Il film di Lattuada che nel 1974 aveva già previsto lo scempio di Porto Miggiano

“Una manica di cretini, ecco che cosa siete. […] Una manica di cretini, di ciechi, di sordi. […] Questo è come l’oro del Sudafrica, il carbone della Russia, il petrolio del Texas. Mi dovreste ringraziare, mi dovreste. […] Lasciate che al Nord si rompano le corna con le fabbriche, gli scioperi, il petrolio (che non c’è). Tutta l’Europa deve venire qui a ubriacarsi di sole vero, di vino genuino, di mare pulito, parola di Mazzacolli”.

Qui finisce l’unico dialogo tratto da “Le farò da padre” (film del 1974, diretto da Alberto Lattuada, lo scopritore di Fellini) che un salentino di oggi possa rivedere senza che gli pianga il cuore. E’ un giovane Gigi Proietti che vi parla, interpretando benissimo il ruolo dello squallido avvocato romano traffichino e carrierista, disposto a tutto pur di sfruttare un brano di paesaggio meridionale, appena scoperto. Il fatto è che l’attore pronuncia le battute che abbiamo appena riportato nientemeno che sullo sfondo della stupenda baia di Porto Miggiano, ancora del tutto incontaminata (perfino dai lavori di ristrutturazione del porto stesso). Il secondo fatto è che l’attività del protagonista della pellicola doveva essere considerata troppo losca per non richiedere, da parte degli sceneggiatori, un’ambientazione quantomeno sicula. A fronte di una pellicola impressionata, invece, proprio dalle nostre coste salentine.

Il terzo fatto è che – sedetevi, se leggete questo articolo in posizione eretta – la conversazione fra l’avvocato Mazzancolli e la sua guida, purtroppo, continua.

“150 singole, 100 doppie, 50 appartementi, darsena, porticciolo, vela, escursioni, sci d’acqua, piscine, campi da tennis, campi sportivi, saune, mini-zoo, mini-safari”. “E dove la trovo io la cubatura per tutta questa roba?” “O mi fa diventare intensivo questo o espropriamo quello”. “Ma avvocato Mazzacolli, e come si faci? Quidda è zona agricola, Dio benedettu!” “Caro Di Corato, lo tocco io, io che pago in contanti”. E la Jaguar del Mazzacolli riparte, con lieve problema di continuità, attraversando di gran carriera il ponte del Ciolo.

Quando abbiamo scoperto il video dalla bacheca Facebook dell’attentissimo Simone Gennaccari (autore dell’attualissimo “taglio” al film di Lattuada), quasi non volevamo credere ai nostri occhi e alle nostre orecchie. E, invece, è tutto vero. Il meglio dei nostri anni ‘70 cinematografici, senza volerlo ma forse sapendolo benissimo, hanno sceneggiato una parte del palinsensto del nostro triste presente. Come si dice: quando la realtà supera l’immaginazione ed è la vita – almeno quella degli imprenditori del dark side (per restare in tema con quegli anni) del nostro turismo – che imita l’arte.

Chissà se Gigi Proietti, che era nel Salento giusto una settimana fa, per uno spettacolo a Otranto, passando dalle parti di Porto Miggiano non avrà riconosciuto la location di quel suo film dimenticato, ma ora più che mai incancellabile. Chissà se la proiezione del film nel centro di Santa Cesarea, che i commentatori della bacheca di Simone chiedono a gran voce, si farà mai. Intanto, ecco qui sotto, il minuto e 34 secondi di dolore che uno ha.

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