L’incubo delle spiagge, palestre a cielo aperto

Io odio la spiaggia. Per un motivo soggettivo, sono stato cresciuto come un sassolino in mezzo agli scogli e su questi mi muovo con l’agilità di un gatto. Forte di questa abilità, col tempo, ho aggiunto a una naturale, infantile, familiare predilezione, l’avversione per la spiaggia a causa:
-della sabbia che ti s’infila in ogni anfratto;
-la ristrettezza degli spazi concessi alla fruizione gratuita e di conseguenza:
-la ressa infernale in qualsiasi fascia della bella stagione;
-la stupefacente esibizione di sé che danno uomini e donne a contatto con quella materia finissima, esile, evanescente, detta sabbia (rassomigliante ancestralmente ai loro cervelli);
-i traumi delle notti di S. Lorenzo, passate all’addiaccio, coperti dalla fuliggine del falò, e con le scarpe piene di sabbia inamovibile per i successivi tre anni (anno di dismissione delle stesse).

Con l’arrivo dell’età adulta, può succedere che uno cambi gusti e opinioni. A me è restata la vecchia antipatia, con l’aggiunta di nuovi pretesti per nutrire questo corroborante sentimento. Anzi alcune ragioni, prima forti, ora si sono indebolite, e vecchie simpatie si sono cambiate in franca detestazione.
Provate voi ad andare su una certa spiaggia dell’Adriatico, Frassanito, per la precisione, e vi renderete conto di cosa sto parlando.
• Piccola premessa: Frassanito è una ridente località sita tra Torre S. Andrea e i Laghi Alimini. A ridosso o all’interno della pineta vi sono alcuni campeggi, che hanno la virtù di ospitare un turismo dimesso, parsimonioso, un poco arrangiato. A queste condizioni, i giovani accorrono in massa, soprattutto i giovani che amano la vita spartana e la natura. Qui cominciano i dolori.
Frassanito è infestata dai frikkettoni. Non i punkabbestia, che qualche anno fa si sono presi sonore pizze in faccia dai locali per il loro fare un po’ sbrigativo e scortese e (molto) poco igienico. I frikkettoni si trovano nel gradino immediatamente superiore…ma rompono il cazzo uguale.
• Altra piccola premessa: Frassanito, abbiamo detto, è una località più a buon mercato di altre. Così se sei una persona normale, senza un grosso conflitto coi tuoi genitori, e quindi non sei frikkettone), ma non hai un euro, pensi di andare anche tu a Frassanito.
Ma come, starete pensando (soprattutto voi, frikkettoni, che siete di mente sveglia), non dicevi che preferivi la scogliera? Bravi! Ma metti caso che i tuoi amici vanno tutti in spiaggia. O metti caso che in spiaggia ti ci porta una donzella. O metti caso che, per trovarne una, vai in una spiaggia con un accettabile tasso di proletarie che la danno anche a un morto di fame come me. O metti caso che vado dove mi pare. Che faccio non vado in spiaggia?
E allora, andiamo a ‘sta cazzo di spiaggia.
La prima impressione che hai è di essere in una gigantesca palestra all’aperto, che si estende fino al mare, anche oltre i confini delle acque territoriali.
Cominciamo da lontano. All’orizzonte ci sono i super-men (non frikkettoni) che praticano la pletora più sconfortante di acrobatici e funambolici sport acquatici. Anche se spero ugualmente che se li mangiano vivi gli squali, costoro non danno troppo fastidio. Se però stai nuotando al largo, lontano dal piscio degli infanti, rischi di beccarti una rasoiata da una moto d’acqua, o di romperti la testa con l’asta di un wind-surf, scivolata di mano a un neofita.
I primi 7-8- metri già sono più pericolosi. Ci sono calciatori e pallavolisti scatenati, che si scagliano pallonate manco fossero Holly e Benji. Per fortuna le troppe canne fiaccano le loro forze, e neanche i fresbee costituiscono un rischio eccessivo. Sono sempre molesti come un venditore ambulante di immaginette sacre, ma non rischi la vita.
Il problema vero è la battigia. Qui si concentrano le creature più stolte della storia del genere umano: i giocatori di racchettoni. Con palle da tennis, appesantite dal contatto con l’acqua (ma che dico appesantite, rese letali), passano pomeriggi interi in una specie di trance da scambio tennistico. Splock…splonck…stunf…stung. Rincoglionisco io che ascolto da una certa distanza, figurati loro. Più ferali delle palle, sono le racchette di legno e i loro manici. Li brandiscono come spadoni in battaglia, noncuranti del passaggio dei bimbi, che arrivano giusto all’altezza del loro braccio, pronto a sferrare un rovescio formidabile. Insomma quelli coi racchettoni sono dei coglioni fatti e finiti.
La messa a repentaglio dei crani dei passanti non è un fatto sporadico, e quando fanno correre concretamente il rischio, non battono ciglio. Di più! Dal momento che sono in vacanza e sono perpetuamente fatti di erba, la racchetta vischiosa gli può scivolare dalla mano bagnata e finire dritta nei denti di qualche altro innocente. Ma loro sono imperturbabili.
Bisogna trovare un rimedio. E un semplice divieto per editto disattento non è sufficiente.
Si potrebbe costruire dei mega-alberghi al posto della pineta e cambiare i connotati del turismo nella zona.
O dispiegare l’esercito per far rispettare un espresso divieto, munendo i militi di seghe elettriche…

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