La perla e il cemento: cosa rischia Porto Miggiano

Molti la chiamano “la strada più bella d’Italia” ed è quella tortuosa litoranea che tra pinete, costoni rocciosi, antiche torri di avvistamento e porticcioli di fortuna collega Santa Maria di Leuca ad Otranto. Effettivamente quella tratta di Salento è cosi: magica.
Eppure arrivati a Porto Miggiano lo scenario cambia nettamente; ruspe e betoniere hanno reso la zona un grande cantiere dove il grigio domina il verde. Ma l’apparenza alle volte inganna, sopratutto se i lavori in questione riguardano solo il consolidamento e la messa in sicurezza del costone roccioso presso l’insenatura della cosiddetta “spiaggetta”. L’area in questione risulta classificata nel Pai (Piano Assetto Idrogeologico) come “area a pericolosità geomorfologica molto elevata” e il sindaco di Santa Cesarea Terme, Daniele Cretì, afferma che i lavori in questione

“Sono svolti al fine di tutelare la pubblica incolumità, non prevedendo costruzioni di alcun genere in quanto finalizzati alla pubblica e libera balneazione, che tale rimarrà alla conclusione dei lavori. Inoltre il progetto ha ricevuto tutte le autorizzazioni di legge di enti specializzati e qualificati”.

uno dei fogli del progetto di consolidamento del costone

In effetti c’è da dire che l’amministrazione comunale appare in una botte di ferro avendo incassato, tra assensi e pareri, ben dodici autorizzazioni a procedere per i lavori sul costone. Tra queste il parere favorevole della Provincia di Lecce, il nulla osta forestale delle Regione Puglia e l’autorizzazione all’esecuzione dei lavori da parte dell’ ufficio Parchi e Riserve Naturali del servizio Ecologia della Regione Puglia. Un bel curriculum.
Che non cancella però l’inquietudine di fronte alla vista di giganti meccanici laddove in estate si vedono ombrelloni e bagnanti. Chiaro che, a partire dalla rete e dalle associazioni, la preoccupazione ha preso il sopravvento. C’è chi considera i lavori troppo invasivi per un’area fragile e già soggetta a speculazioni edilizie. Altri considerano gli interventi funzionali ad allargare la fruibilità del resort “Augustus” che occupa già il comparto 19. Intanto i carabinieri del Noe hanno cominciato le prime indagini per verificare la presenza o meno di illeciti. Perché su Porto Miggiano i fari si sono accesi da tempo, e da tempo sussistono continue lotte tra l’amministrazione comunale – che ha il ruolo di governare una rinomata località turistica in favore dell’economia del territorio – e dall’altro ambientalisti e comuni cittadini – che propongono un turismo sostenibile e attento alla salvaguardia ambientale della zona.
A questo proposito è nato, quest’estate, il “Comitato per la tutela di Porto Miggiano”, un gruppo che in poco tempo ha ricevuto 10.000 adesioni solo su Facebook e che ormai si impone come una vera e propria comunità, difficile da ignorare per chiunque (istituzioni e media). L’obiettivo è quello di proteggere il territorio dalla cementificazione.

I timori del Comitato non sono rivolti tanto nei confronti dei lavori sul costone quanto da un futuro progetto che stravolgerebbe la fisionomia del luogo. Si tratta della costruzione, nel comparto 13, di un villaggio turistico con 536 abitazioni e servizi annessi. Il piano è stato presentato inizialmente trent’anni fa ma il vincolo paesaggistico della sovrintendenza ha impedito qualsiasi operazione. Dopo la recente sentenza del Tar che ha annullato il suddetto vincolo la situazione è cambiata e le pressioni sono aumentate. Inoltre grazie ad un accordo con Assonautica Lecce, è prevista, poco distante, la creazione di un porto turistico da 700 imbarcazioni con possibile scalo per navi da crociera. Sui progetti che ricadono nel Comparto 13 il sindaco Cretì getta acqua sul fuoco:

“Attualmente non abbiamo nessuna richiesta di permesso per costruire e non c’è nessun procedimento in atto. Per noi è tutto fermo. Comunque, per motivi urbanistici, credo che questo prospetto non andrà avanti. Semmai stiamo lavorando sul comparto 14 dove ci hanno presentato un piano strutturalmente simile a quello del comparto limitrofo, con la differenza di una maggiore sostenibilità. L’iter è già in atto”.

