Zone franche urbane, la beffa del governo a Perrone
Definitivamente archiviate dal governo Berlusconi e sostituite dalle “Zone a burocrazia zero” nella lettera inviata alla Banca Centrale Europea per illustrare i provvedimenti a favore dello sviluppo, le Zone Franche Urbane erano state inserite nella finanziaria del 2007 dal governo Prodi come investimento per lo sviluppo delle periferie urbane.
Sviluppo vero, quello che porta lavoro e investimenti. Le zone franche urbane, però, non sono più nei piani del governo. L’ha denunciato il Pd leccese in una conferenza stampa tenuta oggi. La prova del dietro front del governo è la lettera sui provvedimenti per lo sviluppo che il duo Berlusconi-Bossi ha inviato alla Bce. Nella lettera, tra l’altro, il progetto delle Zone franche urbane è stato sostituito dalle zone a “burocrazia zero”. Tutta un’altra cosa.
Eppure a Lecce le Zone franche urbane sono state al centro del dibattito politico per due anni. L’unica speranza concreta per le periferie della città di cambiare pagina. Infatti le aziende che aprono la loro sede nelle Zone Franche Urbane o e che assumono – a tempo indeterminato – possono non anticipare l’Irpef dei dipendenti per 5 anni. Godono dell’esenzione dei contributi sui lavoratori assunti. Sono esenti dall’Ici. Agevolazioni che dopo i primi cinque anni vanno esaurendosi in modo graduale entro i successivi 9 anni. Insomma se nei prossimi anni qualcuno avesse voluto investire a Lecce, l’avrebbe fatto nelle periferie.
Quando il governo Prodi cadde, il progetto delle Zfu restò nell’agenda della politica e fu sposato anche dal governo Berlusconi e dall’allora ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola. Perrone e Poli, alla notizia dell’inserimento delle 167 leccesi nell’elenco delle zone franche urbane fecero salti di gioia.
Il 2 ottobre del 2008 il sindaco scrisse una nota a proposito:
“Credo che questa notizia ci consenta di completare definitivamente una pagina di storia della città. […] Grazie a questi incentivi ed a queste agevolazioni possiamo disporre di uno straordinario mezzo di rigenerazione socio-economica di zone difficili e che nel nostro caso riguardano circa 25 mila abitanti, cioè un quarto della popolazione leccese complessiva”
Il suo vicesindaco di allora, Adriana Poli Bortone, anche:
“Siamo enormemente soddisfatti la periferia di Lecce non sarà mai più un’area depressa. Senza mezzi termini, è giusto dire che si chiude un’epoca per la periferia, o meglio se ne apre un’altra sulla strada dello sviluppo e della crescita. Peraltro, mi pare che Lecce ormai sia un esempio in Italia per le buone prassi amministrative. La concorrenza è stata molto agguerrita ed il tempo a disposizione dei nostri uffici è stato molto esiguo. Ma anche in questo caso siamo riusciti a fare nostra una opportunità molto importante”.
Lecce era una delle 22 città (quasi tutte del Sud, in Puglia c’erano anche Andria e Taranto) che avrebbero potuto godere di una crescita agevolata della propria economia. Con tutto ciò che ne consegue. Non solo lavoro, ma anche vivibilità per chi le abita. Più negozi e servizi. Più vita. A Lecce le Zone Franche urbane individuate dal Governo – e approvate dall’Unione Europea – erano le tre 167. A, B e C. La stima dell’investimento, in sgravi fiscali e contributivi, era di circa 4 milioni di euro. Che avrebbero movimentato circa 20 milioni di euro di investimenti privati.
La città di Lecce fu invitata all’inizio del 2009 da Scajola a Roma per firmare un apposito contratto. Mancava solo il decreto con il quale il governo avrebbe reso effettivi tutti gli accordi e fissato per legge i parametri e le modalità di accesso ai benefici per le imprese che avrebbero investito nelle Zfu. Il decreto non è arrivato. Scajola si è dimesso (gli pagavano la casa sua insaputa). È arrivato, dopo mesi e mesi di “vacanza” del ministero, Paolo Romani. E sono cominciati i problemi. Nel senso che le Zfu sono scomparse dal dibattito. Sostituite dalle Zone a burocrazia zero. Che oltre ad essere a burocrazia zero (sostanzialmente consentono di bypassare alcuni passaggi burocratici nel momento in cui si apre una attività di impresa) sono anche a costo zero.
Il sentore della scomparsa delle Zfu dai piani del governo c’era già stato. A dicembre scorso, quando nella bozza del decreto di riforma degli incentivi per le imprese si intravidero le zone a burocrazia zero (e scomparvero le Zfu), ci fu il primo can can polemico. A livello nazionale e anche a livello locale. Il Pd presentò una interrogazione in Consiglio comunale (Angelamaria Spagnolo). E Perrone, preoccupato, scrisse al ministro Paolo Romani:
la bozza del decreto di riforma degli incentivi alle imprese, che nella sostanza cancella le Zone Franche Urbane, non fa che sgretolare quello che consideriamo il principale sostegno al rilancio di un’area ad alto tasso di disagio sociale ed economico attraverso le esenzioni fiscali automatiche per le piccole e medie imprese. Si tratta, in altre parole, di una mortificazione (peraltro abbastanza inattesa) di una fase di programmazione di cui intravedevamo uno sbocco di successo. Ti chiedo, a nome dell’amministrazione comunale e della mia città, uno sforzo per valorizzare questo percorso di programmazione attraverso un approfondimento ed una conseguente revisione della bozza, comprendendo le aspettative maturate e considerando le rilevanti risorse finanziarie, pubbliche e private, attivate con tale programmazione integrata”.
E il ministro gli rispose: “La zona franca urbana di Lecce non si tocca”, scrive Romani. Precisando che non c’era la volontà politica del governo di annullare questo strumento. Così Perrone potè all’incasso nella polemica politica con le opposizioni in Consiglio comunale:
“E’ la risposta che aspettavamo per spazzare via i dubbi e le cassandre da parte delle forze di opposizione. Le rassicurazioni del Governo nazionale rappresentano un ulteriore stimolo verso la strada che questa amministrazione aveva da tempo imboccato. La Città di Lecce, infatti, in via sperimentale, ha integrato il dispositivo della Zona Franca Urbana con lo strumento del programma innovativo in ambito urbano di due Contratti di Quartiere, ubicati nella zona 167 A – B – C e ha avviato nelle aree in oggetto la realizzazione di investimenti pubblici per circa € 20.000.000 e di privati per ulteriori € 40.000.000. L’obiettivo dell’amministrazione comunale – conclude Perrone – è quello di rilanciare di un’area ad alto tasso di disagio sociale ed economico attraverso le esenzioni fiscali automatiche per le piccole e medie imprese.
Ora le zone franche urbane sono scomparse per la seconda volta dai piani ufficiali del governo Berlusconi. “A Lecce – ha detto oggi Antonio Rotundo, capogruppo del Pd in Consiglio comunale – alcuni imprenditori avevano già opzionato immobili da affittare e fatto piani economici per investire nella zona franca. Questi investimenti ora sono a rischio”.
E il sindaco Perrone, questa volta, che farà? E la senatrice Poli? “Non basta parlare dello sviluppo del Sud in maniera astratta e poi votare per un governo che taglia le zone franche urbane”, ha detto Teresa Bellanova, deputata del Partito democratico chiudendo la conferenza stampa del Pd.
Foto di Paolo Margari
