La vittoria di Loredana e la netta (e limpida) affermazione di Carlo gen24

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La vittoria di Loredana e la netta (e limpida) affermazione di Carlo

 

Loredana Capone sfiderà Paolo Perrone alle elezioni vere! Carlo Salvemini, col suo lusinghiero risultato, ha dimostrato di essere il catalizzatore di quella diffusa volontà di cambiamento e di rinnovamento della politica che vi è nella società leccese. E segnatamente tra le leve più giovani: una risorsa decisiva per il riformismo leccese.
Dopo il tragico fallimento delle destre che si sono succedute in questi lunghi quindici anni di “governo” della città, se si sarà capaci di mettere in campo la politica con la P maiuscola, Lecce potrà registrare quella svolta profonda che non ha mai conosciuto. A condizione che ci si liberi, immediatamente, da quel “minoritarismo” così largamente presente nelle formazioni politiche avrebbero dovuto dare spessore alla forza attrattiva della proposta politica di Carlo. Ma di questo dirò qualcosa dopo.

Ecco il significato vero del risultato delle primarie.
Un evento tanto importante quanto pieno di rischi e di insidie, se non si porrà mano ad una vera e seria regolamentazione. E solo chi non si è bendato gli occhi avrà potuti vedere nel corso di tutta la votazione. Come. ad esempio, è accaduto con l’aver fatto votare quei tanti poveri migranti, soggetti debolissimi, che hanno dichiarato: “abbiamo votato tizio, perché così ci hanno detto di fare”; oppure constatando il massiccio ricorso alla “ pressione notabilare” che è stata esercitata su una parte cospicua di elettori. I quali mettono a disposizione il proprio voto per un tornaconto strettamente personale, alimentando così quella degenerazione della politica che si dice di voler combattere.
Dicendo questo non intendo minimamente offuscare il successo di Loredana; un successo, comunque, non pienamente corrispondente alle forze e ai mezzi su cui la candidata poteva contare. Anche se, bisogna ammetterlo, è partita con tanto ritardo rispetto alle tante pregevoli iniziative tematiche messe in campo da Carlo Salvemini. Che, però, non è riuscito a centrare l’obiettivo prefissato. A causa della debolezza strutturale delle formazioni (politiche) che lo sostenevano. Pertanto non è stato sufficiente il generoso sforzo compiuto dal mondo del volontariato e dell’associazionismo, che lo hanno sostenuto attivamente e generosamente.
Grave sarebbe ora se la legittima delusione e amarezza dovute al non raggiungimento dello scopo principale, si tramutasse in una sorta di sindrome da sconfitta. Come mi facevano intuire alcuni dei sostenitori di Carlo. Questo sarebbe il più grande errore politico che si potrebbe compiere! Perché porterebbe all’impotenza e al nichilismo, anticamera della sconfitta alle prossime elezioni vere. Quando, invece, c’è bisogno di far pesare per intero la forza del netto ed inequivocabile messaggio che il voto (soprattutto quello di tantissimi giovani) dato a Salvemini contiene: rinnovare, rinnovare la politica e l’esercizio della funzione pubblica. Riaffermando il grande valore della politica al servizio della comunità, sottratta a quella tesa al perseguimento dell’interesse personale; per affermare inoltre il grande valore dell’etica pubblica quale collante decisivo di una comunità titolare di diritti e doveri.

Questa domanda di rinnovamento non potrà essere disattesa, se si vuole andare oltre i confini del centrosinistra per attrarre e mobilitare quelle larghe fasce di voto di opinione, che potranno fare la differenza nella battaglia finale. Ecco la dote che Salvemini metterà al servizio del centrosinistra, essendo egli ormai una delle personalità più rappresentative e riconosciute.
Insieme a questa necessità vi è l’altra non meno importante: l’allargamento del centrosinistra, che così come si manifestato nelle primarie, appare del tutto inadeguato a fronteggiare le “corazzate” personali che la destra metterà in campo. Certo, la disinvoltura, dell’ Udc e/o terzo Polo non agevola questo discorso. Specie nella provincia di Lecce, dove dietro la dichiarata corsa “solitaria” si consumano patteggiamenti non certo esaltanti. Aspettando il vincitore del primo turno col quale poi patteggiare lo scambio.

Ma quando si fa politica, si ha l’obbligo di guardare in faccia le cose per quelle che sono e non per quelle che vorremmo che fossero. E non si tratta di voler vincere purchessia. Perché bisogna sapere che la sconfitta, anche la più onorevole, rimane sempre una sconfitta. E questa volta non ce lo possiamo permettere se teniamo conto del tragico fallimento delle destre. Quindi, l’unica cosa intelligente da fare è impedire che la destra si possa avvantaggiare di una possibile stoltezza e sprovvedutezza da parte nostra.
E allora tocca a Loredana Capone e a Carlo Salvemini muoversi, subito, con la necessaria saggezza e lucidità, per determinare le condizioni indispensabili per dare ad una città devastata un governo degno e all’altezza delle sue necessità.

Gigi Pedone