Questo per quanto riguarda la costruzione di strutture turistiche. Riguardo ad un nuovo approdo, Cretì  afferma invece che si tratta di

“Un’ipotesi irrealistica sopratutto per mancanza di fondi anche se sono molto favorevole alla creazione di un porto turistico. Sicuramente non sarà realizzato nella baia, bisognerà magari ampliare l’attuale struttura portuale. L’importante è seguire le procedure di legge. Porto Miggiano tuttavia non ha le caratteristiche per ospitare navi, al massimo la crociera può fermarsi a largo e con le scialuppe consentire ai passeggeri di visitare il luogo. Un po’ come succede nelle isole greche”.

Carlo Taurino, presidente dell’ Assonautica provinciale non nasconde il suo disappunto rispetto alla sordità dell’amministrazione comunale di Santa Cesarea. E rivela che l’interesse per la costruzione di un porto c’è, eccome:

“Sinceramente ci siamo stancati di parlare della faccenda. Mi sono speso anche troppo per questo progetto. Purtroppo sono tutti ‘sordi’, le contrapposizioni in gioco sono tante e non permettono un punto d’incontro. Il nostro interessamento esiste e abbiamo mandato una lettera d’intenti al sindaco ma non abbiamo mai avuto un riscontro. Rimango convinto che Santa Cesarea abbia bisogno di un porto turistico perché ha tutte le carte in regola per essere la ‘Montecarlo’ del Salento”.

Di fronte alle due opere (villaggio e porto turistico) il Comitato di tutela non ha perso tempo e ha presentato all’assessore regionale per la qualità del territorio Angela Barbanente una petizione per chiedere che Porto Miggiano venga inserito nel parco “Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase”. In questo modo la località ricadrebbe in un’area protetta e sarebbe quindi salva da future colate di cemento. Tuttavia l’assessore  avverte che l’istituzione del parco non ha un effetto retroattivo, ossia quei comparti che hanno già ottenuto e concluso il procedimento autorizzativo per un eventuale progetto non saranno “salvi” da edificazioni. Questo territorio protetto occupa 60 km della costa che parte da Leuca e arriva sino a Otranto e comprende aree C urbanizzate come quelle di Gagliano del Capo, che non dovrebbero rientrare in quanto non presentano caratteristiche naturali di particolare interesse.
Il bello è che proprio la zona di Porto Miggiano, area dalla notevole rilevanza storica e naturale, è stata esclusa dal parco. Perché? Secondo l’assessore Barbanente, l’inclusione non è avvenuta a causa delle lottizzazioni che ha subito l’area. Nicola Panico, presidente del parco in questione, parla invece di “approssimazioni” e rivela:

“Nel 2006 l’ istituzione del parco è stata frutto di una copianificazione territoriale coordinata dalla Regione insieme alle amministrazioni comunali. Non sempre i limiti e i confini amministrativi e geografici rispettano i limiti della naturalità diffusa, quest’ultimi non seguono le logiche umane. Spesso vengono compiute ,proprio dall’uomo, delle approssimazioni con un ampio margine di errore”.

Le ragioni di questa esclusione non sono dunque chiare. Certo è che su quel tratto di costa qualcuno ha messo gli occhi e il rischio di cementificazione non è scongiurato. Ciò che, forse ingenuamente, crea amarezza è l’immagine di Porto Miggiano come una sorta di mercato con un grande bancone sopra il quale vi sono i cosiddetti comparti, ossia lembi di straordinaria e rara bellezza naturale, venduti al miglior offerente.

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2 thoughts on “La perla e il cemento: cosa rischia Porto Miggiano

  1. Porto Miggiano si trova sul più bel tratto di litoranea salentina, non si capisce come mai anche in prospettiva di un investimento regionale in turismo sostenibile, lento, responsabile, come è il cicloturismo e a fronte di un impegno tra Regione Puglia e FIAB attraverso la ECF (Federazione Ciclistica Europea) per lo sviluppo della reta Eurovelo anche nel sud Italia e particolarmente in Puglia con il progetto CY.RO.N.MED. http://www.fiab-onlus.it/bicitalia_2010.pdf ( vedi percorso Bicitalia/Eurovelo n° 6 Ciclovia Adriatica ) si possano deturpare le bellezze paesaggistiche più importanti. Il percorso BICITALIA n° 6 http://www.bicitalia.org/cakebi/cycleways/ciclovi

    La Fiab provinciale si opporrà in ogni sede ad uno sviluppo turistico non sostenibile.
    L'attività di resistenza in bicicletta sulla costa è cominciata diversi anni fa, nel 2009 con segnalazioni nelle sedi opportune con cicloescursioni (Pedali nel Cemento – Tratturi, brutturi nelle loro diverse declinazioni) e con la testimonianza del prof. Paolo Sansò geologo dell'Università del Salento. http://blobicibrain.wordpress.com/pedali-critici/

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