Autore: Francesco Lefons cultura| 4 febbraio 2012 22:43   

Il sacro, il profano e il funk cafonal-chic dei Bundamove


Entrare e uscire dalla storia della musica con la stessa scanzonata innocenza con cui un ragazzetto infilerebbe il dito indice nel naso senza vergognarsene non è cosa da tutti. E i Bundamove, che ragazzetti non son più, e nemmeno innocenti, giocano con una nutrita rappresentanza dell’Olimpo pop degli ultimi 40 anni per tutti e 37 i minuti del loro disco d’esordio, “Da Funk Machine”. Paraculi. Dei bravi paraculi.
Talmente bravi che per cominciare hanno sfornato nove cover che non sono cover, ma un unico pretesto nemmeno troppo velato per funkeggiare come mamma li ha fatti.

Chitarra (Manuele Pagliara, non ha caso “Manufunk”), basso (Michele Minerva), batteria (Antonio De Marianis), tastiera (Marco Calabrese), tromba (Gabriele Blandini), sax (Alessandro Nocco). Solo una voce, quella di Marta De Giuseppe, nella rivisitazione infedele di Whole Lotta Love dei Led Zeppelin; pezzo che chiude il disco e congeda tutti. Ma sarà la voce di donna o quella cazzima funk che pervade anche questo cimelio del rock dissacrato e spogliato dei suoi pantaloni di pelle attillati, ma la Whole Lotta Love dei Bundamove suona come un arrivederci. Lascia intendere a chiare note che il bello della funkitudine made in Salento di questi sei ragazzi deve ancora venire.

A patto che i Bundamove non rimuovano quel ragazzino col dito indice infilato su per il naso che è dentro di loro. E che non disperdano quella cifra autoironica che oggi li preserva dall’essere solo degli esecutori capaci. Cafonal-chic tutta la vita, insomma. D’altra parte il loro curriculum parla chiaro. Non di musicisti per caso si parla, ma di scafati, seppur giovani, abituè di medio-grandi palchi; tra passato e presente della scuderia di Roy Paci.

E allora lunga gloria funk ai Bundamove, che tra un ciuffo improbabile e una cover che cover non è hanno già estrapolato due singoli con relativi video – nell’ordine “Roadhouse Funk” e “Smooth Criminal” – e dato spacciatamente del tu a Rage against the machine, Doors, Ben Harper, Michael Jackson, Pink Floid, Bob Marley e Led Zeppelin.
Anche se il brindisi migliore offerto dai Bundamove è quello alla salute dei Rage against the machine: “Bulls in Parade” e “Killing in the name Of” sono da gustare come due Ceres ghiacciate nella sera più calda.

Foto: Flavio&Frank Photo