Quello che si preannuncia per il congresso provinciale del Pdl (11 e 12 febbraio) è un vero e proprio scontro tra due idee politiche diverse, distinte, differenti per analisi e prospettive. E forse è riduttivo dire che si tratta della resa dei conti tra Fitto e Mantovano. Piuttosto, dietro le due mozioni presentate, e le due proposte di segreteria (Gabellone-Bruni e Congedo-Tundo), si intravvede lo scontro tra una vecchia e collaudata idea di gestione del potere, quella democristiana, con la sovrapposizione tra interessi di partito e governo delle istituzioni, e la proposta politica della destra sociale (ex Msi) rautiana, identitaria e “movimentista”, che predica la supremazia del partito e il radicamento nei territori.
Si tratta di due anime diverse del Pdl che Berlusconi ha finora tenuto insieme (tra le altre). E che Raffaele Fitto, da parte sua, ha provato a far convivere in Puglia, riuscendoci da Presidente della Regione. Ciò fino alla impressionante serie di sconfitte elettorali che hanno messo in discussione il carisma dell’ex ministro di Maglie. Le elezioni perse contro Nichi Vendola. La successiva sconfitta di Rocco Palese. E, dato di grande importanza, la rottura con Adriana Poli Bortone (causata della candidatura di Palese), che del patto An-Forza Italia in Puglia era garante a Roma almeno quanto l’ex ministro di Maglie.
Venuta meno la senatrice, in questa dialettica interna, basata su logiche puramente spartitorie, è stato Mantovano a prendere le redini della destra. E se già della Poli, l’ex sottosegretario, reputava perdente la strategia della pax con Fitto (che ha dominato il centrodestra pugliese dalla fine degli anni ’90 fino al 2007), una volta acquisito a sua volta ottimi contatti romani (vedi il patto di ferro con Gianni Alemanno e la nascita di “Nuova Italia”), Mantovano ha pensato che fosse arrivato il momento di farla finita. E di andare alla conta. Non certo per sconfiggere il sistema di potere fittiano, oggettivamente maggioritario e detentore di larghi consensi clientelari in Puglia e nel Salento. Ma per portare alla luce, definitivamente, un nuovo movimento politico. Una nuova alternativa di centrodestra.
L’obiettivo di Mantovano, per la due giorni di congresso, è duplice: rompere il patto secondo il quale gli ex An sono relegati entro la soglia del 30 per cento (di incarichi politici e di presenza nelle liste) rispetto al 70 per cento degli ex Forza Italia; compattare una area di scontento verso la dirigenza (ombra) di Fitto e in cerca di nuovi approdi nell’imperscrutabile futuro del Pdl, partito, a detta di molti suoi stessi iscritti, destinato all’implosione. Mantovano propone così una idea di partito nel quale le sezioni comincino a funzionare davvero e diventino luoghi di incontro, dibattito e iniziativa politica (cita, nella sua mozione, perfino le Fabbriche di Nichi come esempio positivo di partecipazione). Rilancia le primarie e l’idea del Pdl come forza politica “plurale” opposta al partito “monarchico” (e al contempo anarchico) che è stato finora. Apre all’Udc non sulla base di calcoli ma di sensibilità etiche comuni.
Da parte sua, l’area di Fitto intende assegnare espressamente a sindaci e amministratori locali il ruolo di punti di riferimento del partito. Accetta il meccanismo delle primarie, come “sistema di genuina partecipazione democratica”, ma in funzione della riduzione della distanza tra il rappresentante e i rappresentati. Parla del Pdl
“non come un soggetto politico conservatore (che sarebbe una visione distorta e incociliabile col passato della nostra compagine politica) ma come un partito difensore delle esigenze di libertà degli uomini”. E pensa che “occorre creare una forte sinergia tra le istituzioni e il partito sia a livello provinciale che a livello locale creando un circuito stabile di idee, informazioni e progetti che metta in grado le istituzioni di vedere nel partito quel punto di riferimento essenziale per governare e amministrare”.
Comunque vada, nella sfida, vince Mantovano. Certamente meno attrezzato di pacchetti di tessere da esibire in sede congressuale. E meno attrezzato di personale politico che sieda contemporaneamente la dove si manovrano appalti, incarichi, consulenze e tutto ciò che fa dell’area Fitto una potente macchina elettorale. Ma più attrezzato di idee e di richiami identitari.
E se è quasi certo che il prossimo segretario del Popolo della Libertà sarà Antonio Gabellone (col suo vice ed ex sindaco di Otranto Francesco Bruni), è certo che dal giorno dopo qualcosa cambierà. Anche per il modo con il quale le parti in causa hanno deciso di venire allo scontro.
L’incomunicabilità tra Fitto e Mantovano è pressoché totale e si è manifestata in maniera netta anche nel momento in cui i due facevano parte dello stesso governo (sul caso della tendopoli di Manduria). In Puglia, poi, il primo ha ignorato vistosamente ogni ambizione dell’altro, cercando di impedirne la crescita. Mantovano ha reagito e lo ha fatto già a partire dalle amministrative del 2011 nel Salento. Nelle quali, è bene ricordarlo, le “correnti” interne del Pdl si sono scontrate ferocemente anche a livello elettorale (arrivando in alcuni piccoli centri ad allearsi con la sinistra contro l’avversario interno). È successo a Ugento, Melissano, Cavallino, Taurisano, Porto Cesareo. Fittiani e mantovaniani o direttamente in competizione o alleati, spesso dietro le quinte, del centrosinistra.
Questa volta, il modo con il quale Fitto ha deciso di perseguire il suo personale obiettivo di sovrapposizione di una istituzione (la Provincia) al partito, candidando il presidente della Provincia a segretario provinciale, ha suonato come una definitiva dichiarazione di guerra. Che avrà delle ricadute ancor più pesanti sulle prossime elezioni.
Le primarie del centrodestra a Lecce, con la ri-candidatura del fittiano Perrone, lasciano aperta ai mantovaniani la ghiotta opportunità dello sgambetto (a favore di un competitor di Perrone) o dell’espressione di una candidatura propria. A questo proposito forse può valere qualcosa rileggere i risultati elettorali delle elezioni comunali del 2007: Forza Italia 14,8 per cento, Alleanza Nazionale 19,8 per cento (trainata da Adriana Poli Bortone, ora in rotta con Fitto e sulla via della riconciliazione con Mantovano), LaCittà 7,7 per cento.
Fitto e i suoi, però, continuano a sentirsi autosufficienti. E nella loro mozione rilanciano le primarie in ogni dove, accettando, oltre alla linea del segretario nazionale Alfano, anche la sfida implicita dei mantovaniani che le primarie comportano. Il congresso dell’11 e 12 febbraio dirà di più sulla rispettiva consistenza delle aree politiche. Le primarie del centrodestra a Lecce diranno tutto sulle dimensioni della frattura al Pdl salentino. Al resto, se ci sarà, ci penserà l’uscita di scena di Silvio Berlusconi (annunciata oggi in una intervista al Financial Times).
Leggi la mozione Gabellone-Bruni
Leggi la mozione Congedo-Tundo








Un eccellente analisi politica!