Come funziona la trappola Facebook di Loredana Capone

Da questa settimana, la comunicazione socialmediale della scena politica leccese non è più la stessa. Con un intervento che ha lasciato esterrefatta gran parte dei curatori del profilo pubblico di Loredana Capone – Paolo Perrone è intervenuto sulla bacheca della vicepresidente regionale. Qualche commento più tardi, cosa che invece non ha stupito nessuno, Perrone era stato già  sbranato vivo dai Capone boys (in questi giorni compatti più che mai, probabilmente grazie alle prove del canto elettorale che hanno preparato per la loro candidata).

A tratti, la presenza inopinata di Perrone nella pagina della Capone ha ricordato l’episodio indimenticato de “Il tifoso l’arbitro e il calciatore”, quando Pippo Franco si ritrova col cappellino della Roma nella curva della Lazio. Paolo è caduto nel tranello di una provocazione che era stata scritta apposta per lui, sfruttando a pennello i suoi punti neri politici: in primis la presunta debolezza alle secondarie, condita con una spruzzatina del tema del cazzeggio amministrativo, che è sempre l’allarme rosso – comunicativamente parlando – di ogni esponente del godereccio centrodestra leccese. Soprattutto da parte di una candidata che sembra dormire al massimo un paio d’ore a notte, su un materassino fatto di iPad.

Da quel giorno, un fatidico giovedì alle 17.17, niente è stato più lo stesso. Sono questi i momenti storici che emendano regole non scritte elaborate nel corso di mesi, forse di anni. Il cambio di rotta per i nostri politici locali è stato subito netto né più né meno di quanto accadrebbe a Repubblica.it se un giorno citasse e linkasse correttamente, che ne so, 20centesimi.

Le parole nero su wall di Perrone hanno squarciato di netto il cielo di carta che fa delle pagine fan dei politici leccesi un teatrino chiuso, imbellettato ad uso dei fan e dei loro principali referenti nell’organizzazione di partite di calcetto. Hanno fatto dialogare due pagine Facebook fra cui sembrava vigere un’incomunicabilità che dire novecentesca è dire poco.  D’ora in avanti, la posta in gioco per ogni messaggio politico locale, sui social, sarà più alta: il pubblico si aspetterà queste incursioni, queste interazioni e, se non ne avverranno, per contrasto le attività delle pagine saranno ancora più noiose, inusabili, perdigiorno di quanto non lo siano mai state fino a mercoledì.

Neanche il doppio status “mortale” – con avvitamento – dell’assessore comunale ai Trasporti Giuseppe Ripa, sarebbe stato preso tanto sul serio senza quella rottura della tradizione del citare (leggi, in questo caso, prendere per le orecchie), che almeno per questa campagna elettorale separa due epoche fondamentali della socialcrazia salentina: quella in cui su Facebook si giocava e basta e quella in cui su Facebook si gioca, ma se cadi e ti fai male poi prendi pure mazzate di sopra.

Infatti, a partire dall’intervento di Perrone di giovedì, è stata solo questione di qualche ora e, a turno, mezza giunta comunale è andata a fare compagnia al suo sindaco nella “rete” tesa dalla Capone. Il secondo a perdere la pazienza è Attilio Monosi. Segue da presso Massimo Alfarano. Conclude in bellezza il caso Ripa.

Tutto questo centralismo della bacheca della Capoe non si verifica mai per l’effettiva irresistibilità degli argomenti usati dalla candidata, ma bensì per quel gusto del pizzicare sui punti deboli che, se non appartenesse al caschetto d’oro più famoso della Puglia, saprebbe un minimo di troll informatico, di disturbatore, di agitatore professionista di commentari web.

Ne esce rafforzatissima, ça va sans dire, la Capone. Che non solo può vantare, così, la bacheca più “hot” del momento. La bacheca in cui esserci. La bacheca senza la quale se sei antiomofobo godi solo a metà. Ma che, giocando sempre in casa, senza che Perrone e tantomeno Monosi o Alfarano abbiano la forza di spostare il dibattito presso le loro sedi socialmediali (e dunque esponendole al fuoco dei loro fan e organizzatori di partite di calcetto), vince sempre in partenza. Perché su Facebook il pubblico non è mai solo il dodicesimo giocatore: è anche l’arbitro, i guadalinee e il quarto uomo, se è per questo.

Uno legge quello che Ripa ha scritto di Vendola, senza che nessun medico o spin doctor glielo prescrivesse, sul suo profilo Facebook. E gli viene in mente che la libertà d’espressione è una gran cosa, finché non conosci alcuni elementi della giunta Perrone. Ma quello di Ripa sarebbe rimasto un messaggio ad usum fascistelli, se la Capone non avesse sfruttato la situazione superando, in furbizia, qualunque record di demenza assessorile mantovaniana. Non solo la Capone riprende puntualmente il verbo di Ripa. Ma con un semplice quanto diabolico stratagemma inchioda tutti alla verità, a quell’unico scripta manent di Facebook che sono gli screenshot.

Emerge tutta l’astuzia del nuovo conio della Capone social. Poche emozioni, messaggi fermi e precisi per una campagna che non vuole stupire per contenuti originali o innovativi, ma marciare sugli errori degli altri. A volte solo cavalcandoli a volte, per le emozioni più forti (quelle del sabato sera, sempre grazie a Ripa) contribuendo a provocarne. E’ questo il nuovo corso del social media usati per propaganda, ops, per marketing politico? Evitare il più possibile di produrre contenuti originali e aspettare, in agguato, le malefatte degli altri, di cui certamente si può dire di tutto tranne che non siano, a modo loro, autentiche e spontanee? I social network non erano tutta un’altra cosa? Siamo già alla loro decadenza?

Non ci erano forse stati presentati come la culla dell’avvicinamento della gente alla politica e della politica alla gente? La risposta a queste domande ancora per qualche tempo solo “diversamente retoriche” ci verrà data nei prossimi giorni di questa anomala  campagna elettorale per le primarie e per le secondarie insieme.

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5 thoughts on “Come funziona la trappola Facebook di Loredana Capone

  1. Visto il fiorire di pagine fan ed account twitter degli ultimi giorni, pensavo proprio qualcosa di simile a quanto hai scritto nel finale.

    Fino ad oggi i social network, per un leccese, erano ancora un'isola più o meno felice, ora anche lì è cominciata la colonizzazione politica e l'effetto potrebbe essere piuttosto svilente, specie se accadrà qualcosa di simile a ciò che sta avvenendo su twitter con l'invasione dei vip: schiere di fan che implorano le varie barberedurso di seguirle o di retwittarle.

    Spero che non vada così, ma che anzi la "lettura" del politico socialmediale stimoli di più il senso critico.

  2. Quando avrete finito di farvi ste pugnette su faicebuuk spero iniziate ad andare in piazza e sui marciapiedi a cercare di sentire la gente altrimenti quelli del M5S con i loro banchetti vi ruberanno tanti di quei voti che vi verrà da piangere.

  3. Ma tanto sono le addette stampa della Capone, mica lei che scrive::vorremmo sapere gentilmente se hanno il contratto e quanto prendono le signorine adette stampa? SONo in nero?SOno i soldi della regione puglia quelli usati per fare la campagna elettorale a Lecce della Capone?Chi sono i portaborse della Capone?

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