Le assunzioni interinali della Lupiae servizi

 

La Lupiae perde il pelo ma non il vizio. Il Pd cittadino torna a battere sull’ormai noto gioco di parole – divenuto un must della politica leccese d’opposizione – in una conferenza stampa tenuta stamane nella sala stampa della federazione provinciale. Sotto accusa, ancora una volta, la gestione della partecipata del Comune di Lecce: poco trasparente, irrispettosa delle regole e, denunciano i democratici, legata a doppio filo alle “solite logiche clientelari”.
Secondo la ricostruzione fornita da Antonio Rotundo, Teresa Bellanova e Fabrizio Marra, tra dicembre e gennaio la Lupiae ha effettuato 27 assunzioni a tempo determinato con contratti da quasi 20 ore l’uno. Nulla di strano se non fosse che le procedure di assunzione non sono passate dall’Ufficio per l’impiego, bensì da un’agenzia interinale: la Job Italia Spa.

Facchinaggio, pulizie, verde pubblico. Queste le mansioni richieste dalla Lupiae; mansioni tutte inferiori al quarto livello e, in virtù di ciò, secondo legge, vincolate a un bando di evidenza pubblica che pescasse dagli elenchi dell’Ufficio per l’impiego. “Questo perché le società in house sono soggetti equiparati agli enti locali”, spiega Rotundo. Non solo. Rivolgersi a un’agenzia interinale comporta una spesa da parte dell’offerente (in questo caso la Lupiae) che nel caso contrario non si sarebbe dovuta sostenere. “L’agenzia interinale – ha chiarito Teresa Bellanova – è un canale non verificabile. Capisco che c’è chi preferisce la clientela alle regole, ma adesso alla Lupiae bisogna cambiare rotta”.
Eppure il direttore generale della Lupiae, Pietro Scrimieri, in una nota ha spiegato che rivolgersi a un’agenzia interinale è servito a diminuire i tempi dell’assunzione. E non solo. Così Scrinieri:

La Lupiae Servizi, come tante altre Società a capitale pubblico sul territorio, per far fronte a picchi di lavoro o per sostituire personale assente ricorre al lavoro in somministrazione.
L’utilizzo di questo strumento fornisce essenzialmente la possibilità di avere – in tempi relativamente brevi – personale per far fronte a particolari situazioni senza avere l’obbligo dell’assunzione diretta da parte della società. I lavoratori somministrati non sono dipendenti diretti della Lupiae Servizi.
Nel nostro caso specifico questa soluzione ci ha consentito di mantenere il livello di servizio alla cittadinanza azzerando il grave arretrato di ferie maturate e non godute dal personale che hanno pesato fino all’esercizio scorso sul nostro bilancio non assumendo alcun nuovo dipendente.
Ricorrere al Centro per l’Impiego è certamente possibile, è questo un altrettanto valido strumento di collocazione del personale inoccupato ed un giusto suggerimento ma impone alla società l’assunzione diretta del personale, cosa che ora io, stante l’attuale situazione economica e finanziaria dell’Azienda, non mi sento di proporre al Consiglio d’Amministrazione. Si fa notare che il nostro organico si è ridotto dalle circa 370 unità del 2007 alle 308 attuali.
Il progetto di risanamento dell’Azienda che stiamo portando avanti non ci consente per ora purtroppo di effettuare assunzioni che graverebbero il bilancio della Società di costi fissi nel tempo.

Eppure la rotta della Lupiae è sempre stata quella di un’interpretazione piuttosto soggettiva delle regole, giustificata per altro dalla necessità del pareggio di bilancio, che oggi la partecipata vanta a ogni occasione utile. Ma adesso il discorso si fa più delicato. Con l’avvicinarsi della campagna elettorale – e ed è questa la preoccupazione in casa Pd – è che la Lupiae possa diventare una vera e propria macchina del voto alimentata (tra le altre cose) dalla diffusa necessità di occupazione. E quanto più il lavoro è precario, tanto più è forte il ricatto politico-occupazionale. E il messaggio che parte da via Tasso verso il centrodestra di Palazzo è chiaro: le antenne sono alzate.