Il ritorno della Poli Bortone e il pranzo amaro di Fitto

foto paride de carlo
Dev’essere stato un pranzo amaro, quello di Raffaele Fitto. Sempre che, dopo aver appreso quanto Adriana Poli Bortone gli ha mandato a dire dalla saletta all’ottavo piano dell’Hotel Cristal, l’appetito non sia venuto meno del tutto.
L’ex ministro, infatti, si ritrova ora davanti allo stesso bivio politico che due anni or sono, in occasione delle Regionali del 2010, gli fu fatale: il “bivio Poli Bortone”. Quello per cui non solo (ri)perse per conto terzi le elezioni contro Vendola, ma per cui fu costretto a rassegnare a Berlusconi le sue dimissioni da ministro (poi non accettate dal premier). Si tratta solo di capire che peso elettorale ha oggi quel bivio. Se ancora può costituire una minaccia.

Oggi in ballo c’è la città di Lecce e, come nel 2010, la senatrice di Io Sud lancia la sua sfida politico-elettorale a Fitto e dintorni con un tempismo da stratega consumata. Il giorno è lo stesso del congresso provinciale del Pdl, il messaggio è a un tempo una provocazione e un avvertimento: se entro lunedì il Pdl e Io Sud non avranno stretto un accordo politico, la senatrice affronterà la competizione elettorale da sola, con o senza l’Udc al seguito. Laddove per accordo politico si intende l’ingresso in giunta – al Comune e alla Provincia – di almeno un esponente di Io Sud. “Questo vorrebbe dire fare parte di una coalizione”, chiarisce. Con tali presupposti la senatrice si dice disponibile a competere anche alle primarie del centrodestra. Il tutto lascia pensare che la Poli è convinta di avere un peso elettorale tale da risultare determinante per le sorti del centrodestra.

Avranno di che discutere fittiani e mantovaniani durante il Congresso, anche perché questi ultimi spingeranno per prendere in considerazione la proposta polibortoniana.
Ma Fitto, si sa, è uomo politico tutto d’un pezzo, granitico, poco avvezzo alla dialettica interna al suo partito. E’ leader leaderistico, famelico, portatore di voti e rancore. E benché l’esperienza da ministro lo abbia reso più diplomatico di un tempo, di avere in casa una come Adriana Poli Bortone non ci pensa nemmeno nei momenti di pace interiore. Figurarsi, già è costretto a far fronte a una difficilissima convivenza con Alfredo Mantovano; ci manca solo che i due ex An riscoprino la bellezza dei bei tempi andati e facciano fronte unico (come probabilmente già fanno da un po’ di tempo a questa parte). Né tanto meno è ipotizzabile mettere a repentaglio in questi termini la candidatura di Paolo Perrone a campagna elettorale già partita. “Non se ne parla”, pare abbia sbottato l’ex ministro liberandosi definitivamente della forchetta.

E mentre Fitto se ne sta fermo dinanzi al suo nuovo bivio (e al suo pranzo non consumato), Adriana Poli Bortone sembra avere le idee molto chiare in testa. Comunque vada – per la senatrice e per Io Sud – oggi è partita la campagna elettorale leccese. E per lei, segnata nell’onore e nella credibilità dalle vicende giudiziarie legate al filobus (tuttora in corso), adesso è anche una questione d’onore. “Non consentirò a nessuno – dice tra l’incazzato e il commosso – di insinuare dubbi sulla mia onestà intellettuale e politica. Difenderò la mia onestà con tutti i mezzi”.

E qui il fatto personale si intreccia con quello politico, visto che la strategia della Poli è di evidenziare con la penna rossa tutte le “opacità amministrative” – o anche solo le zone d’ombra – dell’operato di Paolo Perrone e di Loredana Capone (mai citati direttamente, ma sempre attraverso i rispettivi enti da loro amministrati).
Oggi in conferenza stampa è venuta munita, oltre che dei suoi “amici consiglieri” (Francesco Cazzella, Ciccia Mariano, Maria Rosaria Ferilli), di una lunga serie di delibere in cui sarebbe scritta la mala gestio del Piano delle alienazioni: “ll fatto stesso che ce ne siano tante la dice lunga”. Senza mai affondare il colpo, la Poli ha fatto intendere di saperne molto riguardo a tutte le disattenzioni dell’amministrazione Perrone, e che a lei basta poco, ma molto poco, per far fare una brutta figura a tutti. Chiamatelo, se volete, metodo Poli, oppure, se preferite, sete di vendetta. Barattabile, certo, con un posto in giunta.

Insomma, Adriana Poli Bortone è tornata a ribadire la sua presenza politica in città. Come una sorta di Uma Thurman d’altri tempi, è tornata con una forte carica vendicatrice, oltre che con una lista di nomi in cima ai quali c’è il suo Bill da sistemare; che per l’occasione si chiama Raffaele. Anche perché, ricorda, se dovesse girargli storta è nello spirito d’animo giusto per ribaltare la città “da così a colì” e “da colì a colà”.

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One thought on “Il ritorno della Poli Bortone e il pranzo amaro di Fitto

  1. ormai siamo oltre il delirio!!!! ma scusate cosa c'è da imparare dalla Poli dopo tutto quello che ha comninato a palazzo carafa? Via Brenta, Filobus, Iskenia, Naccarelli, Buonerba in carcere da 2 mesi (pazzesco questo e non lo fanno uscire…)? ad un certo punto bisognerebbe avere la saggezza di dire ho sbagliato e regolarsi di conseguenza? non chiederlo agli altri, non porre veti assurdi dopo aver per iltre 2 anni fatto di tutto per far perdere dove era possibile il centrodestra…

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