Perché Bari è finita nei trending topic di Twitter

Per lungo tempo, fra i misteri meglio conservati della del web, ci sono stati i famosi “trending topic” di Twitter. Naturalmente, a parte il perché Ashton Kutcher abbia qualcosa come 4 milioni di follower (secutieddrhi) in più rispetto a sua moglie (che è Demi Moore, mica la figlia di Lino Banfi).

Considerati da molti le risposte ai principali problemi dell’esistenza – o quantomeno della giornata – questi “trending topic” (“temi di tendenza”), sono dieci serie di parole chiave al dì, selezionate automaticamente attraverso speciali algoritmi fra quelle più ricorrenti negli oltre 100 milioni di messaggi che, quotidianamente, gli utenti di Twitter si scambiano sui loro smartphone e sui loro computer.

Naturalmente, ai TT concorrono da sempre solo eventi di primo piano come guerre civili in zone subsahariane, elezioni presidenziali nordamericane, divorzi lampo di Kim Kardashian, concetti come VascoMerda e scapezzolamenti in diretta di Britney Spears.

Nel giro di qualche anno i trending topic sono passati da oggetto di venerazione da parte della solita casta di smanettoni, a strumento di marketing per i grandi brand, pronti a sborsare fior di dollari per accaparrarsi i cosiddetti “paid trending topic” (i trend a pagamento), delle vere e proprie inserzioni pubblicitarie in forma di breve testo camuffate da TT (il primo è stato aggiudicato alla Disney).

Da quando Jack Dorsey (fondatore di Twitter) e compagnia hanno deciso di rivelare al mondo almeno qualcuno dei segreti dietro al funzionamento dei TT, nulla è più stato come prima. E’ stato rivelato che i trending topic corrispondono agli argomenti che sono discussi su Twitter più in un dato momento che mai, prima. Dunque non sono soltanto gli argomenti più citati, ma i più citati fra quelli in qualche misura “emergenti”. L’incremento che li rende “trending” deve essere repentino ed esponenziale.

Quando gli algoritmi che regolano i TT sono stati regionalizzati, al punto che 10 TT italiani, in un modo o nell’altro, vanno portati a casa ogni giorno, la corsa alla strumentalizzazione di questa funzione di Twitter anche nel Bel Paese è stata vista subito come una miniera d’ora da parte di hacker e conoscitori di social media (quelli che avevano scoperto Twitter per primi, per intenderci, poi spodestati dal grigio diluvio mainstream della massa tweettante). Gente che voleva concorrere – a ragione o meno – a mettere in ridicolo la massa che, sul “loro” Twitter, passa il giorno a parlare di Justin Bieber, quando un tempo lì era tutta campagna (vale a dire: linguaggi di programmazione e lotta fra browser di Linux).

Fra la notte di sabato 29 e domenica 30 ottobre un vero e proprio atto di vandalismo socialmediatico è stato portato avanti con pazienza, dopo giorni e giorni di preparazione – giacché prima di sferrare l’attacco finale è necessaria riflessione o soprattutto coordinazione, considerato che si hanno solo poche ore per imporre un TT.

Si sono imposti come trending topic italiani di Twitter espressioni come “Quanto odi le doppie punte?”, “Dove avresti voluto abitare?” e l’ormai famigerata “Vorresti vivere a Bari?”. La maggior parte dei tweet, scritti principalmente in italiano e in inglese, che si ponevano queste fondamentali domande, ora è stato cancellato dalla faccia di Twitter in quanto atti di spamming.

Quel che resta è il dubbio se un TT come quello riguardante il nostro capoluogo regionale possa essere stato usato come veicolo di marketing dell’orgoglio barese e dunque creato da  devoti di San Nicola; oppure se invece non sia da annoverarsi fra le abituali “facezie” che dominano e dominavano in quella notte la lista dei topic. E dunque la burla di leccesi.

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