Perrone: “La stampa e la Poli risarciscano la città”

Di seguito il testo integrale della conferenza stampa del sindaco di Lecce, Paolo Perrone, tenuta questo pomeriggio a Palazzo Carafa. A poche ore dalla smentita del procuratore Motta sull’esistenza di atti che proverebbero il coinvolgimento di amministratori leccesi in rapporti “commerciali” con spacciatori di cocaina legati al clan Rizzo della Scu, il sindaco ha letteralmente bacchettato la stampa locale, rea – a suo dire – di aver dato credito al “chiacchiericcio” da bar senza verificare a fondo al veridicità delle notizie. “Questo ha causato un danno alla città”, ha detto il sindaco, che ha anche individuato in Adriana Poli Bortone la principale responsabile della strumentalizzazione politica (e mediatica) della vicenda. Il Comune di Lecce, ha detto il sindaco, sta valutando azioni legali contro la stampa. Ecco le dichiarazioni integrali di Perrone:

 

“Ieri mattina mia figlia mi ha chiesto testualmente: “Papà ma tu ti fai la droga?”. Io ho cercato di risponderle che non era così, sebbene lei l’avesse sentito in una trasmissione o almeno questo aveva compreso da una trasmissione televisiva la sera prima. Io ritengo che questa comunità, questa città, non meritasse tutto questo. Una città accusata ingiustamente di essere amministrata da una banda di cocainomani. La nostra è una città turistica, è una comunità all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale per essere una città turistica. Oggi c’erano tre convegni nazionali, frequentati da persone che sono venute qui qualche giorno fa e hanno letto quello che tutti noi abbiamo letto. Secondo voi che idea si sono fatti di tutti noi? Perché, vedete, nessuno può negare che si è attentato alla reputazione di una comunità. Alla onorabilità di tutti noi. E si è attentato alla serenità di una città. Perché non erano ragionamenti che trovavano riscontro soltanto nei chiacchiericci o nelle risatine sarcastiche all’interno dei bar. O nei messaggi che ho visto molteplici pubblicati su Facebook anche da voi signori della stampa. L’idea che ci fosse una banda di cocainomani alla guida della città, che ci fosse all’interno dell’amministrazione qualcheduno di questi, sicuramente ha portato tensione nella gente seria che quando ci ha votati era convinto di votare persone per bene”.

“Come è iniziata questa vicenda? Una conferenza stampa della magistratura per una operazione brillantissima – e l’occasione è anche questa per ringraziarli – da parte della magistratura e le forze dell’ordine. Poi c’è stata una strumentalizzazione di carattere politico. Una strumentalizzazione diffamatoria e calunniatoria della senatrice Poli. La quale, accecata dal livore e dalla volontà di utilizzare strumentalmente, surrettiziamente per fini politici quel momento, scriveva: “In merito alla notizia relativa al coinvolgimento nella vicenda in qualità di assuntori di cocaina di un parlamentare e di un amministratore comunale”. E a questo cosa è seguito? Un carosello mediatico di una classe di operatori dell’informazione che imprudentemente ha dato credito, partendo dal presupposto che la Poli Bortone fosse informata. Ha dato credito ai “si dice”, ai “può essere”, “dovrebbe essere lui”, “sicuramente è quello”. Chiacchiericcio da salotto e da bar. E su questo imprudentemente, e secondo me contro la basilare regola deontologica che immagino vi abbiano insegnato quando avete iniziato il corso di giornalismo, che è quella di controllare le fonti. C’è stato un parossistico attacco all’amministrazione comunale in una assurda caccia alle streghe da bruciare sulla pubblica piazza, da additare al pubblico ludibrio della città”.

“Io riconoscevo una cosa ad Adriana Poli Bortone. L’unica cosa che riconosco, che le ho riconosciuto fino ad adesso. Era la coerenza, la sua pervicace e ostinata ricerca anche di raggiungimento di obiettivi assurdi. Però in questa vicenda sicuramente Adriana Poli Bortone perde quella coerenza. L’Adriana Poli Bortone che fa questa battaglia è quella che ha candidato un ex parlamentare cacciato dall’Udc per questioni legate anche alla droga, ha deciso di candidarlo nella sua lista nel collegio di brindisi alle elezioni regionali. Nell’intervento che ha fatto oggi su un quotidiano locale dice che bisogna iniziare a parlare delle questioni della città. Sì, ci sono delle questioni di cui dovremmo parlare, delle quali si parlerà a breve, anche perché inizieranno i processi. Questioni molto gravi. Questioni che vedono ancora una volta la città di Lecce come ostaggio, come vittima di un attentato. E di quelle cose parleremo, le racconteremo ai cittadini ancora una volta. E faremo delle domande, che probabilmente qualunque responsabile dell’informazione dovrebbe fare in ordine alle notizie che – quelle sì accertate – sono state significate dalla magistratura nei mesi scorsi. Pareremo di quello e di altro ancora”.

Sarete d’accordo voi che la comunità di Lecce, non l’amministrazione comunale, non il sindaco, ma la comunità dei leccesi ha subito dei danni ingenti da questa vicenda, dei danni ingenti che devono essere riparati. La città si aspetta delle scuse. Delle scuse a cinque colonne, in caratteri cubitali. Gli stessi caratteri che sono stati utilizzati, la stessa forma che è stata utilizzata, con le stesse modalità che sono state utilizzate per gettare discredito sulla amministrazione. E quindi sulla città”.

