Dieci cose che forse vi sono sfuggite della Fòcara 2012

10. La rassicurante svampa di Red Bull alla stazione. Il benvenuto che uno non si aspettava, nel cuore della Valle della Cupa vinicola: signorine buonasera in Mini Cooper targateSalisburgo pronte a dispensare, non prima di un sorriso, il nettare color del colorante della Big Babol addizionato con taurina. Da abusare con moderazione, anche perché Cliocom a Novoli aveva allestito uno spaziotenda hospitality, non un tendone-ospedale.

9. Nel frattempo, si diffondeva il BBC. Il BBC è una formidabile mistura di Baileys, Caffè Borghetti e Cointreau, resa disponibile dai suoi creatori (Vincenza De Luca e Simone Pati) in varie proporzioni, tutte segrete. Il concerto di Roy Paci e Daniele Silvestri non era ancora iniziato che già il BBC era la bevanda ufficiale antisciarpiscio* della Fòcara 2012, candidandosi a restarlo almeno fino a che un’alternativa realmente valida non sia fornita da qualche nuovo ingrediente, e Sant’Antonio Abate non voglia che sia la Red Bull di cui sopra.

*Dicesi sciarpiscio quel fenomeno di cantilenante pastosità che crea un involtino primavera fra la tua lingua e le parole che non ti ho detto quando sei ubriaca.

8. Le rare birre Birranova di Triggianello (disponibili l’Abboccata come rossa doppio malto e la Trebbiana come alternativa bionda, più leggera) servite alla spina dall’unico vero zozzone elitario della festa: quello della Cantina Guerrieri, dotato perfino di salsicce abbastanza sopra la media e che dunque avrebbe trionfato su ogni rivale, se solo non fosse stato anche il più lento nel servizio.

7. Il bagno di assessori di cui la folla ha goduto. Diverse giunte del territorio panpugliese erano presenti, da Massimo Alfarano in rappresentanza del Comune di Lecce a Nicola Fratoianni, che difendeva i colori di quella regionale. Mentra @AlfioDomina tentava l’approccio al quadrante Olivotto del buffet della summenzionata area hospitality, Fratoianni tracciava lunghi e contorti sentieri di ammirazione e risatine fra le giovani donne assiepate. Le quali cercavano di opporre resistenza, da una parte, al fascino dell’assessore; dall’altra, alla possibilità che egli lasciasse l’abitato del Comune di Novoli anzitempo, ovvero prima che finisse il loro tempo delle mele.

6. Lo spettacolo piromusicale di per sé, anche senza contare che c’era Raffaele Fitto a portata di lapillo, per tutta la sua durata. È stato uno show imperdibile soprattutto vedere le prime fiamme sprigionate dall’alto della piramide di fascine fondersi visivamente coi fuochi d’artificio. E allo stesso tempo udire gli scoppi dei fuochi andare a tempo cogli amplificatori della musica.

5. Le cifre che sparavano gli umarells novolesi doc su quanto siano costati i famosi e controversi cavalli. Fino a 50.000 euro quello turchino, sostenevano i più scuri in viso. “Anche perché le gambe quiddrhu le porta tutte e quattro”, motivavano. I più visionari, da par loro, erano intorno al fuoco ancora fino a notte fonda, e continuavano a insistere gesticolando con veemenza nel chiaroscuro sul fatto che sarebbe avvenuto il miracolo; che non poteva essere; che la Fòcara li avrebbe rigettati, che non sarebbero mai bruciati insieme con le fascine. E invece, anche questo simbolo – riuscitissimo, non meno delle fascine stesse – del presente che diventa passato, è scomparso nella cenere con tutti gli altri emblemi agricoli, pagani, sacri o solo profani dello scorso anno e degli scorsi secoli, che la Fòcara aveva voluto con sé anche quest’anno in piazza Tito Schipa.

N.B. I cavalli di Mimmo Paladino non sono costati un euro al Comune di Novoli.

4. La vera, sana, autentica Fòcara dance, che sta diventando un appuntamento fisso almeno quanto quella piro-musicale. Non importa se sia Cesare Dell’Anna a mettere fiato alla tromba, o Roy Paci a dirigere l’orchestra. Alla Notte della Taranta forse non si suda, per espellere tossine misto malumore, evitando ogni contatto fisico non strettamente necessario? Orbene, alla Fòcara si balla – nelle giacche a vento, nei piumini, nei cappucci, nei paraorecchi – per non congelare. E un lapillo mi prenda se anche le più schizzinose delle campiote con parka Woolrich – additate subito come “principesse” – rifiutano mai il braccetto foss’anche al più modesto dei giovanotti, senza badare al taglio della giacca né tantomeno alla macchina, parcheggiata del resto talmente lontano da non contare più della foga, del calore, dell’amore.

3. L’area hospitality ad accesso ristretto più aperta che mai. Una vera prova di ecumenismo, quasi rivoluzionario. Al termine dello spettacolo piro-musicale, chi si trova nei pressi del tendone vip viene lasciato comparire al cospetto degli invitati dotati di pass, o più che altro avviene viceversa. I maligni dicono che il salvacondotto sia stato concesso per via della mancanza dei tradizionali applausi che seguono ai fuochi d’artificio. Altri dicono che sia solo stato un gesto di democraticità autentica. In ogni caso, ogni possibile accenno di rivolta è presto sedato nell’Olivotto, disponibile anche in formato panettone. Il baccanale ha inizio. In men che non si dica, addio buffet, addio piattini, ma benvenuta festa popolare che prende il sopravvento su tutto. Dov’è finito il carpaccio di branzino marinato agli agrumi, che fino a un attimo fa era impiattato in un cespo d’insalata? Poco importa. Anche lo stand Mottura, modello di discrezione e compostezza, viene assalito. Perfino dalla scultura di carciofi, friselle e pomodorini creata da Rosamaria Francavilla e da Valentina D’Andrea cominciano a sparire parti fondamentali per la staticità dell’opera. Al povero senatore Maritati – sposo della Francavilla – non resta che godersi lo spettacolo della sua (tipica?) cena che razziata dalla folla, con un tipico effetto Versailles 1792, visto pure il taglio ancien regime donato dalle bravissime artiste a quell’abito commestibile.

2. Come ogni anno, senza che abbisogni di altre presentazioni, il mastro crêpparo acrobatico.

1. Il commento-capolavoro lo pronuncia un “ospite” che, poco dopo aver utilizzato uno dei bagni chimici Tailorsan, situati alle spalle dell’area hospirality, si accorge magicamente che dietro la plastica si muovono incessantemente le cento, mille ombre degli invitati. C’è tutto un mondo oltre la tenda: un delizioso presepe vivente appena appena fuoristagione. E lui è talmente mmirato da quel circo che non può fare a meno di esclamare, nella sua stupenda ingenuità, all’amico al cellulare: “Vieni, Tonio, stanno cani e porci”.

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5 thoughts on “Dieci cose che forse vi sono sfuggite della Fòcara 2012

  1. bello e simpatico l'articolo…complimenti

    ne approfitto per chiedere se qualcuno di voi sa dirmi il nome dell'artista che si è esibito prima dell'orchestra del fuoco: indossava una parrucca e suonava uno strano strumento, il cui suono però mi piace particolarmente…grazie

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