Carcere, Lecce prima in Puglia per sovraffollamento

Detenuti risarciti per aver ricevuto un trattamento inumano, contrario alla Costituzione. È questo il biglietto da visita che la città di Lecce offe all’opinione pubblica italiana sullo stato del suo “super” carcere di Borgo San Nicola. Di super, però c’è solo il sovraffollamento. Così, dopo il servizio realizzato dal Fatto Quotidiano, che ha raccontato le condizioni di detenzione di quattro detenuti che lo Stato dovrà risarcire, oggi arrivano i dati del Dipartimento dell’amminsitrazione penitenziaria, riferiti al 31 gennaio scorso, sul sovraffollamento della carceri pugliesi.

Lecce è al top della classifica regionale del sovraffollamento. Su una capienza di 680 detenuti conta 1399 presenze. Più del doppio, insomma, rispetto alla capienza regolamentare. Una situazione insostenibile, che vede il 90 per cento dei detenuti che assumono ansiolitici per tirare avanti. Vede le attività ricreative all’interno del carcere come una chimera per la stragrande maggioranza. Vede il campi da calcio inutilizzabili perché privi dei requisiti di sicurezza necessari. E se a tutto ciò si aggiunge che Borgo San Nicola è un carcere di recente costruzione (ha poco più di vent’anni), tutto suona come una beffa.

Una beffa da cui scaturiscono le vicende che hanno portato il magistrato di sorveglianza a condannare lo Stato per aver ristretto un individuo in una cella di 3,39 metri quadri (compresi gli arredi), sistemandolo in un letto a castello che dista solo 50 centimetri dal soffitto.

Non va meglio per i (pochi) detenuti che riescono a vedersi garantito il diritto alla riducazione attraverso la frequnza di corsi scolastici all’interno del carcere. Anche qui la situazione è al limite. Teresa Bellanova, deputata del Partito Democratico, ha presentato una interrogazione parlamentare al ministro Severino sulle condizioni nelle quali i detenuti frequentano le lezioni.

“le aule scolastiche a disposizione della struttura penitenziaria non permettono un sereno e salubre svolgimento delle attività didattiche poiché sono prive di un adeguato sistema di riscaldamento”. Ciò fa sì che “circa 300 studenti/detenuti partecipano alle lezioni, esercitando il loro diritto alla rieducazione, in ambienti insalubri, per il persistente freddo e umido che minaccia la loro salute e quella degli insegnanti. Nei periodi di freddo intenso, il rischio di bronchiti e di polmoniti è molto alto. Nelle giornate più rigide, come quelle che stiamo attraversando, molti detenuti preferiscono rimanere in cella e non partecipare alle attività didattiche con prevedibili ripercussioni sui risultati di apprendimento”.

 

Il rapporto del Dap non è confortante se si allarga lo sguardo alla Puglia. Nelle undici carceri della regione, nonostante la designazione del “garante dei detenuti”, avvenuta l’anno scorso, c’erano 4.533 detenuti rispetto a una capienza regolamentare di 2.463 posti, con un sovraffollamento di 2.070 persone. In particolare sono 4.317 uomini (la capienza è di 2.282) e 216 donne (181). I detenuti totali in attesa del giudizio di primo grado sono 1.129 (su complessivi 1.876 imputati) mentre quelli condannati a pene definitive sono 2.649, esclusi gli internati. Nel penitenziario di Bari i detenuti al 31 gennaio erano 513 (la capienza regolamentare è di 292); a Brindisi 214 (147); a Foggia 744 (371) a Lecce 1.399 (680) a Taranto 678 (315), ad Altamura 90 (52); a Lucera 245 (156); a San Severo 88 (64); a Trani 381 (274); a Turi 181 (112).

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