Ercole Pignatelli, benvenuto fra i pittori rubabili

Come giustamente ci allarma in un apposito proclama-stampa l’assessore Massimo Alfarano, è una notizia angosciante quella del furto di alcuni Ercole Pignatelli dal Palazzo del Sedile, nel cuore della piazza che di Lecce è il salotto (del resto, il luogo normalmente deputato ad appendere quadri).

Il furto di alcune opere di Pignatelli, ospitate all’interno del Sedile, sono il segno di un’evidente frattura tra la dignità e il buon costume di una città d’arte come Lecce e il modo di vivere di alcuni malfattori che speculano e vivono sulle spalle di chi lavora per la crescita di tutta la popolazione.

A parte che volesse il cielo che fossero davvero i furti di litografie conservate sotto vetro e tufo, le occasioni in cui farsi darsi al panico e gridare alla “frattura fra il buon costume [sic] e il modo di vivere di alcuni malfattori”.

A parte che, se davvero Alfarano, Perrone e Ugo Lisi (tutti grandi amici di Pignatelli, che si sono aggiunti alle lamentazioni dell’assessore alla Cultura) ci avessero tenuto così tanto alle grafiche di Pignatelli, le avrebbero conservate in un luogo più sicuro del fragile Sedile. Qui il dato più notevole è un altro. È il salto di qualità che, con questo furto e soprattutto con la sua mediatizzazione da parte di un gruppo di esponenti politici, sta facendo il maestro stesso. Un nome che non avrebbe bisogno di pubblicità, essendo ormai stato esposto in piazze ben più importanti della nostra, pur venerata, Sant’Oronzo. Ma che, pur tuttavia, non era ancora mai andato a ruba.

La metonimia che abbiamo usato (“alcuni Ercole Pignatelli”) è quella delle grandi occasioni, per un pittore che, grazie al furto ma, soprattutto, grazie al proclama-stampa, sfonda proprio in queste ore di agosto i confini di un nuovo status symbol artistico. Un nuovo gradino del lungo cursus honorem che porta all’immortalità è stato salito. Pignatelli avrà una ragione di più per guardare dall’alto in basso i suoi colleghi che sono solo stati “pubblicati” o “esposti” o “stroncati” (ancora ai primi stadi della gavetta da pittore). Ora Pignatelli è nella sfera dei “rubabili”. Gli si apre davanti una collegialità olimpica, composta dai sommi maestri di tutte le epoche e i movimenti. Prosegue Alfarano, nella sua nota:

Mi auguro che le Forze dell’Ordine sappiano dare un volto e un nome ai delinquenti che hanno sottratto al patrimonio pubblico le opere del grande artista salentino, ma soprattutto che riescano a recuperarle per restituire ad esse la giusta collocazione, la quale non deve arricchire le tasche di qualcuno, ma piuttosto l’intelletto di chi le ammira e l’anima di chi ne dispone, ovvero tutti i cittadini e tutti i turisti.

Grazie a quei ladruncoli (che con tutta onestà difficilmente sapevano che cosa stessero andando a rubare) il pubblico, grazie ai giornali locali, che non hanno lesinato su titoloni in merito, sanno che Pignatelli è un po’ di grande di ieri. Che qualcuno “si arricchirà” grazie a questo scasso di litografie, è piuttosto incerto. Quel che è una certezza che i comunicati stampa di Massimo Alfarano sono anni luce dai primi degli albori del suo assessorato. Si stanno facendo più scaltri, ficcanti, strategici. Sul fatto se ciò sia un bene o un male vi lasciamo riflettere birrozze alla mano.

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