Parte la linea 3. La festa mesta del filobus di Lecce

Per gli amanti del paradosso, del grottesco, dei venti incrociati di fortuna e cattivi auspici è stato un gran giorno. Il Filobus di Lecce è stata inaugurato per la seconda volta. Quella definitiva. E se alla prima inaugurazione, avvenuta in piena campagna elettorale nel 2007, i politici sgomitavano per esserci, a questa seconda inaugurazione di politici non se ne sono visti. Nanche il sindaco Perrone ha ritenuto di esserci.
C’erano però tanti giornalisti, che, profittando dei pasticciotti di Alvino offerti direttamente sul mezzo, hanno dato fondo al repertorio di battute e ironie (quelle poche che sono rimaste da fare) mentre la linea 3 attraversava i viali attorno al centro storico. C’era Gianni Peyla, prima politico ora tecnico (è il presidente di Sgm) e l’ingegnere Pasquale Borelli, direttore d’esercizio del filobus (cioè l’uomo che ha accettato l’incarico – per i più impossibile – di farlo funzionare).

Mentre il filobus girava – in una amosfera da gita scolastica – si potevano leggere sui quotidiani locali gli sviluppi dell’inchiesta su questa opera pubblica da 23 milioni di euro. Forse sono stati questi articoli a far destistere il dirigente del settore Mobilità Sergio Aversa dal prendere parte all’inaugurazione. E se non si poteva fare a meno di sperare positivo percorrendo per la prima volta la linea 3 (che sarà gratuita per un primo periodo), allo stesso modo non si poteva non sentire un certo disagio, seduto su uno dei 27 seggiolini di quello che è un vero e proprio “corpo del reato”.
Insomma, una “festa mesta”, direbbero i Marlene Kuntz. Solo in parte rallegrata dal siparietto di Peyla che offre i pasticciotti ai cittadini  fermi alle pensiline. Operazione simpatia, insomma, per un’opera che chissà se nell’immaginario dei leccesi riuscirà mai a passare da “delitto infame nei confronti dei leccesi, sfregio ai danni della città d’arte, truffa giocata sulle spalle dei cntribuenti” a “cosa buona per la città”. Ci vorrà un gran lavoro. E qualche provvedimento politico serio.

Così, anche se alla politica locale oggi fa quasi schifo toccarlo questo filobus, la politica stessa dovrà invetarsi il modo di rendere utili quei milioni (23) di euro spesi per realizzarla. E lo dicono anche Peyla e Borelli: “Se non si allarga la zona pedonale, c’è poca speranza che i leccesi comincino a usare il filobus”. E, di conseguenza,  rendere sostenibile per le casse della Sgm il servizio. Così, volente o nolente, le strade sono due: o si smantella il filobus (e, per la rabbia accumulata, si potrebbe risparmiare dotando i leccesi di martelli e chiavi inglesi); o si rende Lecce una città pedonale, utilizzando i bus urbani per collegare le periferie al centro e il filobus per servire la zona vietata alle auto. Questo appare sufficientemente chiaro.

Soprattutto a chi, prendendo parte a questa strana inaugurazione, si sofferma accanto all’autista. E nota, con lui, che i leccesi non lasciano libere le corsie riservate. Che il traffico automobilistico intasa, eccome, il percorso del filobus. Che la gente, al passaggio del mezzo, letteralmente, lo maledice. “Ha istu ca sta passa la giostra?”, dice un commerciante a un suo cliente, sulla porta del locale, su via Cavallotti. Una giostra costata cara, e poco divertente da inaugurare. Ma con la quale chiunque si troverà a governare la città di Lecce non potrà prescindere dal misurarsi.

Da oggi, comunque, la linea 3 del filobus c’è. È gratis e si può usare per andare dalla stazione alla villa, da Porta Napoli al mercato dei fiori, dal Castello Carlo V al Tribunale. I leccesi, gente curiosa, un giro di giostra se lo faranno. “Prima di tutto dobbiamo offrire un servizio di grande qualità, per far affezionare la gente”, dice Borelli. In bocca al lupo.

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