Liberalizzazioni, via alle trivelle. Domani la manifestazione a Monopoli

A un giorno dalla grande manifestazione di Monopoli che vedrà uniti tutti insieme istituzioni, associazioni e cittadini per difende il territorio pugliese delle trivelle delle compagnie petrolifere che da tempo hanno messo gli occhi sul mare Adriatico giunge una nuova e inquietante minaccia. Spulciando la bozza del decreto liberalizzazioni che il governo Monti si appresta a varare, il Fatto Quotidiano rivela che tra i provvedimenti introdotti comparirebbero alcuni articoli che, di fatto, spianerebbero la strada alle trivellazioni su tutto il territorio italiano. Nello specifico si tratterebbe degli articoli 20, 21 e 22. Il primo prevede di aumentare gli investimenti in infrastrutture estrattive consentendo nell’immediato, si legge “di realizzare investimenti di sviluppo pari, nella sola Regione Basilicata, a 6 miliardi di euro, garantendo una produzione aggiuntiva di idrocarburi nei prossimi 20 anni per un valore economico di almeno 30 miliardi di euro ed entrate aggiuntive per lo Stato (tra royalties e entrate fiscali) pari ad almeno 17 miliardi”. La produzione nazionale passerebbe così da 80mila a 104mila barili al giorno. Se già l’articolo 20 di per sé desta preoccupazione, basta leggere l’articolo 21 per parlare di un vero e proprio allarme. Il comma 2, infatti, stabilisce che il confine spaziale per le perforazioni off shore passerebbe da 12 a 5 miglia marine, praticamente sottocosta. Non solo, la linea di riferimento per le misurazioni non sarebbe più quella “di base”, ma quella “di costa”. “Un modo furbetto – spiega il Fatto Quotidiano – di recuperare qualche altro metro. Roba che, se è consentita un po’ di dietrologia, pare fatta apposta per il famigerato progetto di trivellazione alle isole Tremiti, in Molise”. Tra le motivazioni che hanno indotto il governo ad adottare questa misura si fa esplicito riferimento alle agenzie di rating che vedrebbero con favore una maggiore “elasticità” da parte da degli Stati nazionali nei confronti delle compagnie petrolifere:

Si rileva che tra le ragioni che hanno indotto, lo scorso 9 settembre, Standard & Poor’s ad alzare il rating di Israele ad ‘A+’ da ‘A’, c’è stata proprio la decisione del governo israeliano di sviluppare le attività di ricerca e prospezione degli idrocarburi nelle proprie acque territoriali

L’art. 23, infine, riguarda le attività di prospezione e ricerca di idrocarburi di nuovi giacimenti che, fatti salvi i vincoli ambientali (bisognerebbe chiedersi quali a questo punto), “è libera nel territorio nazionale e nelle zone del mare territoriale”. Si passerebbe così ad un regime concessorio unico e molto più snello. Se la fase di ricerca dovesse dare esito positivo l’attività proseguirebbe attraverso “le fasi di sviluppo, produzione, ripristino finale”; al contrario, in caso di risultato infruttuoso, la concessione cesserebbe.

Fino al momento in cui il decreto non sarà approvato tutti questi provvedimenti, inseriti nel pacchetto liberalizzazioni, rappresentano una minaccia concreta ma ancora virtuale. Ma il confine si assottiglia sempre di più quanto più ci si avvicina al voto del Parlamento. Il tempo per mediare- come ha ribadito in più occasioni il presidente Monti- è poco e limitato.

Non appena si è diffusa la notizia lanciata dal Fatto Quotidiano sono giunte immediate le reazioni da parte del mondo politico pugliese. Il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna si è appellato al presidente Monti e al ministro Clini affinchè sospendano ogni decisione sulla liberalizzazione delle ricerche di idrocarburi in mare:

C’è molta apprensione in Puglia, impegnata con determinazione e con grande unità in una battaglia a tutela dell’ambiente marino, sollecitata dai cittadini, dalle forze sociali e da tutte le attività che dal mare traggono una ragione di sostentamento e di crescita dell’economia regionale
L’apprensione è ancora più forte dal momento che l’Adriatico “è un bacino pressoché chiuso e che un disastro metterebbe a rischio non solo l’ecosistema ma il futuro di milioni di pugliesi, di italiani e di cittadini della sponda balcanica

Introna ha ricordato che questa preoccupazione è stata alla base della proposta di legge alle Camere approvata all’unanimità dal Consiglio regionale pugliese per il divieto di attività off shore nei mari, e che proprio per tale motivo il 21 gennaio la Puglia scenderà in piazza a Monopoli per dire no alle trivellazioni e si ad un modello di sviluppo fondato sulla biosostenibilità e sulla difesa dell’ecosistema.

