Porto Miggiano urla e canta, se i turchi siamo noi

Ieri pomeriggio, approdando a Porto Miggiano per il secondo sit-in organizzato dal relativo Comitato di tutela, la sensazione è stata più sgradevole rispetto a quella offerta dalla baraonda e dall’entusiasmo della prima volta, il 31 luglio. E il problema non risiedeva certo nella sola assenza,pur determinante, della dialettica di Sandro “Patela 2” Rizzo, a dare man forte ai nostri manifestanti contro la sharmelsheikificazione della costa. Dopo lo straordinario exploit in cui, senza perdere l’occasione fornita da una platea numerosa come quella del 31, diede dei “calabresi” ai salentini (presenti e non); e dopo la sua proposta di assumere un avvocato di grido tramite sottoscrizione pubblica, Rizzo ha deciso di ritirarsi in una pausa di riflessione comunicativa e di non presentarsi al sit-in di ieri.

Il fatto è che, dall’altro sabato, è trascorsa una settimana. Non una settimana qualunque: la prima di agosto. Quella in vista della quale gli imprenditori dietro Augustus Resort e Diciannove hanno speso, insieme con il poco buon gusto che avevano a disposizione, numerosi milioni di euro.

“Vi interessa l’aperitivo all’Augustus, domenica alle 3?” esclamano, mentre cerchi disperatamente parcheggio, avvenenti fanciulle molto scafate in materia di make-up, ma non altrettanto in fatto di attivismo ambientalista. Visto che l’invito è rivolto ai giovani turisti di ritorno dalla spiaggetta libera come ai responsabili delle associazioni organizzatrici del sit-in. Sono così spigliate che ti aspetteresti come minimo che siano state scelte dall’aristocrazia del marketing stradale: quello delle sigarette. Quello che ti propone, quando meno te lo aspetti e quando meno riesci a farti forza, un pacchetto intero sigillato delle sue, in cambio di uno mezzo pieno (o mezzo vuoto) delle tue.

Le tentazioni uguali e contrarie o di mandarle a quel paese (Cerfignano? Vitigliano?) o di provarci seduta stante, sono entrambe fortissime. Come anche, del resto, quella di squattare il comodissimo parcheggio dell’Augustus. Ma si resiste anche a questo. E siccome non è, invero, neanche cosa pagare al Comune che permette tutto questo i ticket del parcheggio pubblico, la macchina resta a diverse centinaia di metri dalla Torre e dal fulcro del sit-in.

Se sabato scorso, dunque, la viva voce della protesta e i sommessi trenini matrimoniali si fronteggiavano quasi ad armi pari (si fa per dire), questa volta l’assenza delle televisioni e, ancor più, l’aumento decisivo dei decibel dell’impianto di amplificazione del resort, inchiodavano la protesta al ruolo di Davide contro Golia. Nella speranza che la loro non sia una battaglia contro i mulini ad acqua salata.

Due novità, in ogni caso, sono stato introdotte al format del sit-in a puntate, coraggiosamente indetto all’orario tipico dell’aperitivo, del ritorno da mare, del relax dall’incoscienza. Una formale e una sostanziale. La prima è l’avvento di Sergio Starace, professore di storia e filosofia al Liceo Palmieri, da sempre pronto a mettere la sua chitarra e la sua voce a disposizione di una buona causa. È particolarmente commovente, per chi lo conosce da una vita e sa che Sergio non ci vede quasi, sapere che non c’è bisogno di vista lunga per realizzare quanto è brutto il pezzo di mondo che stanno costruendo da queste parti.

Starace canta i Nomadi e De André e invita i partecipanti ad approfittare del secondo microfono, come un karaokista d’opinioni. Sì, questa volta anche il sit-in gode di un impianto audio, anche se proprio perché ne possiede uno, forse la sua voce amplificata appare ancora più risibile rispetto al paese dei balocchi musicarelli che lo fronteggia, dall’altro lato della strada.

La novità sostanziale è la raccolta firme. Se ne raccolgono su moduli fotocopiati di corsa, perché i primi erano finiti prima del previsto: non più tardi delle 19.30 già 200 nomi, vergati a biro sulla carta stesa sui lunotti. Ma sono ancora troppo poche. Sembrava preoccupato anche Fausto Leali, dal manifesto del suo concerto a Minervino, l’11. Il documento che si sottoscrive è un appello all’assessore regionale alla Tutela del Territorio e Angela Barbanente (che potete trovare nella sua forma integrale qui).

[…] [chiediamo] che fermi la costruzione di opere di urbanizzazione e di strutture extralberghiere previste per il comparto 13 sottoponendo l’intero piano di lottizzazione agli effetti del PUTT/p.

Il divario fra le due parti è ormai talmente pronunciato che, a meno che (e sarebbe ora) qualche buon nome della politica o del Foro non impugni la situazione, abbiamo paura per sabato 13. Perché l’Augustus Resort conosce i suoi polli. Li coccola, li cura. Li idromassaggia. Li tiene svegli a suon di Red Bull e vodka. E alzi la mano (appena disinfettata con Amuchina, prima di balneare) chi non conosce ormai almeno una persona relativamente rispettabile che non ha, almeno per un momento, ventilato l’idea di farsi un giro, su queste benedette piscine dell’Augustus.

La sensazione peggiore, passeggiando ieri per Porto Miggiano, diciamocela tutta, è che ormai non solo i manifestanti (sempre più originali, più organizzati, più fattivi con le loro petizioni) possano sentirsi di troppo su questa costa lottizzata. Ma che ormai la Torre stessa, il paesaggio stesso rischino di essere fuori luogo. Altro che calabresi. I Turchi, che la Torre costiera di avvistamento non ha potuto riconoscere, questa volta potremmo essere stati noi.

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3 thoughts on “Porto Miggiano urla e canta, se i turchi siamo noi

  1. A Porto Miggiano, in due ore, 400 firme. piü quasi altrettante raccolte grazie ad una forma nuova di raccolta, ribattezzata 2.0 . Si scarica il modulo e dove si vuole, si organizza un banchetto, una cena, una grigliata, una serata con gli amici. Nessuno si …tira indietro. la rete è piü forte delle vodke omaggio dello speculatore di turno. E non teme le strumentalizzazioni di chi scambia il nome del comitato di chi protesta con l'oggetto della protesta stessa, che è contro la cementificazione selvaggia del territorio in genere,non solo della zona denominata porto miggiano, ormai devastata dalle costruzioni ridicole e da un'illuminazione piú simile a quella di un'aeroporto che a quella di un luogo di vacanza.

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