La sinistra indignata e le mamme di Gino

I più vecchi tra voi ricorderanno una canzone di Giorgio Gaber, “La Mamma del Gino”, in cui una madre sprovveduta e accecata dal troppo amore difende a spada tratta il figlio gaglioffo e manigoldo e cialtrone, di professione: ladro di polli. Vi consiglio di andare ad ascoltarla. È divertente ed elegante, come solamente Gaber. E poi fa bene ascoltare questo compassato borghese, ironico, educato, tagliente, disilluso, liberale. Che tanto piace alla sinistra.

Siamo reduci, chi ci è stato e chi no, dalla manifestazione del 15. Salto la parte sul valore della stessa e sui numeri. Tutto impeccabile. Nessun gusto a malignarci su.

Piuttosto mi pare succoso tema quello degli scontri, dei loro autori, e tutta la dietrologia che vi si fa.
Una cosa veloce sugli autori: non si tratta dei rompipalle di Frassanito, quelli de “l’incubo delle spiagge” . Loro sono ancora sulla spiaggia, e stanno cercando l’auto o l’uscita per la statale. I casseur sono quello che sono, gente che non ha nessuna voglia di comunicare con le parole, ma che lancia i suoi comunicati stampa via incendio o con un foglietto legato a un sanpietrino.
L’onere ermeneutico sta a tutti gli altri. Forze politiche, istituzioni, manifestanti “pacifici”, ‘ggente de sinistra. Questi ultimi spesso coincidono, ma non è affatto detto. Così come non è detto che tra coloro che non hanno usato le maniere forti ci sia consenso unanime nel dissociarsi dalle violenze. Nient’affatto, se si tiene conto delle tante “mamme dei gini” che fanno l’occhiolino ai piromani fracassatori.
La mamma della canzone protestava affranta:

Mamme pettegole qua nel rione me lo diffamano in ogni occasione, l’han criticato parlando anche male di quella storia dell’ospedale: quando ‘st’estate laggiù a Bardonecchia lui ha dato due pugni a una vecchia. Io non lo so come il fatto sia andato, ma quella vecchia l’avrà provocato. Si tratta certo di un malinteso, no, non capisco perché me l’hanno preso.

Alla Mamma del Gino non importa un fico secco dei danni prodotti dal figlio, e del male che questi fa a se stesso bruciando la gioventù nel crimine e nelle patrie galere. Ha una sola vera urgenza, che non è l’amore per la sua creatura, ma quella di replicare alle accuse e ai cattivi pensieri degli altri, per salvare l’onorabilità del figlio e la sua. Così le mamme dei gini della sinistra sentono la necessità di difendere d’ufficio i ragazzi riottosi, non per questi ultimi, ma per salvare la loro coscienza e fare “soccorso rosso” alla causa suprema. E per risultare più convincenti. Magari, tirano fuori il parallelo con i riots di Londra e le rivoluzioni in Maghreb. D’accordo. Pongo solo un problema e un distinguo: la manifestazione del 15 era pubblicamente convocata sull’obiettivo di mettere a ferro e fuoco Roma? No? Bene, allora il ricatto estetico-politico della equiparazione con le insorgenze del resto del mondo cade. Gli insorti di Londra erano pienamente titolari delle azioni che compivano. Gli stronzi di Roma, no. Punto.

Ma concentriamoci un momento sui vari tipi intellettuali delle nostre mamme dei gini:

  • i perdonisti: eeehhh vabbè, ma una volta che ti trovi là, se uno è braccato dagli sbirri, che fai, non lo copri?
  • i comprensivisti totali: i ragazzi che protestano con tale disperazione sono il frutto di questa società malata. Vanno compresi, non condannati (n.d.r.: stessa analisi vale per l’intero spettro dei reati penali esercitabili, criminali o con matrice politica. La colpa è sempre della società).
  • i comprensivisti parziali: vabbè, adesso non esageriamo. Certo gli americani hanno le loro colpe storiche, ma gli attentatori delle Torri Gemelle hanno UN PO’ esagerato. Certo, però, non dimentichiamo il ruolo degli ebrei nella vicenda…
  • gli immedesimazionisti: se fossi stato lì/se avessi vent’anni/se non avessi famiglia avrei fatto lo stesso. Bisogna ritornare alle maniere forti!
  • i collaborazionisti: gli insorti sono alleati nella lotta contro il capitalismo. Se siamo contro la società capitalista, allora bisognava approfittare dei disordini per occupare la Rai e rimettere al loro posto la Dandini e Santoro.
  • i complottisti: quelli erano tutti poliziotti. Tutti. Altrimenti non si spiega questo, quello e quest’altro. E un amico mio che lavoro in un mozzarellificio fuori Benevento mi ha detto che dietro a tutto ci sta il Mossad.
  • i rossandisti: l’album di famiglia l’album di famiglia l’album di famiglia…

Mi sa tanto che pure a ‘sto giro è meglio far vincere gli altri, compagni.

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