Aspettando la Capone la sfida è socialmediale
Il primo a presentarsi ai nastri di partenza delle primarie del centrosinistra leccese è Carlo Salvemini. “Scegliamo insieme, cambiamo davvero”, questo il claim della sua campagna elettorale elaborato da Paz e Incima, le due società che cureranno la comunicazione. Salvemini si presenta alle Officine Cantelmo in stile minimale – macbook e proiettore -, con un’idea comunicativa al momento soprattutto virtuale: tanta tecnologia e socialmedialità. A breve, chiarisce, in arrivo anche il comitato elettorale.
La cifra comunicativa è quella che ti aspetteresti da chi nell’ultimo anno è stato sulla scena della politica cittadina con un blog, affidando gran parte della sua presenza mediatica ai social network. Facebook, Twitter, Foursquare, un sito bloggizzato e, dulcis in fundo, un app “about me” di tutto rispetto.
D’altra parte Loredana Capone, c’è da scommetterlo, non sarà da meno. Lei presenterà la sua candidatura domani pomeriggio, sempre alle Officine Cantelmo (ohibò!), con non meno attenzione verso le nuove tecnologie della comunicazione. La vicepresidente della Regione Puglia lancerà il “racconto di una nuova Lecce”, così scrive nell’incipit del suo invito fatto recapitare, guarda un po’, attraverso il suo profilo Facebook.
Si annuncia una campagna elettorale socialmediale, di sicuro la più socialmediale che Lecce si ricordi. E se è vero, come sostiene Derrick De Kerckhove, che “la virtualità raddoppia la società reale”, allora ci sarà anche da divertirsi.
Sullo “stile Salvemini” poco da aggiungere al già noto. Forse troppo politically correct per essere quello di un outsider dei partiti, com’egli si è definito, quindi tecnicamente con più ampi margini di spregiudicatezza. Eppure Salvemini sceglie uno stile pacato. Anche il claim, rigorosamente declinato alla prima persona plurale, non è di quelli che prendono alla pancia.
D’altra parte Salvemini è un outsider solo partiticamente parlando; sul piano politico è un insider a tutti gli effetti. Il fatto stesso di aver deciso di affrontare una campagna elettorale in beata solitudine economica senza un partito di supporto è sintomo di forte presa di posizione politica. C’è chi ama aggettivizzare tutto questo con la parola “radicale”.
Eppure l’invito che l’ex segretario cittadino dei Ds rivolge a Loredana Capone (e non solo a lei) non ha i toni ruvidi della radicalità: abbandonare la casacca del partito per affrontare le primarie con spirito di coalizione. La partita non è Salvemini contro il Pd o il Pd contro il resto del mondo. La partita, dice lo stesso Salvemini, “è del centrosinistra”. E tale dovrà dimostrarsi per essere anche elettoralmente produttiva in prospettiva “secondarie”.
E poi è noto che il verbo salveminiano affascina segretamente l’elettorato del Pd almeno quanto quello caponiano uffialmente lo entusiasma. Lo stesso Salvemini sa – e lo dice esplicitamente – di potersi rivolgere con ragionevole efficacia a un certo elettorato del Pd. E lo sa anche Loredana Capone, che invece, da parte sua, dovrà preoccuparsi di pescare fuori dal bacino democratico per passare indenne le primarie.
Ma questo viene dopo. Al momento siamo solo ai blocchi di partenza e, a giudicare da come si stanno mettendo le cose, stiamo per tuffarci in un’abbuffata politica di “mi piace” e “pagine fan” in un vorticoso intreccio di amici che stanno un po’ di qua e tanto di là. Il che è certamente interessanete ma può avere delle controindicazioni da tenere presente.
A questo proposito viene in aiuto l’ultimo post di Qualcosa di sinistro, blog ventesimale di Fabio Casilli.
[...] Provo un certo fastidio quando su Facebook mi arrivano le richieste di adesione alle cosiddette “pagine fans” di questo o quel politico, di questa o quella istituzione pubblica, società di servizi, ecc. E ancora più fastidio provo nel fatto che, per accettare, dovrei cliccare sul tasto «Mi piace» di quelle pagine. Come a dire: apprezzo quello che fai, come sei, come amministri o fai opposizione, a seconda dei casi.
Già fatico a condividere l’abuso che, sul social network più famoso al Mondo, si fa del concetto di «amicizia»: come nemmeno tra le cosche di Cosa nostra, infatti, siamo un po’ tutti “amici degli amici”, “amici degli amici degli amici” e così via.
