Il governo Monti e la soluzione democratica

Non c’è alcun dubbio che l’Udc (con i suoi deboli soci) sia tentata dalla suggestiva ambizione di rappresentare il “pilastro” dell’attuale fase politica. Si aprono per il partito di Casini succosi scenari. Intanto per ricompattare tutto quel personale di provenienza cattolica che nel PdL di Berlusconi rischiava di vivere l’ultima stagione politica.
Non è un caso che Fitto, poche ore dopo la caduta del governo di cui era ancora caldissimo ex-ministro, salutava con sgradevole entusiasmo il nuovo esecutivo. Del resto è abbastanza noto il fatto che tanto nell’estromissione di Berlusconi quanto nella formazione del nuovo esecutivo, il ruolo del “mondo cattolico” (Banche internazionali e popolari, Compagnia delle opere, associazionismo e volontariato sociale ecc) sia stato determinante.
Forse pari solo a quello del Presidente della Repubblica.

Intorno a Monti e al suo esecutivo si sono andate aggregando forze economiche politiche e sociali diverse (dalla finanza cattolica a quella di cultura azionista, dal sistema imprenditoriale italiano a consistenti settori del sindacato, dai moderati del terzo polo, alla sinistra). Un vero e proprio fronte di liberazione nazionale, sostenuto dall’80 per cento del Paese, e tenuto insieme da un unico obiettivo: liberarsi dal vecchio satiro. Un fronte talmente ampio che difficilmente si accontenterà di interpretare un ruolo marginale della nostra vita politica. Ma punterà a un autonomo protagonismo con buona pace del povero Casini che credeva fosse arrivato il suo momento. Non c’è dubbio che il segno prevalente a questo nuovo Governo – che comunque inaugura la Terza Repubblica – non l’abbia dato la politica, né tanto meno la sinistra.

La politica paga gli ultimi anni di totale afasia. Le tragiche giornate parlamentari divenute famose per la compravendita dei voti, il protagonismo di uomini come Scilipoti o Milanese e l’affermarsi di un mondo di corruzione e ricatti (che coinvolgeva sia il Premier, che i suoi principali Ministri) hanno finito con il delegittimare l’intera area politica nazionale.
Non solo, ma hanno rischiato di aprire varchi terribili a ipotesi ancora più devastanti dal punto di vista economico (il fallimento del sistema Italia) e istituzionale (l’affermarsi di poteri tanto forti quanto oscuri) da far rimpiangere gli anni che stavano alle nostre spalle.

Ecco perché l’ipotesi Monti ha obiettivamente rappresentato, in una crisi dagli esiti terribili, una soluzione “democratica”, che andava sostenuta. Ma non c’è il segno della sinistra.
Non c’è nelle prime iniziative economiche del governo Monti, come non c’è in Europa, il segno di un riformismo di governo capace di contrastare le scelte della Merkel o dei tecnocrati del Fondo Monetario Internazionale. Insomma nessuna illusione. Senza la politica dei democratici non si esce da questa situazione. Non ci riuscirebbero Monti e Passera, figuratevi Casini e Rutelli.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

One thought on “Il governo Monti e la soluzione democratica

  1. "Senza la politica dei democratici non si esce da questa situazione".
    Quale è, o sarebbe, la politica dei democratici?
    Detta così sembra solo una dichiarazione di fede…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *