Università, i sindacati guardano al dopo Laforgia

Dopo l’approvazione dello Statuto da parte del Senato Accademico, la tensione all’interno dell’Università del Salento è alle stelle e tra rettore e sindacati è ormai guerra aperta.
Lo dimostra un durissimo documento diffuso oggi Fli Cgil, Uil/Rua e Snals, con cui si denuncia “l’ostinata antidemocraticità” di Laforgia e in cui si auspicano tempi migliori per il futuro. Non solo.
I sindacati indicano tutta una serie di pasticci procedurali – errori di forma e di sostanza – che potrebbero, se rilevati dagli organi competenti, azzerare l’intero iter del documento, nonostante adesso sia al vaglio del Ministero.
Mai i rapporti tra amministrazione centrale e sigle sindacali non erano mai stati così bassi e mai nessun rettore aveva fatto gridare all’autoritarismo antidemocratico come sta accadendo per Laforgia. ll quale, però, alla parola “autoritario” preferisce “autorevole” e la parola “antidemocratico” la sostituirebbe volentieri con “decisionismo”. Quindi, come ogni buon manager, un autorevole decisionista. Ma c’è ancora chi pensa che l’Università non sia propriamente un’azienda.
Di seguito il documento diffuso delle sigle sinadacali Fli Cgil, Uil/Rua e Snals

 

Lo Statuto dell’Università del Salento è stato approvato dal Senato Accademico ed ora sarà sottoposto al vaglio del Ministero.
Purtroppo si tratta di uno Statuto voluto pervicacemente dal Rettore dell’Ateneo, il quale, dopo aver sostenuto per mesi che le eventuali modifiche dovessero necessariamente essere recepite dalla Commissione appositamente costituita, ha finalmente accettato l’esatta interpretazione della legge consentendo al Senato Accademico di esplicare le proprie prerogative.
In questo modo, però, è stato impedito che si apportassero i necessari miglioramenti che la Commissione – costituita ad immagine e somiglianza del Rettore, che pur aveva esaurito il suo mandato – ha caparbiamente rigettato.
Ma non è solo questo l’unico “pasticcio” procedurale.
In realtà il Senato Accademico ha apportato modifiche sostanziali, come per esempio quella sulla composizione del futuro Senato Accademico ed ha approvato uno Statuto diverso, senza acquisire il parere favorevole del Consiglio di amministrazione sulla nuova Bozza emendata, come prescritto dalla legge. Parimenti, non sono stati acquisiti neanche i pareri del Consiglio degli Studenti, della Consulta del personale Tecnico-amministrativo e del Comitato Pari Opportunità che si sono espressi solo sulla prima bozza, successivamente sostanzialmente rimaneggiata dalla Commissione e dallo stesso Senato.
Lo stesso Consiglio di amministrazione, che è organo competente – in quanto senza il suo parere favorevole lo Statuto non avrebbe potuto mai essere approvato dal Senato accademico – non ha deliberato il parere a maggioranza assoluta dei componenti così come prescritto dalla legge.
Questi vizi procedurali mettono in serio pericolo il percorso del nuovo Statuto.
A questi si aggiungono i possibili vizi di legittimità contenuti nelle norme statutarie, come per esempio:
1) la discriminazione anticostituzionale, nei confronti di coloro che ricoprono incarichi dirigenziali nei partiti politici o nei sindacati, o che hanno avuto con gli stessi rapporti di consulenza, ai quali è preclusa la possibilità di far parte dell’elettorato passivo degli organi di Governo dell’Ateneo;
2) l’attribuzione di funzioni alle Facoltà anziché ai Dipartimenti come prescritto dalla Legge;
3) il mancato rispetto del principio di proporzionalità nella previsione delle stesse Facoltà;
4) la mancata previsione di clausole a salvaguardia della parità di genere negli Organi Accademici. E altro ancora.

Ma oltre tutto ciò, vi sono molti aspetti di questo Statuto che non sono condivisi da gran parte della comunità universitaria
E’ una bozza fortemente autoritaria che emargina il personale T/A, gli studenti, i lettori ed i precari, e non prevede istituti di partecipazione democratica; che accentra tutti i poteri nelle mani del Rettore; che potrebbe creare conflitti fra i docenti dello stesso Settore Scientifico Disciplinare; che rischia di limitare la ricerca dal punto di vista della multidisciplinarietà; che crea conflitti di competenze e confusione; che sconfina su materie non di competenza – come l’istituzione di nuove figure professionali, quella del Manager didattico, non previste dall’Ordinamento.
Tutto ciò spiega come mai nel CdA non vi sia stata la maggioranza assoluta dei componenti che abbia espresso parere favorevole o nel Senato Accademico solo una maggioranza risicata e come mai la Bozza di Statuto sia stata bocciata dal Consiglio degli studenti, dal Comitato Pari opportunità e dalla Consulta del Personale Tecnico-amministrativo.
Questo Statuto è il prodotto di una gestione dell’Università che non è democratica e partecipata bensì autoritaria e reazionaria.
Ora l’unica alternativa possibile è che lo stesso Statuto venga rigettato dagli Organi di controllo. In caso contrario, dovremo aspettare che l’attuale Rettore, caratterizzatosi quale unico esempio di profonda e ostinata antidemocraticità nella storia della nostra Università, termini il suo mandato, prorogato dalla Gelmini, e si possa incominciare una migliore stagione, con un nuovo Rettore più sensibile, più capace e più disponibile, si auspica, alla partecipazione ed alla condivisione.

Lecce, 29 luglio 2011

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