Perché gli studenti hanno fatto bene a non esserci

Mentre al centro cogressi Ecotekne il magnifico rettore dell’Università del Salento Domenico Laforgia consegnava la laurea honoris causa in “Dinamiche interculturali e mediazione linguistica” al cardinale Metropolita di Cracovia Stanislaw Dziwisz, allo Studium 2000 gli studenti della stessa Università occupavano la struttura per protestare contro i disservizi. Obiettivo dei rivoltosi: tenere aperta la biblioteca fino a sera.

Riusciremo in quello in cui la nostra amministrazione fallisce da anni. E’ avvilente pensare che chi è pagato per offrirci un servizio non sia in grado di attivare delle delibere del 2009.

E nello stesso momento in cui i ragazzi abbozzavano un pranzo molto fast e poco food per non disperdere il presidio, sua eccellenza Dziwisz era nemmeno a metà della sua lectio magistralis.

La risposta del papa, che era ed è la risposta della Chiesa, è la verità di Dio che per amore ha creato l’uomo a sua “immagine e somiglianza”, lo ha redento con la sua passione e risurrezione e lo ha chiamato alla vita eterna in un’unione perfetta con Lui stesso.

Al netto della decisione di inaugurare l’anno accademico nel modo in cui è stato fatto – ecumenciamente – c’era qualcosa di molto triste nella cerimonia di stamane. Vuoi per la lentezza del format e vuoi che la sfarzosa organizzazione strideva con il grido di lamento del mondo accademico, fatto sta che vedere a Lecce i dieci presidi di facoltà (più rettore) schierati come i giudici di un talent show da fascia protetta produceva un senso di straniante inadeguatezza. Che si rafforzava nel momento in cui la quasi totale assenza di under 50 si rendeva inconfutabile. Se non fosse stato per la nutrita delegazione di occhi a mandorla accorsa per celebrare il successo di Alizia Romanovic, preside della facoltà di Lingua e letterature straniere, nonché artefice del filo diretto con il Clero polacco, il colore dominante della sala congressi sarebbe stato il bianco delle chiome accorse a rendere omaggio all’Ateneo salentino.

Insomma, gli studenti, un po’ per naturale indisponibilità alla noia un po’ per presa di posizione politica, disertavano l’inaugurazione dell’anno accademico, alla quale invece non mancavano nutrite delegazioni del mondo della magistratura, della politica, dell’accademia, del clero, delle forze dell’ordine, del giornalismo e persino dell’imprenditoria.

In quella situazione di sospensione dalla realtà gli studenti non potevano che stare altrove. Ovunque ma non nella sala congressi dell’Ecotekne, dove le pur condivisibili – e per certi versi sorprendenti – parole del rettore avevano il limite di divenire parte dell’arredamento man mano che venivano pronunciate. E non per debolezza; ma per la spugnosità antropologica dell’ecosistema accademico tempestato di quella classe dirigente in grado di rappresentare solo se stessa.

Chi ha progettato un’istruzione orientata alla crescita economica non ha interesse a formare cittadini in grado di riflettere criticamente sul presente o sul modo in cui l’etica è sottoposta alla superiorità della tecnica o del profitto; mentre noi siamo fermamente convinti che a tutti gli studenti universitari dovrebbero essere offerti corsi di materie umanistiche per stimolare il pensiero critico, in senso socratico, e per allontanarsi dalla tentazione di conformarsi all’autorità e di resistere alle pressioni sociali.

E sarà stata proprio la necessità di “riflettere sul presente” che stamane spingeva gli studenti a occupare la biblioteca piuttosto che celebrare la lectio magistralis del cardinale Dziwisz. Alla quale hanno finto di appassionarsi a vario titolo in molti.

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