L’antiquariato culturale dei berluscones nostrani

Adesso che l’estetica del berlusconismo mostra gli effetti collaterali dei troppi lifting e si scopre terribilmente vecchia; adesso che l’immaginario post yuppista del berlusconismo senile è demodè almeno quanto quello comunista, a cui istericamente si contrappone, il centrodestra italiano, a tutti i livelli istituzionali, soffre.
Nel locale questa inadeguatezza semilogica dei piccoli berluscones è lampante da diverso tempo. Una crisi che non è solo politica. E’ qualcosa di più profondo. E’ una crisi estetico-concettuale, è la crisi periferica di un’epoca che morendo sta mostrando a tutti il suo di dietro; e che fa apparire i prodotti di quell’idea seminale che è stato il berlusconismo come piccoli significanti in cerca di grandi significati. Alcuni esempi pratici.

Vedere Antonio Gabellone in tenuta da operaio specializzato posare simbolicamente la prima pietra di una strada provinciale fa venire in mente lontane assonanze che riaffiorano sotto forma di fossili della comunicazione politica. Rievoca il concetto di presidente operaio, quello su cui il primo Berlusconi costruì la sua prima e per certi versi rivoluzionaria campagna elettorale nel 1994.
Sia chiaro, non c’è niente di male nell’inaugurare una strada, ma forse avrebbe più senso preservare queste piccole farse di propaganda politica per opere pubbliche più significative. Mica per niente, questione di stile.

E’ evidente, però, che la figura del presidente operaio fa ancora breccia nell’immaginario di certa classe politica, così come tutta una serie di orpelli comunicativi tardo paninari che costellano la comunicazione politica locale.
Altro emblema dello yuppismo comunicativo è Paolo Pagliaro, l’editore di TeleRama recentemente sceso nell’arena politica cittadina con la sua dote di idee regionaliste.

Pagliaro, più che il presidente operaio, rientra nella categoria berlusconiana del made man self che strada facendo espande il proprio ego ben oltre le dimensioni dalla porta cui è costretto a passare per uscire di casa.
La comunicazione politica di Pagliaro è intrisa di berlusconismo: dagli spot del Movimento Regione Salento in onda su TeleRama, alle conferenze stampa in stile convention, dalle parole chiave dei suoi discorsi – “sogno”, “patto d’onore”, “scendere in campo” – alle venature di antipoliticismo che alla fine di tutto è il collante che tutto unisce.

La rassegna dei berluscones che gravitano alla periferia dell’impero si chiude con Paolo Perrone, quintessenza del berlusconismo, non fosse altro che a differenza degli altri due è nato politicamente in Forza Italia. Se il Presidente della Provincia e l’Editore colgono con vent’anni di ritardo l’epifenomeno berlusconiano, il sindaco di Lecce interpreta, anche per ragioni anagrafiche, il principio attivo politico del berlusconismo, quello, per intendersi, che resisterà ben oltre il tempo del leader; siamo al post berlusconismo.

Perrone ha imparato fino in fondo la lezione governativa del modello Pdl: lavorare in costante stato di emergenza, depotenziare il dibattito democratico e i luoghi deputati al confronto – in questo caso il Consiglio comunale -, quindi delegittimare il ruolo politico dell’opposizione facendo costante appello a una presunta “responsabilità”.
Quante volte Perrone ha rimproverato la sua opposizione di fare l’opposizione?
D’altra parte si sa, nell’emergenza le decisione vanno prese in fretta e chiunque avanzi dubbi di carattere politico o tecnico o procedurale è automaticamente “tifoso del dissesto” o, nel caso berlusconiano, “comunista pessimista e disfattista”.

Una lucidissima analisi a tal proposito ha prodotto nei giorni scorsi Stefano Rodotà sulle pagine di Repubblica. A proposito dello stato emergenziale in cui opera da tempo il governo italiano, “ha creato uno stato di necessità che si è tradotto in una responsabilità dell’opposizione a garantire l’approvazione delle manovre nei tempi più rapidi possibile”.
Ciò ha prodotto “una nuova istituzionalizzazione del ruolo dell’opposizione, che la vede obbligata a una responsabilità senza potere”.

In democrazia, chi assume la responsabilità di un provvedimento nei confronti dei cittadini deve avere anche il potere di determinare i contenuti. Se questo rapporto viene spezzati, non si viola soltanto una regola del gioco. Si lascia una parte dei cittadini priva di rappresentanza, perché in un Parlamento nessuno è in condizione di parlare efficacemente in loro nome.

Tutto questo è ormai evidente. Il gioco è stato scoperto e analizzato. Ora serve sviluppare gli anticorpi e scostare in là il corpaccione flaccido del leader.
Il problema è che a fronte di questa sofferenza intestina ed epidermica del centrodestra italiano c’è una certa sinistra che continua a non vedere o a non capire che l’architettura del consenso berlusconiano sta franando sotto i piedi di chi la abita e di chi l’ha abitata; ma anche di coloro che si sono assiepati nelle immediate vicinanze culturali. Questa certa sinistra continua a dare risposte sbagliate a domande ormai scadute e, circa il collasso, rischia molto più del centrodestra moribondo.

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3 thoughts on “L’antiquariato culturale dei berluscones nostrani

  1. Caro Francesco, non si può che condividere fino all'ultima virgola quello che scrivi. La politica, per dirla con le tue parole, "continua a dare risposte sbagliate a domande scadute". Ma tu lo sai bene, che la grande stampa nazionale non è esente da colpe. I giornalisti cercano di capire a che ora il moribondo sarà morto, ma non si pongono mai una domanda fresca di giornata: il coccodrillo per il morto lo abbiamo preparato da una pezzo, ma un politico vivo, con un corpo atletico e un cervello eslosivo, (mica esloso), che riempia il buco lasciato dal morto, lo abbiamo già cercato e trovato? Oppure ci siamo dimenticati che non basta svuotare le sedie politiche dai culi sfaccidi e riempirle di atletici per salvare la malata Italia. Perchè sono i cervelli flaccidi della classe dirigente italiana ad averci ridotto così. Se vuoi un consiglio disinteressato caro Francesco, vai alla ricerca disperata di un politico col cervello e senza culo, perchè di quelli col culo e senza cervello hai solo l'imbarazzo della scelta.

  2. Nessuno politico va bene per questo giornale, tranne ovviamente vendola e l'amico salvemini, per il quale è stato addirittura fatto un resoconto in tempo reale di una manifestazione che ha visto la presenza di appena 60 persone. Il continuo paragone tra berlusconi e pagliaro poi è davvero banale, stante il fatto che il MRS non è il Pdl ed è stata una voce a volte più dura ed autorevole dell'attuale opposizione (?). Siate seri e non cercate lo scontro personale perchè questo territorio merità un confronto pacato sull'idee e non una rissa da bar condita da allusioni prive di senso. Si ragioni sul bene della comunità senza pregidizi personali.

  3. dimentichi che alle spalle del presidente-ombra c'è il suo portavoce plenipotenziario. senza una sua parola non fa un passo o un movimento o non dice niente. in che mani siamo..

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