Inquinamento e mortalità a Brindisi occorre indagine epidemiologica

Avviare un’indagine epidemiologica che faccia finalmente luce su alcuni dati sanitari particolarmente allarmanti (patologie neonatali, malformazioni, neoplasie, malattie respiratorie e allergiche ) collegate alla situazione ambientale di Brindisi: è quanto chiede il comitato “Brindisi Bene Comune” agli enti locali insieme a numerosi cittadini, associazioni ambientaliste (“No al carbone”) e a rappresentanti dei Verdi e dell’Idv.

In piazza Vittoria, a Brindisi, è iniziata la raccolta firme per chiedere l’avvio di un’indagine, che dopo tanti anni di lutti e dolori, potrebbe dare risposta ad una domanda fondamentale: esiste o non esiste un nesso tra la presenza degli impianti industriali, le migliaia di tonnellate di sostanze inquinanti riversate ogni giorno nell’ambiente, e i dati sanitari registrati in città e provincia? In base ad un’indagine condotta da Giuseppe Latini (direttore del reparto neonatologia Asl di Brindisi) ed Emilio Gianicolo (ricercatore dell’Istituto di Fisiologia clinica del Cnr a Lecce) su neonati da 0 a 28 giorni è emerso che tra il 2001 ed il 2008 a Brindisi su 7688 nascite sono state registrate 176 malattie congenite di diversa gravità. Un dato tuttavia parziale che non include quelle gravidanze interrotte proprio a causa delle anomalie cardiache complesse che colpiscono i feti prima della nascita e che- secondo il dirigente di neonatologia Enrico Rosati- potrebbero aggirarsi intorno al 50 per cento.

I neonati che presentato malformazioni alla nascita sono il 18 per cento in più rispetto alla media europea, mentre quelli con malformazioni cardiovascolari superano addirittura la soglia record del 68 per cento. Eppure ormai da oltre 25 anni Brindisi è classificata come area ad alto rischio ambientale. Durante la sua relazione il dottor Latini ha spiegato che:

In uno studio di alcuni anni fa abbiamo trovato dei plasticizzanti nel cordone ombelicale dei neonati e nel latte materno delle mamme. Su questa nostra ricerca sono state fatte delle interrogazioni parlamentari che però non sono state presentate da brindisini: credo che ciò debba farci riflettere tutti noi.

Eppure l’emergenza ambientale a Brindisi è arcinota. Dal 1998 è considerata sito di interesse nazionale delle bonifiche. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità sono inequivocabilmente drammatici: nelle vicinanze del Petrolchimico è stato rilevato un aumento del rischio di tumori (in particolare polmonari), patologie del sistema linfoematopoietico e linfomi non Hodgkin. Il registro tumori jonico-salentino, che avrebbe potuto rappresentare un utile strumento di analisi è fermo, nel frattempo, al 2001, anche se a Taranto è stato aggiornato al 2006.
I più colpiti, come prevedibile, i lavoratori del Petrolchimico la cui mortalità – come spiega il direttore del reparto di Radioterapia della Asl di Brindisi Maurizio Portaluri- è stata erroneamente comparata con quella della popolazione generale in quanto:

La popolazione generale è meno sana rispetto ai lavoratori che spesso vengono assunti dopo una lunga selezione basata sul loro stato di salute. Ecco perché il dato sulla salute dei lavoratori del Petrolchimico risulta, in modo apparentemente sorprendente, migliore di quello della popolazione brindisina. Se invece, come a Venezia, si andasse a valutare quante malattie e quanti decessi ci sono stati tra i lavoratori Cvm (del Petrolchimico) rispetto ai lavoratori che al Cvm non erano esposti allora il risultato dell’analisi cambierebbe in maniera significativamente drammatica.
Oggi rispetto a 20 anni fa l’informatica e la disponibilità di dati sui ricoveri ospedalieri e sulla mortalità è così ampia che sarebbe molto più semplice tracciare un quadro sulla salute della popolazione elaborando dei rapporti e delle analisi utili non solo alle scelte di politica sanitaria ma anche a quelle di politica generale. Come fate- ha dichiarato Portaluri al termine del suo intervento- a governare per il bene della nostra città se non conoscete in tempo reale la condizione di salute della nostra popolazione?

Nonostante non sia stata ancora avviata un’indagine epidemiologica strutturata, la correlazione tra l’inquinamento atmosferico prodotto dalle emissioni industriali e i preoccupanti dati sanitari emersi da un’indagine del dott. Emilio Gianicolo appare pressoché innegabile:

Lo scorso anno abbiamo presentato uno studio finanziato in parte dalla Provincia di Brindisi (giunta Errico) sugli effetti a breve termine dell’inquinamento atmosferico sulla salute e abbiamo osservato che in corrispondenza di picchi di inquinanti nell’atmosfera si registra un aumento di ricoveri e di decessi a distanza di pochissimi giorni. L’aumento di concentrazione di alcuni inquinanti, tipicamente l’SO2 (il biossido di zolfo), che è un tracciante industriale, è maggiore a Brindisi quando il vento soffia da Sud-Est. Questo significa che l’inquinamento che provoca gli effetti a breve termine ha una matrice di natura strettamente industriale. In una situazione ambientale così degradata, certificata da studi e dallo stesso legislatore, la plausibilità che questo eccesso sia riconducibile a inquinanti presenti nell’aria, nell’acqua, nel suolo e in quello che mangiamo è alta.

La conclusione del suo intervento è stata da monito per tutti. È necessario agire subito:

Le conoscenze attualmente disponibili sono tali per cui si possono prendere adesso misure precauzionali e di prevenzione. Non possiamo e non dobbiamo aspettare che si abbia la certezza scientifica per non correre il rischio che si perpetui l’antica e continua ingiustizia che qualcuno si debba ammalare e morire prima che il pericolo sia riconosciuto ufficialmente.

La raccolta firme è stata avviata e presto sarà consegnata a chi di dovere, nella speranza che anche la politica locale, che finora si è dimostrata alquanto latitante, si attivi finalmente per rispondere ad una domanda apparentemente banale ma terribilmente seria: in che ambiente viviamo e vogliamo vivere in futuro?

Victor Botta

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