E voglio sorvolare poi sul tentativo di sciacallaggio di qualche patetico personaggio. Gli sciacalli rientreranno tristi e sconfitti nelle loro tane con la coda tra le gambe e digiuni, spinti dal vento della loro vergogna. Su quello possiamo assolutamente, come diceva Guzzanti, “sopravvolare”. Rimane l’amaro di una vicenda che questa città non meritava. Perché quando io ho scelto di fare il sindaco sapevo di correre dei rischi. Sapevo che il dibattito politico mi avrebbe messo di fronte a circostanze, ad attacchi, che non avrei ritenuto giustificati come persona, come privato cittadino. Ma che avrei dovuto accettare come sindaco. Questa vicenda, anche per chi aveva messo in conto questo, è assolutamente inaccettabile. Cosa devo far leggere a mia figlia domani, la quale si chiede a modo suo, ha dodici anni: “Papà ma tu ti fai la droga?”. Cosa potrà risarcirmi dal fatto che mia figlia per quarantottore ha pensato che suo padre fosse un tossicodipendente? Questa è una risposta che io lascio alle vostre riflessioni”.

Le domande dei giornalisti

D: (Fabio Casilli, Gazzetta del Mezzogiorno) Quali sono le conseguenze del fatto che lei ritiene che la città sia stata danneggiata?
P: “Non lo so. Stiamo valutando. Un danno c’è stato o no? Io domani non so cosa scriverà il tuo giornale. Siccome voi avete fatto dei titoli, dei fondi anche che lasciavano presupporre un ragionamento io non so che tipo di risarcimento la stampa o l’informazione ritiene di dover dare alla città. Sta a voi. Non so che tipo di risarcimento la senatrice Poli ritiene di dover riconoscere ai cittadini di Lecce e a questa amministrazione. Non so se Pankiewicz… ma lasciamo stare… Certo, va aperta una riflessione. Va aperta sul fatto che oggi c’è un discredito generale, diffuso. Noi giustamente abbiamo il diritto di recuperarlo, qualcun altro probabilmente deve dimostrare che l’obbligo che ha, per esempio come informatore, e le responsabilità che ha, per esempio come organo d’informazione, sono riposte in un atteggiamento responsabile, deontologicamente corretto, non strumentalizzabile”.

D: (Francesca Mandese, Corriere del Mezzogiorno) Ci saranno delle azioni legali nei confronti della stampa?
P: “Noi stiamo valutando questo”.

D: (Fabio Zollino, Paese Nuovo)Perché il comunicato di stamattina è arrivato solo quarantott’ore dopo che il polverone si è alzato?
P: “Dovresti chiederlo a Cataldo Motta”.

D: (Fabio Casilli, Gazzetta del Mezzogiorno) C’è stata una sua sollecitazione?
P: “Certo che c’è stata una mia sollecitazione. La mia sollecitazione era quella di uscire fuori dal tritacarne nel quale voi mi avevate messo”.

D: (Fabio Zollino, Paese Nuovo) Durante quella conferenza stampa al Procuratore viene chiesto esplicitamente da una giornalista…
P: “Non rispondo sulle questioni che riguardano il Procuratore, io non sono nella mente del Procuratore. Voi eravate a quella conferenza stampa e avete fatto le domande al procuratore. Avete detto però a piè sospinto, tutti voi, che avevate i brogliacci. Tutti voi l’avete detto”.

D: (Francesca Mandese, Corriere del Mezzogiorno) Nessuno di noi ha detto che aveva i brogliacci.
P: “Tutti voi avete detto che avete letto i brogliacci. Io ho sms di direttori di giornali che dicono di aver letto i brogliacci. Io ho sms di caporedattori che dicono che hanno letto i brogliacci. Io ho sms di illustri giornalisti che mi invitavano a cacciare a calci in culo gli assessori tossicodipendenti”.

D: (Francesca Pizzolante, Telerama) Domani il Pd farà una conferenza stampa sulle parole del procuratore.
P: “Devo dire una cosa, devo dire che l’azione di sciacallaggio portata avanti da pochi personaggi, non ha trovato seguito nell’opposizione. Io di questo devo dare atto. In questo caso la classe politica ha compreso che si trattava comunque di un attentato alla onorabilità di tutti. perché soltanto un paio, due – tolto IoSud ovviamente che in questa vicenda era fortemente coinvolto – tolto un paio di soliti personaggi, il resto dell’opposizione non li ha seguiti su questa china”.

D: (Alberto Mello, 20centesimi) Sindaco, nel comunicato di Motta di oggi c’è il riferimento all’interessamento di un amministratore al pagamento di alcune fatture della Iron Service. Lei ci sa dire qualcosa in merito e quando il Comune ha lavorato con questa agenzia?
P: “Non lo so. So che l’Iron service fu affidataria di un incarico attraverso una gara, peraltro partita col Cdr Cultura quando assessore alla Cultura era Adriana Poli Bortone”.

D: (Telenorba) Sindaco come ci si pone nei confronti dell’opinione pubblica su un caso del genere, di droga a Palazzo Carafa?
P: “Allora forse non ci siamo capiti. La droga a Palazzo Carafa non c’è. La droga a Palazzo Carafa c’è stata nei tre giorni in cui, anche con il vostro apporto, qualcuno ha voluto che ci fosse”.

D: (Stefano Cocciolo, L’aTv) Comunque, tempo fa, avevano chiesto che venisse fatto il test antidroga, questa è stata un’occasione per ritornare sull’argomento. Molti di voi hanno presentato le analisi.
P: “Siccome io non mi lascio fregare ho fatto le mie analisi a giugno, poi mi sembrava paradossale dover venire in conferenza stampa a mostrarvi il certificato, ma l’ho messo nel cassetto convinto che prima o poi mi sarebbe servito. Perché io conosco il clima di questa città, conosco l’aria ammorbata, per colpa di qualcuno, in questa città, in questo momento”.

P: “C’è altro? Aspettiamo di leggere i giornali domani”.

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