“Sono sicuro che il presidente Monti e il responsabile dell’ambiente, che conosce il problema-conclude il presidente del Consiglio regionale- vorranno ascoltare la voce delle Regioni: d’altro canto, il 2 febbraio, il ministro Clini è invitato all’incontro che nel corso di Mediterre riunirà a Bari i presidenti dei Consigli delle regioni dell’Adriatico e del Mediterraneo europeo, proprio sul tema delle prospezioni marine”.

A nome di tutto Pd regionale è intervenuto il capogruppo Antonio Decaro

Concedere per decreto alle lobby del petrolio la gestione del nostro sottosuolo e dei nostri mari come fossero serbatoi dai quali estrarre profitti, equivale a scegliere consapevolmente di condannare il nostro ambiente al rischio di inquinamento perenne. E’ per questo che contro la liberalizzazione delle trivelle la Puglia libererà tutta la propria rabbia e opposizione: non permetteremo mai che liberalizzare diventi sinonimo di devastare
La Puglia già sabato a Monopoli farà sentire la propria voce, gridando forte e chiaro alle trivelle e ai signori dell’oro nero di tornarsene da dove sono venuti. A tutti i parlamentari pugliesi, intanto, chiediamo di continuare a vigilare per impedire, ad ogni costo, che il via libera alle trivelle venga sancito per legge. Perché non è questa una idea di sviluppo che può accettare il nostro Paese; né tanto meno può tollerarla una regione come la Puglia che ha fatto delle energie rinnovabili la propria cifra distintiva

Anche l’on. pugliese del Pd Salvatore Tomaselli chiede al governo di fare un passo indietro “su norme che, se confermate nel testo definitivo, sarebbero un gravissimo arretramento sul versante della tutela e salvaguardia del nostro mare e una scelta anacronistica di sostegno ai combustibili fossili, mentre l’Italia da tempo ha scelto la strada delle rinnovabili, dell’efficienza energetica, della forte riduzione nell’utilizzo dei combustibili più inquinanti e climalteranti.
“Ed è assolutamente inaccettabile, qualcosa che rasenta la immoralità, che il Governo motivi tali norme- attacca Tomaselli- in nome della necessità di “fare cassa” confidando in nuove entrate e in crescenti “royalties”

Non solo la politica, ma anche le associazioni ambientaliste, sono sul piede di guerra. Durissimo il commento di Greenpace Italia che bacchetta il primo ministro e ribadisce l’adesione alla manifestazione di sabato a Monopoli:

La proposta del governo Monti di riavvicinare a terra le attività petrolifere offshore é una minaccia alla credibilità dell’Italia. Da un governo che in altre occasioni ha manifestato la sua serietà, Greenpeace si aspetta misure volte a promuovere in tempi rapidi la green economy, come l’aumento dell’efficienza dei motori che renderebbe inutile il petrolio. E’ difficile credere che i petrolieri – rientrino tra le vittime della crisi economica. Le vere vittime sono i cittadini che, colpiti da politiche assurde, vengono privati dell’accesso a una rivoluzione economica e culturale capace di garantisce sviluppo, occupazione e sicurezza

In serata, dopo una giornata rovente, il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha diffuso una nota secondo la quale “Le indiscrezioni relative a norme sulle trivellazioni in mare per le ricerche petrolifere che sarebbero inserite nel cosiddetto ‘decreto liberalizzazioni’ sono prive di fondamento. La protezione del mare e delle coste è la priorità del nostro lavoro di queste ore”

Naturalmente tutti ci auguriamo che sia così, che si sia trattato di un incredibile errore di interpretazione, anche se la lettura della bozza lasciava trasparire una inequivocabile e diversa concezione di “difesa del mare”. La manifestazione di sabato, dopo gli ultimi ed inaspettati sviluppi, assumerà un valore ancora più significativo. Si lancerà sia alle compagnie petrolifere che al governo nazionale un unico messaggio, pacifico ma risoluto: i pugliesi le trivelle nel loro mare non le vogliono.

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