foss’anche di una bisnonna, fermarsi di colpo, all’uscita di Max & Co, udendo una melodia stranamente familiare. E in un sol colpo mollare le buste sul selciato, espellere i tacchi 12 dal proprio organismo come colte da una crisi di rigetto e seguire scalze, a ritmo di tamburello, quell’inatteso richiamo della furese.

2La Puglia che sa farsi valere anche nella complicazione. Al Four Seasons Hotel, per la presentazione alla stampa dell’Atlante del Turismo Rurale, certo, l’ambiente era rurale come un camerino di Giorgio Armani. Forse, dovendo proprio scegliere tra le vie del quadrilatero della moda, si sarebbe potuto optare, invece che per via Gesù, almeno per via della Spiga, lasciando aperta la possibilità di più solide metafore agricole.

Ma se è necessario coccolare così il meglio della stampa nazionale e internazionale perché venga ad assaporare il suo cocktail di antichi sapori e modernissime strategie promozionali – cocktal sapientemente agitato, non mescolato, da Nichi Vendola e da Dario Stefàno – la Puglia ha fatto bene anche questa parte del suo dovere.

E poi, vuoi mettere il divertimento di ritrovarsi tutti lì, in quell’enclave di perfezionismo meneghino, giornalisti, fotografi e cameramen salentini? Vuoi mettere il brivido di quando, appreso che il WiFi dell’Hotel costava – all’ora – come la loro cena entro-budget, ti facevi riluttante perfino ad accettare quelle matite perfettamente temperate, che camerieri in livrea bianco latte servivano con un inchino, in un vassoio d’argento?

3La Puglia giovane, “spierta”, modaiola, che sabato sera era tutta raccolta all’Arci Bitte, sul Naviglio Pavese. “Cime di Rave” (sottotitolo: “Milano da Beri”), è stata una serata sintetizzata alla perfezione da una giovane leccese fashionista, ma coi piedi per terra:

Sopra l’odore di pittula ho dovuto dare una spruzzatina di Coco Chanel.

4La Puglia delle certezze. Come quella, una volta in Bit, di non aver bisogno di alcuna tavola calda o area ristoro, all’infuori dei piatti dimostrativi sfornati no stop dallo stand Masserie Didattiche. Arrivando perfino ad approvvigionare di cime di rapa le hostess e gli steward più sospetti di tutti, che stanziavano proprio di fronte al padiglione pugliese pugliese: i sanmarinesi, i primi indiziati di ogni gioco a trovare l’intruso.

5La Puglia dei miracoli. Quella rappresentata alla perfezione dal caso Giacomo Grippa, il prototipo dell’ateo leccese: presenzialista e gentiluomo. Il quale, domenica mattina, contrariamente a ogni buona norma del razionalismo, è stato protagonista di ben due prodigi, e in un solo quarto d’ora.

Dapprima, Giacomo Grippa è apparso ai milanesi, materializzandosi, non senza un discreto odore di acque sulfuree di Santa Cesarea, nel cuore del padiglione Puglia Sounds in piazza Beccaria. Successivamente, gli è apparsa la Madonnina.

Premiato allo stand Salento d’Amare con una bottiglia di olio, Giacomo era già sulla strada per una nuova avventura, quando improvvisamente un raggio di sole gli ha mostrato, nel cielo plumbeo, la doratura che solo l’Extra Vergine può vantare.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

4 thoughts on “Una, nessuna, cinque Puglie alla Bit di Milano

  1. Amare il Salento anche a distanza fa sempre bene. Il dinamico Giovanni De Stefano ha voluto attrarre i visitatori del Grande Stand Puglia , in piazza Brccaria, creduli ed increduli, col profumo dell'extravergine.
    De Stefano poi mira ad immortalare ogni mia apparizione in pubblico. Non immaginavo di incontrarlo proprio sulla scia del Beccaria. So bene che allusivamente ha voluto propormi l'extravergine, penso di aver retto bene il dubbioso collegamento verso l'alto che anche per la foschia non percepivo limpidamente. Come a dire che per l'oro di Puglia non servirebbero ulteriori annunciazioni, apostolat o apposta sia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *