Il Convitto Palmieri e l’equazione leccese della socialità by night

Nel paese Mondo l’equazione sociale che regola le dinamiche di certa aggregazione giovanile è sempre la stessa; da nord a sud. Due gli elementi fondamentali: droga e alcol. E Lecce non fa certo eccezione.
Se si tracciasse una mappa storica delle carovane nomadi del cazzeggio cittadino post cena ci si renderebbe presto conto che l’incontro fisico di molte tribù giovanili avviene attorno a un punto di riferimento commerciale in grado di vendere alcolici a buon mercato. Miele per le mosche del piccolo spaccio.
Era così in piazzetta Giorgio Baglivi ai tempi dell’Angiulinu by night, in via Palmieri ai tempi d’oro dell’Orient Express, di nuovo in piazzetta Baglivi quando venne fuori il Pocahontas con le Dreher “corrette” e poi a Porta a Napoli con l’Eurobar (non ce ne vogliano Michelino, il vecchio Toto, il Paranà e Sciaquitti e tutti gli altri luoghi che nel bene e nel male hanno fatto la storia della socialità leccese). Oggi è piazzetta Giosuè Carducci ad andare per la maggiore. Il binomio non è cambiato, c’è l’alcol “alto risparmio-bassa qualità” del New Caffè Italiano e c’è lo spaccio di droghe leggere e diversamente pesanti di gruppi più o meno organizzati di giovani pusher. Ma, soprattutto, c’è tanta gente che sui gradini del Convitto Palmieri trascorre le proprie serate in un mix di umanità ai margini della convivenza.

Il che, come dimostra il recentissimo pestaggio di Ilias Miah, il venditore di rose bengalese, non costituisce un semplice problema di decoro urbano – puzza di piscio, scritte sui muri, schiamazzi notturni più o meno leciti – ma di pubblica sicurezza. Insomma, Piazzetta Carducci sa essere un posto pericoloso. Come sottolinea Carlo Salvemini sul suo blog, intervenuto di recente sulla questione dopo essere andato a trovare il malcapitato bengalese in ospedale:

Dobbiamo prendere consapevolezza che non siamo più soltanto di fronte ad un problema di vivibilità e decoro urbano da risolvere, ad esempio, con la recinzione di P.tta Carducci. O con il solo aumento delle telecamere di sorveglianza. Ci troviamo nel pieno di una questione di ordine pubblico che come tale deve essere affrontata non delegandola a chi non ha poteri in tale senso (le forze di polizia municipale).

Ben inteso, quello di Ilias Miah non è che l’ultimo episodio, forse il più grave, avvenuto nell’arena naturale del Convitto Palmieri. Risse e contatti ai limiti della degenerazione sono appesi come panni sporchi lungo un sottilissimo filo di convivenza. E questo avviene perché i due elementi di aggregazione – alcol e droga – sono talmente trasversali che riescono a far coesistere negli stessi metri quadri aggregazioni di anime tra loro molto lontane, anche generazionalmente. Il razzismo, in questa storia, c’entra poco. Forse niente.

E mentre il sindaco Perrone (anch’egli accorso al capezzale di Miah in ospedale) promette più telecamere e il rinforzo economico del Progetto Sicurezza in tutto il centro storico, c’è una piccola porzione della città vecchia in ostaggio della demenza seriale di qualche ventenne frustrato che ama picchiare in modalità “branco” chi non sa o non può difendersi. La cosa peggiore è l’ostentazione con cui si perpetra questo rituale violento, il senso di impunità che rinvigorisce le viscere della demenza giovanile e al contempo crea una sorta di omertà di stampo mafioso tutt’intorno.
Prova ne sia il fatto che nonostante il pestaggio di Ilias Miah sia avvenuto sotto gli occhi di centinaia di persone (senza che questo abbia prodotto alcun tipo di imbarazzo nei confronti dei coraggiosi pestatori non professionisti), nessuno ha avuto il coraggio di denunciare.
Proprio questo è l’aspetto più frustrante dell’intera vicenda: l’incapacità di reagire civicamente alla violenza gratuita.
Dalle parti del Convitto Palmieri non c’è una pericolosa cupola mafiosa da affrontare, né una banda individuata di pericolosi malviventi, ma una sorta di ansietà epidermica causata dalla sensazione di poter toccare il fondo in qualsiasi momento. L’equazione non garantisce equilibrio.

Se piazzetta Carducci dovesse essere chiusa con una cancellata – così come è stato proposto di recente dall’amministrazione provinciale – sarebbe una sconfitta per l’intera cittadinanza. Perché negare l’utilizzo di quel salotto pubblico a tutti per colpa di qualche balordo?
Le varie situazioni a rischio sopracitate e che hanno fatto la storia dell’aggregazione giovanile non fighetta della città – piazzetta Baglivi, via Palmieri, Porta Napoli – si sono risolte “naturalmente” con la rinuncia del business della birra facile da parte degli esercenti di turno. Ciò non vuol dire che bisogna stare a guardare il protrarsi della legge del più imbecille, ma più che sull’abolizione fisica di piazzetta Carducci con improbabili cancellate, sarebbe più sensato ragionare sui due elementi imprescindibili dell’equazione sociale in questione. D’altra parte è matematico: quando una grappa costa meno di due euro qualcosa non va.

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7 thoughts on “Il Convitto Palmieri e l’equazione leccese della socialità by night

  1. Basta girare le stradine parallele al corso principale di Lecce per trovare le prostitute sulle porte delle loro abitazioni, lo spaccio indisturbato, ed il parcheggiatore abusivo ovunque: il tutto in una città che si dice culturale!Non è più accettabile!

  2. Magari il definire "non fighetto" il giro autorizza a reazioni "comprensibili"…L'alcool (come lo scrive la mia generazione non autarchizzata)in particolare le grappe e la droga fanno parte di una mitologia poco meridionale. Un volo in Spagna costa tipo dieci grappe alla loro…borsa nera, ma lo snobismo di chi legge mezzo libro e porta cinque lire in tasca impedisce di pensare oltre l'angolo della strada. Il vero "non fighetto" sta a casa e magari si guarda su una mappa le strade da consumare in estate, quando sarà possibile. Per fortuna i "bevitori santi" cresciuti a romanzicriminali e telefilm di raidue hanno le settimane contate… Che comincino a leggere e studiare davvero, invece che sfogare la loro impotenza di figli di papà con un uomo che ha le palle per cambiare paese… e vendere rose… Il loro dio vacilla…

  3. Non sono d'accordo, Fabio. Non è una soluzione accanirsi contro consumatori accaniti di romanzicriminali in versione videopocket: una tale categoria sociale esiste e ha diritto d'esserci, come la tua, come la mia (quale e come esse siano), almeno finché sanno garantire quiete e ordine pubblico per sé stesse e per le altre.
    Il problema è solo sociale e urbano, ovvero: la città (e la sua amministrazione) deve garantire il pacifico, stimolante e umano convivere di tutte le diversità sociali (sia che esse leggano gialli, rosa o noir e bevano mohijto con zucchero di canna du Brasil piuttosto che tracannino 'shottini' di vodka low cost). Che qualcuno sia fighetto, un non-fighetto o un ricercato fighetto, ciò non giustifica la città dall'espletare la sua funzione dimensionale di città, in cui ciascuno può vivere tutte le mille città che desidera, purché siano nel rispetto (sociale, umano e culturale) di tutte le altre diversità e della città stessa (unica e insieme plurale).
    La buona convivenza, quando le parti giocano male, spetta alla città e al suo saper essere… città.

  4. Però! giornale on line che vai lettori e commentatori che trovi. Poc'anzi mi dilettavo a leggere la medesima notizia trattata su un altro giornale on line leccese e i relativi commenti postati dai suoi lettori. Ve ne copio&incollo qui un assaggio, così, per condividere il gioco leggero e spassoso del parallelismo (Naturalmente l'articolo del giornale on line leccese è già significativo: " 'Movida violenta', controlli a tappeto. Aspettando le telecamere").
    Eccovi,dunque, alcuni commenti:

    1- cristian c.:
    non mi stupisce troppo che persone non di lecce non abbiano rispetto per la nostra citta , almeno non quanto il fatto che noi non ne abbiamo. una volta si diceva " lecce noscia" e ogni posto della citta' era come casa tua, questo mi dispiace, che si sia perso quel gene leccese che ci faceva essere fieri della nostra citta' e innamorati a tal punto da proteggerla……………………che tristezza!!!!!!

    2- Silvia D.:
    Le telecamere sono sicuramente un valido strumento di prevenzione ed un deterrente per i teppisti, ma sono i poliziotti, i carabinieri, i finanzieri, ecc. i veri tutori della sicurezza del cittadino. La loro presenza mi rassicura ed a loro posso rivolgermi se ho bisogno di aiuto… non certo ad una telecamera.

  5. condivido quasi tutto dell'articolo, ma…. direi di stare attenti alla questione denaro. Quindi un cocktail a cinque euro e il giro di cocaina sono una cosa migliore? perchè lì non accade niente? forse perchè la giacca firmata non va sporcata? o perchè il bianco dei muri garantisce il decoro, o perchè siamo gente intellettuale. Dunque a chi non può permettersi il fighetto o simil? si, potremmo dirgli di non bere, diventando antiproibizionisti. Non te lo puoi permettere?? stai a casa davanti alla tivù. sono domande non ho risposte…

  6. Non sono un abitudinario del Convitto Palmieri ma mi è capitato di passarci qualche serata, e devo dire che mi sento un alieno a leggere la descrizione che ne dà l'articolista. La piazzetta sarebbe una pentola a pressione pronta ad esplodere in qualsiasi momento ("Risse e contatti ai limiti della degenerazione sono appesi come panni sporchi lungo un sottilissimo filo di convivenza", scrive). Eppure guardando il popolare spot "Gente da convitto", che personalmente non mi esalta, emerge un'atmosfera piuttosto conviviale – manco a dirlo -, o comunque poco minacciosa. D'altro canto i "reagenti" che determinerebbero la pericolosità della piazzetta, alcol e droga, mi paiono diffusi anche nelle zone della movida c.d. "fighetta". Non dimentichiamo che ci sono state risse anche al Cin Cin Bar, in piena piazza, o al bar Leopardi, dove nel 2004 c'è scappato pure il morto.
    Insomma, i problemi di sicurezza possono anche esistere, ma attribuirgli questa drammaticità e, soprattutto, circoscriverli a dei luoghi di aggregazione spontanea mi sembra sbagliato. Di più, un'affermazione del genere sostiene implicitamente la tesi che l'unico divertimento legittimo sia quello alla corte dei lounge bar. Credo invece che siano da tutelare, e con energia, dei "polmoni" urbani per chi vuole passare una serata in compagnia senza necessariamente pagare consumazioni e assorbire sonorità di una certa moda. Spero che questo pensiero sia condiviso anche da Lefons.
    Per quanto riguarda invece il decoro, senza voler giustificare nessuno, chiedo: qualcuno di voi sa dove trovare un bagno nell'area della piazza? (provate a chiedere al New Caffè Italiano…).

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