Il sindaco, il vescovo e la bianconiglia in libera uscita

Basta poco per scandalizzare Lecce o, meglio, le sue istituzioni temporali e spirituali. Basta una donna nuda con il corpo dipinto di bianco e il volto coperto da una maschera di coniglio. Basta una performance di arte contemporanea (autore Franco Losvizzero) nel cuore del barocchismo architettonico e culturale il sabato sera. Basta questo, e dove non arriva la comprensione si urla allo scandalo.

L’indecorosa performance di un’attrice mimica mascherata ma completamente nuda ha sfilato lungo il corso Vittorio Emanuale esibendosi davanti al Duomo e nei pressi della chiesa di San’Irene lascia perplessi su certi modi di intendere l’arte che, a volte, si liberano troppo dalla civile decenza, diventando, a di dir poco, molto discutibili.

Certo, il vescovo è il vescovo. Da lui non poteva che arrivare la scomunica.

Di certo, poi, essendo io un italiano medio, senza particolari competenze artistiche, non posso dire se quella dell’altra sera sia stata arte o mera provocazione, ma posso affermare con grande serenità che, arte o non arte, quella performance mi è sembrata inopportuna per il luogo in cui si è svolta: in una galleria d’arte o in una discoteca sarebbe pure accettabile, sul corso di Lecce, di sabato sera, proprio no. In questo senso comprendo le perplessità dei genitori e dell’Arcivescovo: non era né il luogo, né il tempo adatto per quella passeggiata fuori dal comune.

E Il sindaco è il sindaco. Da lui non poteva che arrivare un po’ di moralismo “medio” come il leccese/italiano che è dentro ognuno di noi. Soprattutto in campagna elettorale.

Ma Lecce non è né il vescovo né il sindaco. Non solo, almeno. E meno male.
Oltre l’arzigogolo barocco e lontano dai precetti tempo/spirituali esiste una Lecce con un’insaziabile necessità di discontinuità. Ebbene sì, esiste una Lecce che nonostante tutta la provincialità che si compete a una cittadina di 90mila abitanti del Sud Italia, ha la sensibilità di apprezzare una performance come quella vista sabato sera nel suo centro storico. O anche di criticarla senza però restare impantanata nella nudità sconvolgente di un corpo di donna.

E questo perché esiste la profonda convinzione, a volte solo istintuale, che gli scandali risiedano altrove; tanto in un paio di Hogan nere abbinate a pantaloni finto jeans blu scuro, quanto nella desolante inadeguatezza culturale di certa classe dirigente, clero incluso. Insomma, esiste una Lecce laica e contemporanea che quando una donna con la maschera di coniglio si aggira per il centro storico nuda come mamma l’ha fatta, si sente al riparo dall’indecoroso. Spiriturale e temporale.

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6 thoughts on “Il sindaco, il vescovo e la bianconiglia in libera uscita

  1. sono perfettamente d'accordo con l'autore di quest'articolo. il vero scandalo è questa classe dirigente (estendo il problema a tutta l'Italia) così poco preparata culturalmente, umanamente, spiritualmente. Secondo me, il sindaco non ha realmente provato sconcerto, ma ha dovuto recitare la parte dell'indignato per ottenere l'appoggio della società moralista/benpensante/bigotta italiana. che schifo.

  2. Il solo problema è l'assoluta vacuità della scena culturale leccese.
    Una coniglietta nuda, una scoreggia vaporizzata all'elio, un flash mob culturale o teatro per strada: poco cambia, sarebbe stato lo stesso. Si vaneggia sul nulla perchè non c'è nulla a cui commisurarlo. Lecce è culturalmente morta già da un po': lo si legge nella misura in cui un articolo è scritto per denunciarlo, ovvero per sviscerare dinamiche teoriche, politiche, culturali elementari che in molte città del mondo minimamente acculturato sono ormai prassi.

    Sono sempre più convinto che valga la pena andare altrove: a noi ragazzi non spetta pensione, futuro o diritto del lavoro che ci tenga (ancora) qui, sopratutto se lavoriamo con cultura e terzo settore.
    Convincetemi del contrario, ve ne prego.
    I tempi del colonialismo e delle redenzioni sono finite.
    Sono finiti gli anni '90, baby.

    Adieu.

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