Porto Miggiano: lu sule, lu mare, lu cementu

E’ stata una manifestazione di protesta composta e dignitosa, quella organizzata ieri a Porto Miggiano da Forum Ambiente Salute e Associazione Nuova Messapia. Dignitosa quanto può esserlo una manifestazione di protesta contro un mostro ecologico che si svolge a pochi metri da un mostro ecologico che, nel frattempo, ospita trenini.Un sit-in da 200 e più partecipanti contro l’operazione quasi retrò, quasi nostalgica e anni ‘80 (come lo sono le colonne sonore che dominano gli happening che vi si celebrano) della costruzione, previa cementificazione, dell’enorme Augustus Resort, con annesso Diciannove, raccapricciante location per aperitivi musicali.

I momenti di massima insofferenza, in effetti, in una manifestazione per altri versi fattiva e concretissima (come sentirete nei video), si sono conosciuti quando dall’Augustus è partita un’intensa sessione di Maracaibo, canzone simbolo del menefreghismo mondano italico. Vero e unico inno nazionale della volontà di potenza della società treninofila nostrana. In effetti, da sotto la torre d’avvistamento di Porto Miggiano e da quella sorta di ambasciata delle falde del Kilimangiaro cazzaro e inquinante, rappresentata dall’Augustus Resort, ieri due mondi si guardavano in cagnesco. E’ questo l’elemento che forse rende più eloquente Alessandro Rizzo, inventore dell’Avamposto, l’incarnazione precedente della vita notturna a Porto Miggiano.

“Mi hanno fatto chiudere un bar fatto di assi di legno che faceva il giro del mondo, per le recensioni entusiastiche che riceveva. Per fare posto a un mostro tante volte più grande e che comunque occupa un altro settore della scogliera. E’ così, ipocritamente, che la politica tutela il nostro territorio”.

Ma non si è mica fermato qui, Rizzo. Ha letteralmente rubato il microfono (che non c’era) al responsabile di Nuova Messapia, che si era prodotto in un timido discorso introduttivo.

Sandro ha cominciato una requisitoria senza precedenti tanto nei confronti della classe politica (ieri rappresentata solo da Roberta Culiersi, del Partito Repubblicano Italiano), quanto contro i suoi concittadini.

“Siamo tutti un’armata Brancaleone se questa manifestazione non è un preludio a nuove iniziative ferme, pacifiche ma serie. Quello che chiedo a tutti voi è un esposto. Ma un esposto fatto bene. In confronto a questo, signori miei, Punta Perotti non è niente. Ho lasciato 3 lavori per inventarmi il Baretto. Qui, se sposti una pietra ti fanno un culo così. Qua erano tutti d’accordo e, in più, avevano anche i soldi. Servono soldi. Servono soldi seri per prendere un avvocato serio. Siamo piccoli atomi che hanno bisogno di energia. L’idealismo è già energia, ma non basta. Noi abbiamo i valori dei nostri nonni e li cantiamo alla Notte della Taranta. Questi, che vedete qua intorno, sono i controvalori. È inutile cantare l’amore per la nostra terra alla Taranta se poi ci facciamo fare queste cose. L’idealismo va un minimo concretizzato, signori. Manco lu Gabibbo basta. Io dico: mettiamo 5 euro ciascuno, moltiplicati per tutti quelli che vanno alla Taranta, e paghiamocelo questo avvocato. Ci sono valori di questa terra che sono esportabili a Pechino [bestemmia di piccolo tenore]. Un anno ho aperto il 6 agosto perché dovevo battere le tavole con i martelli di gomma. Questi hanno fatto un casino che avrebbero svegliato lo Zoosafari”.

Anche ieri sera, sullo sfondo delle urla consapevoli di Rizzo e dei trenini inconscienti degli invitati all’inaugurazione del Diciannove, il mare di Santa Cesarea sembrava abbastanza in forma da non meritarsi quattro piscine a di acqua salata, con tanto di scogli riportati, a pochi metri dalla riva. Un’ultima considerazione: non si corra il rischio di storcere il naso davanti al protagonismo assoluto di un comunicatore nato come Sandro Rizzo, ieri al suo battesimo del fuoco mediatico. Rizzo non è affatto solo un imprenditore legato dal business alla terra per cui è disposto a fare dei sit-in. Il fatto che lui fosse l’unico fra i manifestanti di ieri ad avere degli interessi in ballo, a Porto Miggiano, deve essere preso come un simbolo di tutti i nostri interessi collettivi. Perché i suoi sogni di piccola economia del turismo sostenibile, erano realizzati con grandi soddisfazioni per anni non a partire dallo sfruttamento, ma dall’adattamento alle caratteristiche della sua terra. Proprio come ha spiegato meglio di chiunque altro ieri sera.

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