Chi vuole comprare i candidati di IoSud?
Più che il contenuto conta lo stile. Il videomessaggio di Adriana Poli Bortone è un assaggio dello spirito con il quale il centrodestra leccese si sta avvicinando alla campagna elettorale per le comunali. Per accusare pubblicamente non meglio precisati (ma intuibili) “traditori” che avrebbero avvicinato dirigenti e militanti di IoSud per convincerli a mollare la senatrice a favore di qualche lista civica “di ringraziamento”, lei fa ricorso a un lessico feroce, scandisce il suo “avviso ai naviganti” ricorrendo alle categorie del “tradimento”, dello “squallore” politico ma anche umano di chi ha venduto “la propria coscienza e la propria vita per qualche soldo”. Mostra i denti, Adriana Poli, sembra – dietro quella maschera serafica – un felino minacciato, col pelo alzato e i denti ben in vista. Non toccate i miei, dice.
Fa impressione. Perché in fin dei conti uno finisce per immaginarsi cosa ci sia dietro. Si immagina come si sta combattendo – già in queste ore – nelle retrovie dei partiti del centrodestra la battaglia per contendersi il funzionario dell’Asl o il professionista generoso, il tuttofare solerte, l’impiegato pubblico che ti fa passare avanti quando ne hai bisogno, il faccendiere che porta a casa della gente buoni benzina o buste della spesa. I campioni delle preferenze. Le brave persone che ad ogni elezione possono fare le differenza tra il risultato e il flop. E che spesso vanno in Consiglio comunale.
È una guerra che si gioca senza esclusione di colpi e di promesse elettorali. La politica, quella che si ferma alla scelta del candidato sindaco, a questi livelli non conta niente. Ma è su questi livelli che si gioca gran parte della partita elettorale. Fare finta che non esistano (che è diverso dalla scelta politica di non praticarli, questi bassifondi del consenso), significa non prendere in esame le dinamiche di formazione del consenso in una piccola e povera città del Mezzogiorno quale Lecce è.
Quella che si sta per concludere sarà la consiliatura a più alto tasso di transfughi e voltagabbana che Lecce abbia vissuto da decenni. E questa è una controprova del basso, bassissimo livello politico del consenso sul quale si è retta la claudicante maggioranza di Perrone. Che ha fagocitato praticamente l’intera delegazione dell’Udc (4 consiglieri) a colpi di assessorati o incarichi. Ha soffiato Daniele Montinaro dalla lista formata a sostegno del candidato sindaco Antonio Rotundo. Ha visto un consigliere dell’Udeur seguire pedissequamente le sorti del suo leader, dal centrosinistra al centrodestra. E ha visto i fedelissimi del sindaco Perrone, quelli che dall’inizio lo avevano sostenuto, vedersi scavalcare dai consiglieri che hanno rattoppato la maggioranza del sindaco quando, su indicazione, decise di “cacciare” Adriana Poli Bortone dalla giunta. Ne sono seguiti malumori, distinguo, incarichi riparatori e un generale scollamento della giunta dalla sua stessa maggioranza in Consiglio comunale.
È la politica senza idee. O ideali, direbbe Adriana Poli Bortone. Una politica del fritto e mangiato che la città ha pagato. E che ha bloccato gli stessi progetti che Perrone aveva per la città a favore di una stanca tutela dell’esistente. Così, i messaggi politici che il sindaco ha lanciato per tre quarti del suo governo si sono ridotti al tormentone “colpa di Adriana”, riferito allo stato dei conti di Palazzo Carafa e il conseguente “risaneremo le casse della città”. Il primo poco credibile – non solo lui, ma molti dei suoi assessori e consiglieri di maggioranza hanno sostenuto i governi di Poli Bortone per dieci anni – e il secondo non realizzato (Perrone stesso, in tempi recenti, ha parlato di “pre-dissesto”).
La lezione sembra essere chiara: meglio costruire le maggioranze su progetti politici e ideali non negoziabili. Porta stabilità. Ma l’avvio del mercato di candidati e candidature che con il suo videomessaggio Adriana Poli Bortone lascia intravvedere testimonia che la lezione non è stata compresa. E che la prossima campagna elettorale di questo centrodestra si giocherà ancora una volta sul do ut des. Sulle promesse di posti e postazioni. Sulla debolezza – strutturale? – della politica in un piccolo, povero e talvolta cattivo centro del Mezzogiorno quale Lecce resta.

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