Autore: Francesco Lefons politica| 26 gennaio 2012 19:09   

L’ipotesi Mantovano per le primarie del centrodestra


Sarà burbero nei modi e potrà apparir spocchioso (lo è), ma sulle primarie del centrodestra Paolo Perrone ha ragione. Sa bene, il sindaco, che né Paolo Pagliaro né Adriana Poli Bortone sono nomi spendibili per sostenere una consultazione interna in grado di sembrare vera. Con suspance, direbbe lui. Ma se il suo avversario fosse Alfredo Mantovano le cose cambierebbero. E di molto.

L’ipotesi non è così remota. Tutto dipenderà dal congresso provinciale del Pdl che si terrà a febbraio. Sarà quella l’occasione per fare chiarezza all’interno di un partito diviso da profonde fratture interne. D’altra parte, lo iato politico tra Raffaele Fitto e Alfredo Mantovano non è mai stato così ampio: il post berlusconesimo ognuno lo legge e lo vive a modo suo. Rispetto a Fitto, però, Mantovano è rimasto senza truppe: Adriana Poli Bortone non è più un nome spendibile direttamente (non dopo le vicende giudiziarie del filobus che in qualche modo, seppur indirettamente, la coinvolgono), mentre Saverio Congedo si porta dietro la zavorra di essere il cognato di Perrone. Giuseppe Ripa è attualmente innominabile.

Se durante il congresso l’ex ministro e l’ex sottosegretario non raggiungeranno un’intesa in grado di (ri)stabilire una pax politica che impedisca ulteriore spargimento di sangue, ossia se i due non riusciranno nell’intento di spartirsi con reciproca soddisfazione lo spazio politico a disposizione (questo a me, quest’altro a te), allora l’unica possibilità che Mantovano ha per mettere in discussione la leadership fittiana in città è quella di candidarsi personalmente, sparigliando le carte in tavola.
Dalla sua Mantovano avrebbe la possibilità di agganciare sin da subito quei pezzi di centrodestra su cui Perrone ha già messo una croce: prima tra tutti Adriana Poli Bortone. Per non parlare dell’appeal che Mantovano esercita sulle forze centriste. Mentre il sindaco, per eccesso di sicurezza, rischia l’isolamento.

Dopo di che, se così dovesse essere, al congresso si andrebbe alla conta. Ed è esattamente in quel momento che Fitto (insieme a Perrone) potrebbe rendersi conto di non godere della maggioranza che crede di avere.
Se si dovesse arrivare a questo Perrone potrebbe anche optare per un passo indietro totale, senza passare dalle primarie, in cambio di altre destinazioni. Ma sarebbe un segnale di resa politica troppo eclatante, agli occhi degli elettori quasi un’ammissione di impotenza. Il che cozza con la superbia caratteriale e politica del duo Perrone-Fitto.
Primarie, allora. E se primarie devono essere che primarie siano. Vere, ricche di suspance e senza esclusione di colpi, anche per mettere alla prova la maturità di un partito abituato da anni a obbedire ai diktat del capo.

In caso contrario il centrodestra leccese un candidato per le Comunali di maggio ce l’ha già (con o senza primarie). Si chiama Paolo Perrone. Il resto è solo folklore. O poco più.


1 Comment

  • Difficilmente I fittiani non avranno i numeri..quel passaggio dell'articolo e' al di fuori dalla realtà